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Gli intangibles assets nel bilancio d’impresa tra strategia, competitività e creazione di valore

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Gallina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Sociologia
  Relatore: Michele Colasanto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

L’obiettivo che si è cercato di perseguire con questa tesi è stato quello di presentare un analisi articolata, ed approfondita, di un argomento che in questi ultimi anni ha sempre più condizionato l’agenda di discussione tra i differenti protagonisti della struttura economicoimprenditoriale dei Paesi occidentali, e in particolare dell’Italia.
Associazioni di imprenditori, sindacati, governo, lavoratori, mondo accademico, malgrado le loro differenti prospettive di partenza sembra si trovassero tutti d’accordo su una questione cruciale: per uscire dalla crisi di competitività e produttività e ritornare a crescere risulta indispensabile, per le imprese, puntare sulla valorizzazione del capitale intellettuale.
Ed è questo il punto di partenza dal quale ha preso il via questa analisi, ovvero la necessità di un nuovo approccio alla pianificazione strategica d’impresa in cui il valore degli Intangibles asset, troppo spesso tenuti a margine in passato, ne costituiscano il fulcro sul quale poter far leva per incrementare produttività, competitività e patrimonio aziendale;
E’ in questa ottica che diventa fondamentale considerare l’impresa non più come una “scatola nera” in cui entrano degli input e, dopo un processo di lavorazione, escono degli output, ma come un “sistema aperto” in una costante relazione di reciproca influenza tra ambiente interno e ambiente esterno, questo approccio si rifà alla teoria comportamentale che vede le imprese come organizzazioni in cui confluiscono soggetti con interessi differenti, e che viene espressa con il modello degli stakeholders.

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Introduzione L’obiettivo che si è cercato di perseguire con questa tesi è stato quello di presen- tare un analisi articolata, ed approfondita, di un argomento che in questi ultimi anni ha sempre più condizionato l’agenda di discussione tra i differenti protago- nisti della struttura economico-imprenditoriale dei Paesi occidentali, e in parti- colare dell’Italia. Associazioni di imprenditori, sindacati, governo, lavoratori, mondo accademico, malgrado le loro differenti prospettive di partenza sembra si trovassero tutti d’accordo su una questione cruciale: per uscire dalla crisi di competitività e produttività e ritornare a crescere risulta indispensabile, per le imprese, puntare sulla valorizzazione del capitale intellettuale. L’uscita dal sistema produttivo taylor-fordista all’inizio degli anni ’70, il pro- gressivo vorticoso mutamento della struttura dei mercati che diventavano “glo- bali”, la nascita di Internet e di sistemi di comunicazione sempre più veloci, la competizione sempre più spinta e difficile ha visto l’esordio di una nuova epoca, il post-fordismo, caratterizzata da una crescente turbolenza ambientale che le imprese si trovano a dovere affrontare, prevedere e controllare con enormi diffi- coltà. Il mutamento rapidissimo degli scenari economici, ormai fondati su quella che è definita “Knowledge Economy”, ha trovato la maggior parte di esse, assoluta- mente impreparate nell’affrontare le nuove sfide che la globalizzazione dei mer- cati iniziava a richiedere loro, soprattutto per quanto riguarda il sistema im- prenditoriale italiano composto per la quasi totalità da piccole e medie imprese, e già dagli anni Ottanta, i modelli e le teorie di pianificazione strategica, validi fino a quel momento, risultavano sempre più inefficaci per sostenere la competi- zione. Sembrava infatti che l’efficienza economica e il miglioramento delle performan- ce aziendali si potesse ottenere, esclusivamente, sia attraverso profonde ristrut-

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Parole chiave

capitale intellettuale
capitale umano
conoscenza e competenza
intengibles asset
knowledge management
risorse umane
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