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La ''ricostruzione del nemico'' nella politica estera americana degli anni Settanta

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Dian
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Tiziano Bonazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

La politica estera proposta da Kissinger si presentava come un'alternativa al Containment . La realpolitik doveva costruire un consenso alternativo a quello del Cold War Liberalism. La politica estera di Nixon e Kissinger avevano bisogno di decostruire l'immagine dell'URSS presente nell'immaginario americano fino a quel momento, quello della potenza cui aggressività e totalitarismo erano inseparabili. Nel 1977 il neo-eletto Presidente Carter, durante la visita alla Notre Dame University, invitava gli americani a superare la loro “inordinate fear” nei confronti dell’Unione Sovietica. Negli Stati Uniti però l’immagine del nemico sovietico cambiò profondamente dai primi anni ’70 ai primi anni ’80.
Nel 1983 Reagan pronuncia il celebre “Empire of Evil Speech” in cui la ex potenza di status quo è diventata “the focus of Evil in the modern world”.
Come avvenne questo radicale cambiamento nella percezione degli americani? Ipotizzando che questo non dipenda completamente dall’invasione dell’Afghanistan. l’attenzione si dovrà spostare su un cambiamento “endogeno”, proveniente dall’interno, in grado di alterare la percezione generale verso una crescente inflazione delle minacce.
La decostruzione dell’immagine dell’Unione Sovietica come potenza totalitaria e aggressiva, promossa nel periodo nixoniano era funzionale alla strategia di distensione. Dal 1974-75 questa tendenza inizia ad invertirsi. Da questo periodo in avanti guadagna sempre più rilievo politico la coalizione dei Cold Warriors che si oppongono alla distensione. I fattori di rinnovata conflittualità furono amplificati e sfruttati per alterare la percezione di pericolo esterno e per restituire alla politica estera una marcata impronta ideologica. In quel periodo ebbe luogo una generale polarizzazione delle posizioni che rese più difficile il mantenimento del consenso per la strategia della Distensione. In questo elaborato ho cercato di descrivere il ruolo di alcuni dei protagonisti del dibattito sulla politica estera in quegli anni, in merito alla questione legata alla nuova ideologizzazione del conflitto bipolare: innanzitutto, il Committee on Prensent Danger. L’esperienza politica del CPD fu pesantemente condizionata dalla “vicenda del Team B”. Nel 1976, il direttore della CIA George Bush assegnò ad un gruppo di esperti l’incarico di realizzare una valutazione alternativa della strategia politico-militare sovietica, che doveva essere confrontato con il National Intelligence Estimate on Soviet Union prodotto, come ogni anno, dalla CIA.
Ho cercato di comparare la svolta del 1950 con il NSC 68 con la ri-militarizzazione del Containment proposta dal CPD e poi attuata da Reagan, tentando di scorgere constanti e elementi distintivi. Ad esempio il NIE 3-11/76 (cioè, il Rapporto del Team B) richiama molti degli elementi sia politici sia ideologici del NSC-68, quasi che gli autori del secondo si siano ispirati al primo (l’autore principale di entrambi è Paul Nitze). Questo confronto sui due momenti di cesura, il 1950 con l’affermazione delle posizioni di Achenson e Nitze su quella di Kennan e sulla rinnovata ostilità che segnò la fine della Distensione, può indurre, in chiusura, ad allargare la riflessione su quella che Stanley Hoffmann definisce New Orthodoxy, ovvero la riproposizione di canoni prescrittivi e descrittivi della prima guerra fredda.

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6 INTRODUZIONE. La politica estera proposta da Kissinger si presentava come un’alternativa al Containment, considerato esaurito politicamente e strategicamente . La realpolitik doveva costruire un consenso alternativo a quello del Cold War Liberalism che, a causa della guerra del Vietnam, si era definitivamente dissolto. Sotto il profilo ideale, la politica estera di Nixon e Kissinger avevano bisogno di decostruire l’immagine dell’URSS presente nell’immaginario americano fino a quel momento, quello della potenza cui aggressivit e to talitarismo erano inseparabili, che non poteva convivere con gli Stati Uniti proprio per la sua natura anti-democratica ed espansionista ( nessun sistema Ł cos irreconciliabile con il nostro... scriveva Arthur Schlesinger in Vital Center nel 1949). Il grand design kissingeriano ha bisogno di costruire un’immagine del tutto diversa, funzionale alla sua concezione realistica e geopolitica degli affari internazionali. L’Unione Sovietica non Ł piø una potenza rivoluzionaria, ma una potenza di status quo, che pu contribuire ad attribuire al sistema intern azionale stabilit e legittimit , contribuendo a perpetuare l’equilibrio internazionale. La nuova realpolitik si basa su una ridefinizione dell’interesse nazionale e rifiuta l’eredit del wilsoniana che aveva caratterizzato il background della politica estera dopo Roosevelt e Truman. Nel 1974, Kissinger affermava al Senato che era necessario realizzare una partnership costruttiva con l Unione Sovietica , sostenendo una serie di imperativi di coesistenza , con una potenza che non era piø rivoluzionaria, ma uno dei pilastri su cui doveva reggersi lo status quo. Nel 1977 il neo-eletto Presidente Carter, durante la visita alla Notre Dame University, invitava gli americani a superare la loro inordinate fear nei confronti dell Unione Sovietica. Negli Stati Uniti per l immagine del ne mico sovietico cambi profondamente dai primi anni 70 ai primi anni 80. Nel 1983 Reagan pronuncia il celebre Empire of Evil Speech in cui la ex potenza di status quo Ł diventata the focus of Evil in the modern world .

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