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La Fiat Sata. Aspetti organizzativi ed analisi effetti. ''Cosa ha portato alla rottura del consenso nei '21 giorni' e cos'è ancora rimasto''.

Il clamore suscitato, dalla protesta operia dei "21 giorni", era anche frutto di una contraddizione in termini di quella fabbrica: come può una fabbrica fondata sul consenso e sulla partecipazione operaia arrivare ad esplodere così, come può una fabbrica incentrata sulla crescita comunitaria ed intellettuale, creare un tale clima di conflitto?
La tesi si basa su due rilevazioni tramite questionario.
La rilevazione è stata effettuata tramite l’utilizzo di un questionario strutturato, principalmente dovuto al numero elevato del campione individuato, questionario in cui si cerca di individuare quali sono i meccanismi critici che non hanno permesso il reale attivarsi del consenso e del conseguente conflitto. Una seconda rilevazione è seguita dopo quasi un anno, per approfondire una criticità delle tante rilevate, cioè quella della fatica fisica, con una particolare attenzione al rischio sulla salute che la metrica e l’organizzazione del lavoro contribuiscono ad accentuare. La seconda rilevazione è stata realizzata con un questionario preso in prestito dalla letteratura della medicina del lavoro, la check-list OCRA.
Ne esce fuori una serie di criticità che fanno riferimento alla vecchia logica taylorista di gestione del lavoro, inserita però in un involucro nuovo. Rispetto alla fatica e al rischio sulla salute in Sata, questo lavoro inizia ad indagare il fenomeno in superficie visto che nessun autore, oltre ad affermare un problema con le velocità o i ritmi più duri, ha mai inteso occuparsene.

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Introduzione La Sata a Melfi è stata la realtà industriale forse più studiata di tutte le altre, di sicuro quella più studiata nell’arco di tempo più breve. Letture d’esaltazione e letture critiche si sono prodotte intorno a quella fabbrica, ma fino agli inizi del 2000, l’impressione prevalente era che quella fabbrica fosse realmente riuscita a far cambiare radicalmente tutti i parametri, fino a un decennio prima conosciuti e prevalenti. Poi venne il fulmine a ciel sereno, dal 17 Aprile al 9 maggio del 2004 scoppiò inaspettatamente, agli occhi anche degli osservatori più attenti, la lotta dei “21giorni”. Una lotta con un carico tale di conflitto, proporzionale solo al grande consenso che tutti gli autori avevano fin li conferito a quella realtà di fabbrica, una specie di azione reazione di un agente chimico. Tale enfasi nella descrizione è data dal fatto che quella protesta aveva assunto connotati di grande adesione di massa quasi immediata, non era una lotta di resistenza ma di avanzamento. Una lotta che non nasceva da qualche programmazione sindacale, infatti, un paio di anni prima gli operai della Fiat erano stati impegnati in una lotta di resistenza contro la chiusura delle proprie fabbriche, come tante avevano attraversato gli anni ’90, portando a casa una redistribuzione della produzione e la cassa integrazione, ma Melfi non fu nemmeno sfiorata da tali provvedimenti. Quei giorni invece gli operai bloccarono la fabbrica per rimettere in discussione quasi tutta la gestione, reclamarono dai tempi al salario, dal clima sociale all’organizzazione del lavoro. Quella mobilitazione parlò molto delle cose dette 4

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Dario Fontana Contatta »

Composta da 242 pagine.

 

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