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Le relazioni politico-strategiche fra India e Russia nell'ultimo cinquantennio

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Tatti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Anna Maria Baldussi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

Le relazioni fra Mosca e Nuova Delhi hanno avuto e continuano ad avere, nell’ambito del sistema politico globale, una singolarità che va oltre le logiche dei rapporti di potenza da cui nascono generalmente le amicizie e le inimicizie fra gli Stati.
La politica estera dell’Unione Indiana infatti, animata nel corso di tutta la sua storia dalla volontà “terzista” di mantenere ottime relazioni diplomatiche con la quasi totalità delle Nazioni (se si escludono forse i vicini Pakistan e Cina) ha comunque sempre riservato a Mosca il ruolo di massimo alleato (per quanto poi questo ruolo non sia mai stato formalizzato).
L’Unione Sovietica, difatti, è stata fino alla sua dissoluzione il principale garante della sicurezza indiana, rifornendo direttamente il Paese dei propri armamenti fin dagli anni ’60 con crediti e pagamenti molto dilazionati nel tempo, collaborando allo sviluppo di una vera industria bellica e rendendo disponibili le principali tecnologie sovietiche in tutti i settori più strategici.
Mosca, per lungo tempo, ha visto nell’India il miglior argine all’ascesa della Cina e all’avanzata americana nel continente asiatico. Non è un caso che quasi ogni leader del Cremlino salito al potere, abbia fatto di Delhi la capitale ove compiere la prima visita di stato fuori dal mondo socialista.
Un tassello principale di questa alleanza particolare è stato il Trattato di Pace, Amicizia e Cooperazione stipulato a Delhi nel ’71, il primo vero accordo politico con una grande potenza da parte dell’India. Da allora fra i due governi si mantenne una solida convergenza in sede di Nazioni Unite sulle principali dispute internazionali e anche quando nacquero dei contrasti d’interesse, come durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan, mai venne messa in discussione la natura privilegiata dell’amicizia fra i due paesi.
Questo solido rapporto visse un unico periodo di raffreddamento durante la lunga fase di transizione degli anni ’90 quando la Russia di Eltsin conobbe una caotica ristrutturazione degli apparati statali e mise da parte, temporaneamente, le storiche alleanze del Paese nello scacchiere politico globale.
Obiettivo del mio lavoro è stato essenzialmente quello di ricostruire, nel corso dell’ultimo cinquantennio, le relazioni politiche, economiche e diplomatiche fra l’India e Mosca tenendo sullo sfondo la questione nucleare.
Pur non essendo documentato un ruolo determinante da parte di Mosca nello sviluppo del nucleare indiano, infatti, il Cremlino ha comunque difeso Delhi dagli strali della comunità internazionale fin dal primo esperimento nucleare del 1974 nel deserto del Rajastan. Attualmente la Russia è ancora il principale fornitore di materiale nucleare e gioca un ruolo di regia nel programma nucleare indiano formando gli scienziati locali e istruendoli allo sviluppo delle tecnologie dell’industria russa.
Il mio lavoro ripercorre l’intera storia delle relazioni indo-russe, a partire dalla seconda metà degli anni ’50 quando l’URSS diede inizio a quel processo di destalinizzazione che modificò radicalmente anche la sua politica estera. Gran parte della mia ricerca si è orientata su documenti ufficiali come i trattati stipulati dalle due cancellerie e sulle analisi storiche e geopolitiche dei principali osservatori dei rapporti fra i due Stati. Parte importante del materiale, soprattutto per ciò che riguarda il capitolo sull’energia, è stato reperito a Bruxelles nella biblioteca del Parlamento Europeo.
Nel corso del lavoro ho individuato infatti proprio nel fattore energetico il settore più promettente nelle relazioni future fra i due Paesi. L’emergere della Russia come grande esportatore di risorse energetiche, contemporaneamente alla crescente voracità energetica dell’India sono due fattori che se combinati insieme potranno modificare la natura delle relazioni fra i due Paesi. Se infatti in passato la sicurezza nazionale di un paese si misurava soprattutto in campo militare, nel mondo di oggi essa è legata sempre più alla sicurezza energetica.
Il futuro o meno della relazione privilegiata di Nuova Delhi con Mosca si baserà quindi sulla disponibilità di quest’ultima a garantire all’Elefante indiano in forte crescita approvvigionamenti energetici sicuri e convenienti. In caso contrario è prevedibile che i tentativi di “seduzione” americana, nel breve o nel lungo periodo, andranno a segno.

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   2 PREMESSA Le relazioni fra Mosca e Nuova Delhi hanno avuto e continuano ad avere, nell’ambito del sistema politico globale, una singolarità che va oltre le logiche dei rapporti di potenza da cui nascono generalmente le amicizie e le inimicizie fra gli Stati. La politica estera dell’Unione Indiana infatti, animata nel corso di tutta la sua storia dalla volontà “terzista” di mantenere ottime relazioni diplomatiche con la quasi totalità delle Nazioni (se si escludono forse i vicini Pakistan e Cina) ha comunque sempre riservato a Mosca il ruolo di massimo alleato (per quanto poi questo ruolo non sia mai stato formalizzato). L’Unione Sovietica, difatti, è stata fino alla sua dissoluzione il principale garante della sicurezza indiana, rifornendo direttamente il Paese dei propri armamenti fin dagli anni ’60 con crediti e pagamenti molto dilazionati nel tempo, collaborando allo sviluppo di una vera industria bellica e rendendo disponibili le principali tecnologie sovietiche in tutti i settori più strategici. Mosca, per lungo tempo, ha visto nell’India il miglior argine all’ascesa della Cina e all’avanzata americana nel continente asiatico. Non è un caso che quasi ogni leader del Cremlino salito al potere, abbia fatto di Delhi la capitale ove compiere la prima visita di stato fuori dal mondo socialista. Un tassello principale di questa alleanza particolare è stato il Trattato di Pace, Amicizia e Cooperazione stipulato a Delhi nel ’71, il primo vero accordo politico con una grande potenza da parte dell’India. Da allora fra i due governi si mantenne una solida convergenza in sede di Nazioni Unite sulle principali dispute internazionali e anche quando nacquero dei contrasti d’interesse, come durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan, mai venne messa in discussione la natura privilegiata dell’amicizia fra i due paesi. Questo solido rapporto visse un unico periodo di raffreddamento durante la lunga fase di transizione degli anni ’90 quando la Russia di Eltsin conobbe una caotica ristrutturazione degli apparati statali e mise da parte, temporaneamente, le storiche alleanze del Paese nello scacchiere politico globale. Obiettivo del mio lavoro è stato essenzialmente quello di ricostruire, nel corso dell’ultimo cinquantennio, le relazioni politiche, economiche e diplomatiche fra l’India e Mosca tenendo sullo sfondo la questione nucleare. Pur non essendo documentato un ruolo determinante da parte di Mosca nello sviluppo del nucleare indiano, infatti, il Cremlino ha comunque difeso Delhi dagli strali della comunità internazionale fin dal primo esperimento nucleare del 1974 nel deserto del Rajastan. Attualmente la Russia è ancora il principale fornitore di materiale nucleare e gioca un ruolo di regia nel programma nucleare indiano formando gli scienziati locali e istruendoli allo sviluppo delle tecnologie dell’industria russa. Il mio lavoro ripercorre l’intera storia delle relazioni indo-russe, a partire dalla seconda metà degli anni ’50 quando l’URSS diede inizio a quel processo di destalinizzazione che modificò radicalmente anche la sua politica estera. Gran parte della mia ricerca si è orientata su documenti ufficiali come i trattati stipulati dalle due cancellerie e sulle analisi storiche e geopolitiche dei principali osservatori dei rapporti fra i due Stati. Parte importante del materiale, soprattutto

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