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La nuova economia keynesiana e i microfondamenti delle rigidità nominali: due modelli di oligopolio

La microfondazione delle rigidità nominali è un tema centrale della Nuova Economia Keynesiana (NEK), ed è stato affrontato in diversi contesti e con diverse modalità, cercando di conciliare la presenza delle rigidità con la razionalità degli operatori. In questo lavoro si descrivono due modelli che vanno in questa direzione: il modello di Maskin - Tirole (1988) e il modello di Rotemberg - Saloner (1986), che consentono di microfondare la rigidità dei prezzi in contesti di oligopolio utilizzando la strumentazione della teoria dei giochi. Il modello Maskin - Tirole (1988) utilizza un’analisi dinamica per costruire una curva di domanda ad angolo, che ha il prezzo di monopolio come prezzo focale. Il modello di Rotemberg – Saloner (1986), invece, mostra la possibilità che in contesti oligopolistici ad una fase di boom possa corrispondere una guerra dei prezzi, determinando l’anticiclicità del mark-up applicato dalle imprese.
La presenza di una difficoltà di aggiustamento dei prezzi ha una forte rilevanza macroeconomica, in quanto da essa si ottiene l’efficacia reale di shock (monetari e fiscali) di domanda nominale aggregata, in linea con il principio keynesiano della domanda effettiva.

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41. La Nuova Economia Keynesiana 1.1 Il Monetarismo. L’emergere del monetarismo nel dibattito di teoria macroeconomica, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, ha rappresentato l’inizio di una “rivincita” della teoria dell’equilibrio economico generale neoclassico-walrasiano. Questa sembrava ormai destinata ad un ruolo di secondo piano, dopo le innovazioni “rivoluzionarie” di Keynes, e dopo il successo ottenuto dagli economisti della Sintesi Neoclassica nel guidare le politiche economiche di molti paesi industrializzati dal dopoguerra per quasi un ventennio. La Sintesi, tuttavia, sembrava non riuscire a fornire spiegazioni convincenti alle fluttuazioni economiche e alla stagflazione degli anni Settanta; le tradizionali politiche keynesiane di demand management e di fine-tuning sembravano non essere più efficaci; inoltre il comovimento di disoccupazione e inflazione non poteva essere spiegato all’interno dell’impianto della curva di Phillips tradizionale 1 , che postulava una stabile relazione decrescente tra inflazione e disoccupazione. Con la crisi della teoria dominante, in quegli anni il monetarismo si sviluppa e si 1 Phillips (1958) descrive una relazione inversa tra tasso di disoccupazione e tasso di variazione dei salari monetari; la “curva di Phillips” è uno degli assi portanti della Sintesi neoclassica, ed è stata una guida importante per la politica economica. La chiamiamo curva di Phillips “tradizionale” perché negli anni è stata modificata e adattata: i monetaristi, per esempio, l’hanno “corretta” introducendo le aspettative.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Alberto Caruso Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.