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Il principio di Parmenide nel dibattito tra Bontadini e Severino

La tesi si occupa del dibattito tra Bontadini e Severino a seguito della pubblicazione, da pare di Emanuele Severino, dell'articolo Ritornare a Parmenide, nel quale si enuclea il motivo centrale del filosofo bresciano, ossia il nichilismo di tutto il pensiero occidentale da Platone in poi, o meglio, dalla "vittoria" conseguita da quest'ultimo contro Parmenide, l'affermatore dell'eternità dell'essere. Se tutto il pensiero dell'Occidente è nichilista, massimamente lo sarà dunque la metafisica stessa, conclusione che non poteva essere accettata, evidentemente, dal metafisico Bontadini,
di qui il dibattito sulle pagine de La rivista di filosofia neoscolastica. La tesi dapprima riassume il pensiero di Bontadini attraverso una breve disamina dei libri da lui scritti,
quindi passa ad un'esame del pensiero di Severino, ed infine analizza il dibattito tra i due filosofi, analiticamente, pervenendo alla conclusione che la posizione dell'autore di Ritornare a Parmenide risulta più coerente, sostanzialmente,rispetto al metafisico Bontadini, ossia che le "accuse" di nichilismo rivolte da Severino alla metafisica non vengono controbattute con argomenti nuovi ma con una riproposizione pura e semplice della validità della metafisica classica, non rendendo ragione, così, delle contraddizioni proprie del pensiero metafisico. Infine, l'autore della tesi ripropone anch'egli la validità della metafisica stessa, ma accettando le critiche di Severino al pensiero occidentale - il nichilismo della concezione dell'essere che è solo "quando" è -, proponendo una personale posizione metafisica che sfrutta proprio il pensiero di Emanuele Severino.

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INTRODUZIONE Questa tesi ha come obiettivo la comprensione e la spiegazione d’un enunciato importante della filosofia neoscolastica contemporanea, cioè il principio di Parmenide, enucleato per la prima volta da Gustavo Bontadini (1903-1990). Sinteticamente espresso, questo enunciato asserisce che l’essere non può originariamente essere limitato dal non-essere, altrimenti questo non-essere avrebbe assurdamente una valenza positiva, equiparabile a quella dell’essere stesso; per cui l’essere originario deve essere indiveniente del tutto, cioè non affetto in nessun modo dal sensibile, giacchè il sensibile vuol dire proprio essere e non-essere, vale a dire non essere più questo essere ma essere divenuto altro essere. Per esaminare in tutte le sue valenze l’asserto in questione, verrà preso in esame un enunciato teoreticamente contrapposto al Principio di Parmenide, e che però si rifà proprio al pensiero dell’Eleate preso nella sua originaria valenza: l’essere è e non può non essere, cioè ogni e qualsiasi ente è sempre e da sempre, poiché il divenire dell’ente starebbe a significare che prima l’ente non è e poi non sarà più, venendo ad identificare l’essere col nulla; questa identificazione, dopo la dimenticanza dell’originario significato del pensiero parmenideo, sarebbe propria di tutta quanta la filosofia occidentale sino ad oggi (quindi anche della neoscolastica, quindi anche di Bontadini). L’enunciato che si oppone al Principio di Parmenide appartiene al pensiero di Emanuele Severino (1929, -), apparso per la prima volta in un famoso articolo del 1964, ed in quelle pagine veniva chiamato in corsa Bontadini quale assertore della metafisica e la metafisica, per Severino, ha alla base un’ontologia dell’assurdo: essa identifica l’essere col non-essere, in quanto considera l’essere come diveniente. Qui nasce il dibattito tra i due filosofi, che alla metà degli anni ’60 del secolo scorso si trovavano ad essere colleghi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ettore Demicheli Contatta »

Composta da 180 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.