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Messico e Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. Tra conflitto petrolifero e allineamento.

La seconda guerra mondiale rappresentò, non solo per il Messico, ma per l’intera regione latinoamericana, un «complicato intermezzo nel processo di riadattamento che la crisi economica aveva provocato, fino a che la Guerra Fredda avrebbe definito nuovamente i campi, tanto che il sistema interamericano sarebbe andato sempre più trasformandosi, soprattutto per azione statunitense, in uno strumento di “guerra fredda”». Per quanto riguarda il caso messicano, quello che qui verrà trattato maggiormente nei dettagli, l’impatto della seconda guerra mondiale sulla situazione complessiva del paese marcò un pietra miliare nello sviluppo del paese, il quale in gran parte, per le circostanze propiziatorie del conflitto, si diresse verso la via dell’industrializzazione». La guerra ebbe, tra l’altro, anche dirette ripercussioni sulla vita politica interna, e fu apparentemente sfruttata dalla amministrazione del Presidente messicano Manuel Ávila Camacho per promuovere il suo progetto di unità nazionale. Con riguardo alle relazioni con l’estero, l’appoggio alla causa alleata e, in particolare, l’adesione alla politica di sicurezza emisferica, situarono in maniera definitiva il Messico nell’area di influenza statunitense. Negli anni della guerra, non solo si strinse la cooperazione tra i due paesi, ma vennero portate a soluzione numerose tra le questioni pendenti, tra cui ovviamente, il conflitto petrolifero.

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4 Introduzione L‟obiettivo del lavoro che qui di seguito presento è quello di delineare nel modo più chiaro possibile un quadro generale delle relazioni tra l‟America Latina e gli Stati Uniti negli anni precedenti e durante la seconda guerra mondiale, con particolare riguardo al Messico. Ricordiamo che il costo della prima guerra mondiale si era aggirato sui 260 miliardi di dollari circa, cifra che, secondo alcune stime, «rappresentava circa sei volte e mezzo la somma di tutti i debiti nazionali accumulati nel mondo dalla fine del XVIII secolo all‟inizio della guerra».1 Dopo la conclusione del conflitto, lo scenario europeo era ancora parecchio confuso e poco stabile nonostante il raggiungimento della pace: Francia e Gran Bretagna erano accomunate dall‟opposizione alla volontà di rivedere gli accordi di Parigi; Italia, Germania e Giappone esprimevano il rispettivo malcontento per la situazione post-guerra che, unito alla futura crisi economica, avrebbe permesso ai vari partiti estremisti di ascendere al potere ed instaurare regimi totalitari; l‟Unione Sovietica, d‟altra parte, iniziava ad essere sempre più interessata all‟evolversi degli affari internazionali dopo il suo ingresso nella Società delle Nazioni nel 1934. Oltreoceano gli Stati Uniti, ancora ingenuamente, pensavano di potersi isolare tranquillamente dal resto del mondo, godendo della ricchezza acquisita grazie alla lontananza dalle devastazioni della prima linea. Il fatto maggiormente preoccupante, sebbene molto meno compreso all‟epoca, era che «l‟apparente stabilizzazione finanziaria e commerciale dell‟economia mondiale intorno a metà anni ‟20 poggiava su basi ben più precarie di quelle esistite alla vigilia della prima guerra. Inevitabilmente, nonostante i tentativi di Londra di tornare alla situazione precedente, 1 Kennedy P., Ascesa e Declino delle Grandi Potenze, Milano, Garzanti, 1999. p. 392.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Matteo Bertolotto Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.