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"Nancy Drew and the Clue Crew": un esempio di traduzione per l'infanzia

Informazioni tesi

  Autore: Laura Trillini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Libera Università degli Studi San Pio V di Roma
  Facoltà: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Corso: Traduzione letteraria e traduzione tecnico-scientifica
  Relatore: Vittoria Lo Faro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

Questo lavoro nasce dalla mia curiosità nei confronti della letteratura per l’infanzia e in particolare per la traduzione di questo tipo di letteratura. Solamente durante lo scorso secolo, la letteratura per l’infanzia ha cominciato a essere considerata un genere letterario e, in quanto tale, a essere sottoposta a studi e ad analisi critico-letterarie, talvolta anche pedagogiche, probabilmente perché è cambiata anche la considerazione che gli adulti hanno dei bambini: non appartenenti a un mondo diverso, bensì, semplicemente, piccoli esseri umani, dotati quindi della stessa intelligenza degli adulti, ma con un’esperienza del mondo e della vita soltanto più limitata; d’altronde, tutti gli adulti sono stati dei bambini. Ho acquisito piena coscienza di queste affermazioni da quando ho iniziato a lavorare in una scuola elementare nel 2004: sono un’operatrice del prescuola, un servizio offerto da una cooperativa sociale a varie scuole elementari di Roma per quei genitori che hanno l'esigenza di accompagnare i propri figli a scuola prima dell’inizio delle lezioni. Il mio lavoro, pertanto, consiste nell’occuparmi di questi bambini dai 6 ai 10 anni dalle 7:30 alle 8:30, proponendo loro attività ludico-educative, ma lasciandoli anche liberi di dedicarsi ad altro. In questi anni, ho capito che per comunicare con loro non bisogna adottare un linguaggio infantile, nel senso dispregiativo del termine, ma un linguaggio chiaro e semplice, che si riferisca al mondo che loro conoscono.
In quanto studentessa di traduzione, il primo quesito che mi sono posta è se gli adulti si preoccupino di conoscere e di rispettare questo linguaggio e quali siano le reazioni dei bambini quando leggono qualcosa scritto esplicitamente per loro da un adulto. Benedetto Croce definiva la letteratura per l’infanzia un prodotto pedagogico, tale cioè da potersi rivolgere solo al bambino, pertanto con un linguaggio privo di quella dignità letteraria che solo il linguaggio estetico degli adulti può possedere. Ma allora perché le fiabe, i racconti di avventura, gli horror e i fantasy piacciono anche agli adulti? Probabilmente perché contengono degli elementi universali, rispondono a delle necessità che sono proprie dell’essere umano in generale: il bisogno di raccontare e di ascoltare delle storie, vere o inventate che siano; il bisogno di riuscire a trovare una risposta ai grandi interrogativi esistenziali della vita; il bisogno di fuggire da una realtà che spesso sembra più assurda della fantasia, come sostiene J.R.R. Tolkien in Albero e foglia, il suo saggio sulle fiabe; o semplicemente l’attrazione per i simbolismi che solo una mente adulta può cogliere: nella ricerca di un tesoro, il bambino è attratto dalle avventure che il protagonista affronta, mentre un adulto riesce a identificare i mostri e le foreste incantate con le difficoltà che caratterizzano la vita umana.
Nel corso della mia carriera universitaria, ho studiato la letteratura per l’infanzia, ma, a differenza delle altre letterature, non ci è mai stata proposta la traduzione di testi del genere. Pertanto, ho deciso di affrontare l’argomento per questo lavoro e ho scelto un genere molto diffuso anche fra gli adulti, ma comunque considerato di seconda categoria: il giallo; ovviamente, nel testo preso in esame, essendo per bambini, non ci sono né armi né assassini, ma solo tre bambine che ritrovano cose, persone o animali misteriosamente scomparsi. Inoltre, ho scelto la letteratura per l’infanzia come oggetto della mia tesi di laurea anche per dare un ulteriore contributo, seppure umile, alla corrente di scrittori, studiosi ed esperti in generale a cui non piacciono le etichettature, perché, sebbene utili, non riescono a classificare una realtà editoriale così eterogenea e in continua evoluzione, e che sostengono l’importanza della letteratura per l’infanzia, finalizzata non solo all’educazione delle generazioni future, bensì anche alla loro formazione in quanto persone.
Il presente lavoro si articolerà, pertanto, in cinque capitoli. Nel primo, viene presentata la serie a cui appartiene il testo in inglese preso in esame, Nancy Drew: la storia della serie (dagli anni ’30 fino ai giorni nostri), gli autori, i personaggi e i vari cambiamenti che hanno subito nel corso degli anni, le serie televisive, i film e i videogiochi ispirati alla protagonista. Nel secondo, vengono esaminate le teorie e i diversi approcci riguardanti la traduzione della letteratura per l’infanzia; nel terzo, sono riportati il testo in inglese preso in esame e la traduzione in italiano; nel quarto, vengono spiegate e motivate le scelte traduttive; nel quinto, infine, viene presentato il gruppo di bambini che ha partecipato al lavoro, le loro osservazioni sul linguaggio del testo in italiano e le eventuali modifiche apportate alla traduzione.

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INTRODUZIONE Questo lavoro nasce dalla mia curiosità nei confronti della letteratura per l’infanzia e in particolare per la traduzione di questo tipo di letteratura. Solamente durante lo scorso secolo, la letteratura per l’infanzia ha cominciato a essere considerata un genere letterario e, in quanto tale, a essere sottoposta a studi e ad analisi critico-letterarie, talvolta anche pedagogiche. La considerazione che gli adulti hanno dei bambini è cambiata: non più esseri appartenenti a un mondo diverso, bensì esseri umani solo più piccoli, dotati quindi della stessa intelligenza degli adulti, ma con un’esperienza del mondo e della vita soltanto più limitata. D’altronde, tutti gli adulti sono stati dei bambini. Ho acquisito piena coscienza di queste affermazioni 1 da quando ho iniziato a lavorare in una scuola elementare nel 2003: sono un’operatrice del pre-scuola, un servizio offerto da una cooperativa sociale a varie scuole elementari di Roma per quei genitori che hanno l'esigenza di accompagnare i propri figli a scuola prima dell’inizio delle lezioni. Il mio lavoro, pertanto, consiste nell’occuparmi di bambini dai 6 ai 10 anni dalle 7:30 alle 8:30, proponendo loro attività ludico-educative, ma lasciandoli anche liberi di dedicarsi ad altro. In questi anni, ho capito che per comunicare con i bambini non bisogna adottare un linguaggio infantile, nel senso dispregiativo del termine, ma un linguaggio chiaro e semplice, che si riferisca al mondo che loro conoscono. In quanto studentessa di traduzione, il primo quesito che mi sono posta è se gli adulti si preoccupino di conoscere e di rispettare questo linguaggio e quali siano le reazioni dei bambini quando leggono qualcosa scritto esplicitamente per loro da un adulto. Benedetto Croce definiva la letteratura per l’infanzia un prodotto pedagogico, tale cioè da potersi rivolgere solo al bambino, pertanto con un linguaggio privo di quella dignità letteraria che solo il linguaggio estetico degli adulti può possedere. Ma allora perché le fiabe, i racconti di avventura, gli horror e i fantasy piacciono anche agli adulti? Probabilmente perché contengono elementi universali, rispondono a necessità che sono proprie dell’essere umano in generale: il bisogno di raccontare e di ascoltare delle storie, vere o inventate che siano; il bisogno di riuscire a trovare una risposta ai grandi interrogativi esistenziali della vita; il bisogno di fuggire da una realtà che spesso sembra più assurda della fantasia, come sostiene J.R.R. Tolkien in Albero e foglia, il suo saggio sulle fiabe; o semplicemente il bisogno dei simbolismi che solo una mente adulta può cogliere: nella ricerca di un tesoro, il bambino è attratto dalle avventure che il protagonista affronta, mentre un adulto riesce a identificare i mostri e le foreste incantate con le difficoltà che caratterizzano la vita umana. Nel corso della mia carriera universitaria, ho studiato la letteratura per l’infanzia, ma, a differenza delle altre letterature, non ci è mai stata proposta la traduzione di testi del genere. Pertanto, ho deciso di affrontare l’argomento per questo lavoro e ho scelto un genere molto diffuso anche fra gli adulti, ma comunque considerato di seconda categoria: il giallo. Il racconto scelto appartiene a una serie americana che ha una lunga storia: nasce, infatti, negli anni ‘30 e arriva in Italia negli anni ‘70 grazie alla casa editrice Mondadori. La casa editrice Salani ha provato, poi, a rilanciare la serie negli anni ‘90, ma con scarso successo. Negli Stati Uniti, invece, continua a essere pubblicata ancora oggi, anche se alcune cose sono cambiate nel 1 Gianna Marrone, Storia e generi della letteratura per l’infanzia, Armando Editore 1

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