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Ai confini della giovinezza. Processi di crescita nella modernità liquida. Studio di un caso: happy hour

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Mentuccia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Media e Giornalismo
  Relatore: Silvia Pezzoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

La giovinezza non è un insieme omogeneo di caratteristiche e dogmi specifici, o meglio, non lo è più. I suoi confini si sono usurati, corrosi da una serie di forze e circostanze storico-culturali che hanno modificato nell’immaginario collettivo l’idea del giovane. Chi è oggi il giovane? Quali sono i mezzi percettivi e oggettivi attraverso i quali possiamo oggi chiamare qualcuno giovane? La risposta a questi quesiti è, in estrema sintesi, ciò che il sottoscritto ha tentato di fare con questo lavoro. I contenuti dei tre capitoli che lo costituiscono, rappresentano una sorta di “spostamento” dell’analisi, da una dimensione più generale e di contesto ad una più specifica e pratica, tesa ad esemplificare le teorie espresse. I primi due capitoli si muovono infatti in una direzione decisamente teorica, attraverso la quale ho cercato di sollevare ipotesi che sono state poi raccolte ed inserite all’interno di un caso specifico, una pratica sociale largamente riconosciuta come quella dell’aperitivo Happy Hour (terzo capitolo).
Nel primo capitolo - per avere un quadro generale su cui muovermi nei successivi capitoli - è stata mia intenzione cercare di spiegare tale cambiamento, andando a toccare vari ambiti sociali come uno zoom che, partendo da una larga inquadratura, ricerca il soggetto di una foto, e cioè i giovani e le loro abitudini. Questa prima parte consiste quindi in una sorta di descrizione generale delle caratteristiche della modernità, soprattutto considerando la perdita - o il progressivo sgretolamento - dei legami “spazio-temporali” che nella società tradizionale vincolavano gli uomini a valori, luoghi e abitudini tipiche di un contesto preciso, dal quale era difficile svincolarsi. I valori dello “spazio” e del “tempo” sono cambiati, impoveriti da forze globali che hanno posto sempre più attenzione alla “leggerezza” e alla “velocità”: un’“ubiquità” che ha reso difficile anche il più spontaneo dei rapporti umani. Il principale problema che sorge all’interno di questa società “liquida” (per riprendere una citazione baumiana) è costituito dalla perdita degli “ancoraggi esistenziali” (per citare Giddens) che “legano”, “solidificano” e rendono immutabili i valori su cui si permea l’identità di un individuo o di una comunità. Proprio per questo, il secondo capitolo è costituito da un incipit in cui si svelano i rapporti tra la nuova (odierna) società globale dei consumi e un Sé impoverito dei suoi riferimenti tradizionali. Si vedrà che il soggetto che vaga tra gli scaffali di un supermercato non è altro che un soggetto in cerca della sua intima personalità: qualcosa che lo protegga, tenendolo “ancorato” a credenze e stili, dalla sempre più globale “invasione” dell’“altro” nella propria località. Il locale e il globale si fondono, come in precedenza avevano fatto spazio e tempo, liberando l’uomo dalle regole e dai dogmi orientativi forniti da cultura e religione. È proprio alla luce di questo scarno e caotico ambiente sociale che viene da chiedersi: “Come cresceranno i giovani?”, ma soprattutto, con il perpetuo intrecciarsi di stili, culture e tradizioni “Chi è il giovane?”. La categoria “giovani”, o la “giovinezza” e le sue tematiche, cominciano a fare la loro comparsa proprio in questo capitolo - se vogliamo, quello più esplicativo per quanto riguarda le domande evocate in precedenza dal titolo -. I vari approcci giungeranno fino ai giorni nostri, confermando una perdita di potere della famiglia patriarcale nell’indirizzare il giovane all’età adulta; ruolo soppiantato, oltre che dalle istituzioni scolastiche, dal gruppo degli amici o da culture giovanili nate da manifestazioni di ribellione. Inoltre, si vedrà come le vecchie “soglie” matrimoniali e lavorative, che separavano socialmente gli “adulti” dai “giovani”, abbiano perso pian piano di significato, allargando oggi la giovinezza ad una fase della vita molto più ampia e indefinita.
Il terzo e ultimo capitolo, come detto, è quello che potremmo definire “pratico” o “esemplificativo”. Tramite una serie di questionari e interviste, ho cercato di analizzare un’abitudine che viene considerata tipica del mondo giovanile odierno, o meglio dello “stile giovane” odierno - dato che, come ho accennato e vedremo, essere giovani oggi è un qualcosa che prescinde l’età anagrafica ed un preciso status -. La pratica dell’aperitivo (o Happy Hour) mi è sembrata perfetta per rappresentare l’oggetto empirico di analisi (andando peraltro incontro a notevoli difficoltà riguardanti il reperimento di materiale). Si tratta di un fenomeno recente, diventato popolare in Italia da pochi anni; un fenomeno che racchiude in sé una serie di comportamenti conviviali e prettamente specifici, i quali si riallacciano ottimamente all’esigenza moderna di “ricerca di senso”.

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3 Introduzione Introdurre il proprio lavoro Ł forse la cosa piø difficile alla quale un autore viene chiamato. Si tratta infatti di sintetizzare i contenuti principali di quanto si Ł scritto, facendo in modo che tutto venga accennato e, allo stesso tempo, che tutto non venga spiegato per lasciare intatta la curiosit del lett ore. Per cominciare partirei senz altro con lo spiegare la prima cosa che normalmente viene letta in qualsiasi scritto: il titolo principale. La scelta del titolo di un lavoro Ł importante perchØ esso costituisce, nella sua estrema sintesi, il primo vero riassunto (introduttivo) dell opera. Ad una prima distratta lettura, Ai con fini della giovinezza potrebbe erroneamente indurre il lettore ad ipotizzare una bizzarra metafora o un gioco di parole, come se il termine confine indicasse una categori a netta e ben delimitata, facendo della giovinezza un ambito nel quale ognuno di no i possa facilmente individuare le caratteristiche e, soprattutto, avere la certezza di farne o non farne parte. Ebbene, la scelta di questo titolo ha in realt un altro obiet tivo, un significato che assume proprio l esatto contrario di quanto detto finora. La giovinezza non Ł un insieme omogeneo di caratteristiche e dogmi specifici, o meglio, non lo Ł piø. I suoi confini si sono usurati, corrosi da una serie di forze e circostanze storico-culturali che hanno modificato nell immaginario collettivo l idea del giovane. Chi Ł oggi il giovane? Quali sono i mezzi percettivi e oggettivi attraverso i quali possiamo oggi chiamare qualcuno giovane? Ecco, sono queste domande che riassumono il vero senso del titolo: la ricerca, cioŁ, di una definizione moderna dell esser giovane, dei confini se ancora esistono - di un ambito sempre piø coinvolto in dilatazioni anagrafiche e sempre piø difficile da identificare. La risposta a questi quesiti Ł, in estrema sintesi, ci che il sottoscritto ha tentato di fare con questo lavoro. I contenuti dei tre capitoli che lo costituiscono, rappresentano una sorta di spostamento dell analisi; da una dimensione piø g enerale e di contesto ad una piø specifica e pratica, tesa ad esemplificare le teorie espresse. I primi due capitoli si muovono infatti in una direzione decisamente teorica, attraverso la quale ho cercato di sollevare ipotesi che sono state poi raccolte ed inserite all interno di un caso specifico: una pratica sociale largamente riconosciuta come quella dell aperitivo Happy Hour (terzo capitolo).

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