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La gestione dei flussi migratori tra l'Unione Europea e il Maghreb (1995-2006)

Nell’ultimo decennio l’Unione Europea ha progressivamente cercato negli stati nordafricani un partner con cui affrontare la pressione migratoria che insiste sulla sua frontiera meridionale. Le proporzioni assunte dal fenomeno, le nuove minacce che il mondo ha conosciuto e il cambiamento degli stessi modelli migratori intra-africani, hanno costretto tutti gli attori politici coinvolti ad uscire dalla logica unilaterale su cui il dialogo euro mediterraneo è stato impostato nel 1995 e a riconsiderarne priorità e strategie.
Questo lavoro si propone di ripercorrere le tappe della genesi di tale partenariato, alla luce dei principi che lo hanno ispirato e dello spazio crescente che ha trovato nell’elaborazione di una politica europea sull’immigrazione. Al fine di mantenere un approccio bilaterale al problema, non è stato trascurato il contesto politico ed economico della regione maghrebina nel suo insieme, in cui, al contrario, si rintracciano le cause profonde dei movimenti migratori dal Nord Africa e la ratio delle risposte legislative che ne sono conseguite. La Tunisia è stata scelta come caso studio per osservare più da vicino le determinanti delle migrazioni in entrata ed in uscita dal paese, la relativa normativa nazionale e le iniziative bilaterali e multilaterali che ha implementato con l’Europa. Fanno da sfondo i macro-eventi che hanno caratterizzato il decennio considerato: nella fattispecie, l’emersione del problema “Sicurezza” in Europa e nel Maghreb dopo l’11 settembre 2001 e la transizione dei paesi maghrebini stessi a paesi di destinazione e transito dei flussi intra-africani [..]

Il desiderio profondo che ha ispirato questo lavoro è, comunque, quello di andare oltre la sola prospettiva europea, comprendere cosa determina nelle società nordafricane il progetto migratorio e focalizzare gli interessi - economici quanto diplomatici - che convergono a determinare le scelte politiche dei governi maghrebini. Su tali intenti si articola la seconda parte, dedicata interamente a fornire un ritratto del Maghreb come tradizionale bacino di emigrazione e meta recente delle migrazioni intra-africane. Tra le persistenti asimmetrie economiche e i riflessi di un diffuso autoritarismo politico si sono rintracciati i fattori di attrazione e impulso dei movimenti migratori in entrata e in uscita da quest’area del Mediterraneo che, benché protagonista di soddisfacenti performance di crescita, non riesce ancora a sfruttare a pieno il suo potenziale economico. Il fenomeno delle migrazioni sub-sahariane in transito verso l’Europa è stato quindi osservato in tutte le sue varianti , poiché in esse risiedono tanto le cause e gli effetti delle normative nordafricane ed europee che regolamentano le entrate legali, quanto le ragioni di una crescente mobilità illegale verso il Maghreb e l’Europa. A questo proposito, doveroso è stato seguire brevemente le tappe della diaspora clandestina che, dalle frontiere meridionali maghrebine fino a quelle europee, incontra gli interessi delle organizzazioni criminali e i metodi di contrasto e respingimento previsti dai paesi dell’Europa mediterranea e, da qualche anno, implementati anche dalle normative dei tre paesi nordafricani e dalla prassi libica.
Per quanto le caratteristiche geografiche, la prossimità all’Europa, la tradizione coloniale, le dimensioni dei mercati e l’interesse comune a preservare l’occupazione nazionale abbiano consentito di fornire un panorama unitario della regione Maghreb, è stato indispensabile soffermare questo studio sulla Tunisia di Ben Ali, il paese che più rispecchia l’impatto che la liberalizzazione economica avvenuta a spese del pluralismo politico sta generando sui movimenti migratori. Di estremo interesse risultano quindi i nessi che sussistono, da una parte, tra l’esposizione al fenomeno dell’immigrazione dal Sud e la normativa sulla migrazione attualmente vigente in Tunisia, e dall’altra, tra la risorsa rappresentata dalle rimesse dei migranti e le politiche che incentivano l’emigrazione legale. L’analisi di queste facce di uno stesso fenomeno pongono degli interrogativi: esistono, e fino a che punto, interessi comuni ad una gestione congiunta delle migrazioni trans-sahariane e trans-mediterranee? Quali sono i limiti, e quali, i potenziali correttivi delle normative vigenti? Come devono agire i vicini nordafricani e gli stati dell’ Europa meridionale per affrontare la diaspora africana nel rispetto del diritto internazionale e dell’auspicio, tutto europeo, di ripensare i fenomeni migratori in maniera “circolare”?

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INTRODUZIONE Nell’ultimo decennio l’Unione Europea ha progressivamente cercato negli stati nordafricani un partner con cui affrontare la pressione migratoria che insiste sulla sua frontiera meridionale. Le proporzioni assunte dal fenomeno, le nuove minacce che il mondo ha conosciuto e il cambiamento degli stessi modelli migratori intra-africani, hanno costretto tutti gli attori politici coinvolti ad uscire dalla logica unilaterale su cui il dialogo euro mediterraneo è stato impostato e a riconsiderarne priorità e strategie. Questo lavoro si propone di ripercorrere le tappe della genesi di tale partenariato, alla luce dei principi che lo hanno ispirato e dello spazio crescente che ha trovato nell’elaborazione di una politica europea sull’immigrazione. Al fine di mantenere un approccio bilaterale al problema, non si trascurerà il contesto politico ed economico della regione maghrebina nel suo insieme, ricercando in esso le cause profonde dei movimenti migratori dal Nord Africa e le risposte legislative che ne sono conseguite. La Tunisia è stata scelta come caso studio per osservare più da vicino le determinanti delle migrazioni in entrata ed in uscita dal paese, la relativa normativa nazionale e le iniziative bilaterali e multilaterali che ha implementato con l’Europa. Fanno da sfondo i macro-eventi che hanno caratterizzato il decennio considerato: nella fattispecie, l’emersione del problema sicurezza in Europa e nel Maghreb dopo l’11 settembre 2001 e la transizione dei paesi maghrebini stessi a paesi di destinazione e transito dei flussi intra-africani. La prima parte di questa analisi mira a ricostruire le modalità con cui, dal Processo di Barcellona in poi, la materia immigrazione è entrata nelle relazioni esterne dell’Unione Europea, prima e dopo la sua tardiva “comunitarizzazione”. Si intende evidenziare come il problema della gestione dei flussi abbia assunto rilevanza nei rapporti euro-mediterranei di 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Federica Tomassoni Contatta »

Composta da 147 pagine.

 

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