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Democrazia, istituzioni e crescita. Un'applicazione al caso dei paesi ex-comunisti

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Rossignoli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Simona Beretta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

Tra democrazia e crescita economica intercorre un rapporto affascinante ma velato da una coltre di incertezza. Nella ricerca svolta, pur senza pretesa, si è cercato di contribuire al dibattito su questo tema procedendo in due fasi distinte. In un primo momento si sono esaminati elementi di teoria economica e di teoria politica, con l’obiettivo di delineare un quadro concettuale che risultasse il più possibile coerente e completo. Successivamente, si è fatto ampio ricorso all’utilizzo di dati di diverso genere (statistiche macroeconomiche, indicatori politici, sondaggi) nel tentativo di testare empiricamente gli assunti teorici ricostruiti esaminando la vasta letteratura scientifica sul tema.

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Introduzione 5 INTRODUZIONE Nel 1994 Robert Barro pubblicò una sua ricerca sul rapporto tra democrazia e crescita, particolarmente innovativa per la metodologia utilizzata. In base alle rilevazioni empiriche effettuate, Barro giunse a conclusioni che suscitarono un notevole dibattito accademico: egli infatti sosteneva, pur con una certa amarezza, che lo sviluppo economico non ha bisogno della libertà politica. La democrazia, perciò, non è necessariamente l’opzione privilegiata per un paese che intenda progredire economicamente. Questa idea del rapporto tra democrazia e crescita trova largo riscontro anche nell’opinione pubblica, soprattutto dopo l’eco mediatica riscossa dal boom economico della Cina. Ma sulla base di quali criteri si può giudicare lo sviluppo di un paese? La crescita del PIL rappresenta, dunque, il fine unico ed ultimo di ogni comunità politica? E, infine, è proprio vero che la democrazia rappresenta un ostacolo per la crescita economica? Tra gli aspetti rilevanti della vita di uno Stato, e, cioè, in ultima analisi, della vita dei suoi cittadini, rientra senza dubbio il PIL pro capite, ma rientrano anche le istituzioni politiche ed economiche che favoriscono il pieno sviluppo delle attività umane. La relazione tra democrazia e crescita, inoltre, è mediata dalle istituzioni. Per questo, per valutare pienamente gli effetti della democrazia sul sistema economico, è necessario prendere in considerazione aspetti macroeconomici ma anche aspetti istituzionali: questo è l’obiettivo dell’esposizione che seguirà e che si articola in tre capitoli. Il primo capitolo ripercorre il dibattito sulla crescita economica di lungo periodo, andando alla ricerca dei fattori che ne sono la causa. L’obiettivo è individuare eventuali fattori di influenza sul processo di crescita che non siano immediatamente riconducibili a variabili strettamente economiche. Infatti, accumulazione del capitale fisico, tasso di risparmio e progresso tecnologico sono senza dubbio i principali fattori che determinano la crescita economica, accanto al capitale umano ed al commercio internazionale. Ma questi fattori non esauriscono la spiegazione del processo di creazione della ricchezza: occorre anche un esame approfondito del ruolo imprescindibile svolto dalle istituzioni politiche ed

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