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L'introduzione della MiFID ed i suoi effetti su mercati, intermediari ed investitori

Il processo d’integrazione economica europea, con riferimento all’ordinamento finanziario, sta vivendo una seconda stagione di riforme, destinata a mutare profondamente la regolamentazione di intermediari, mercati finanziari ed emittenti. Sul finire dello scorso millennio il processo di integrazione comunitario, finalizzato alla creazione di un mercato unico europeo per i servizi finanziari, è stato sottoposto ad una revisione critica, avutasi sia per l’aumento dei volumi e l’accelerazione delle dinamiche finanziarie, sia in virtù dell’introduzione della moneta unica, che ha contribuito alla creazione di una zona valutaria più ampia, liquida e stabile, creando così condizioni di mercato favorevoli per l’operatività degli emittenti, degli asset manager e per una maggiore competizione tra intermediari. L’analisi condotta ha posto in evidenza la necessità di disciplinare le materie “finanziarie” e “collaterali”, essendo la normativa sviluppata secondo un disegno disarticolato e non uniforme. È emersa altresì l’esigenza di addivenire ad un maggior grado di coerenza ed omogeneità di applicazione delle norme, in considerazione delle divergenze applicative riscontrate nella trasposizione delle direttive nei singoli ordinamenti nazionali, divergenze che potrebbero costituire fonte di arbitraggi regolamentari. Il mercato europeo si presenta oggi più complesso ed il confine tra mercati ed intermediari è diventato più labile. Sono nati, in particolare, sistemi alternativi di esecuzione delle transazioni2 che si affiancano sia ai servizi di investimento tradizionali (negoziazione o raccolta ordini) sia ai mercati regolamentati. Il presente lavoro si prefigge l’intento di delineare le principali novità apportate dalla Direttiva 2004/39/CE (c.d. MiFID) in materia di mercati, intermediari ed investitori. Le norme di recepimento della MiFID costituiscono un’occasione determinante per la configurazione di un quadro normativo ed un sistema di vigilanza adeguati alle esigenze di tutela degli investitori ed in grado di offrire nuove opportunità di sviluppo al sistema finanziario italiano. In tal senso si procederà come segue. Il primo capitolo è dedicato all’evoluzione della disciplina comunitaria, dall’internazionalizzazione dei sistemi finanziari, passando per le direttive in materia bancaria emanate negli ultimi decenni del secolo appena trascorso, per giungere alle motivazioni che hanno sollecitato la riconsiderazione dell’impianto regolatorio, evidenziando la necessità di una rivisitazione della normativa che ha condotto alla MiFID. Il secondo capitolo offre una visione generale dell’impianto della Direttiva in parola, osservando la sua struttura, l’iter normativo che ha condotto alla stessa nonché un quadro d’insieme delle principali novità che questa ha introdotto nell’ordinamento italiano. Il terzo capitolo entra nel dettaglio delle novità intercorse per intermediari ed investitori. Ritrae gli aspetti salienti della normativa per tali soggetti, per poi trattare l’evoluzione della disciplina comunitaria in materia di conflitto d’interesse, soffermandosi sui principi di adeguatezza, appropriatezza e best execution di cui la MiFID si fa portatrice, e concludendo con la classificazione della clientela introdotta dalla Direttiva in parola. Il quarto capitolo approfondisce le novità intervenute in materia di mercati. Inizia evidenziando i mutamenti dei mercati nel corso dei decenni, approfondendo sulla competizione tra le diverse Trading Venues, sulla trasparenza pre e post trading e sulle strutture di clearing and settlement, infine, l’ultimo paragrafo è dedicato alla direttiva sugli abusi di mercato, Direttiva n. 2003/6/CE. Il quinto ed ultimo capitolo evidenzia infine come il ruolo delle Autorità di settore sia stato modificato dalla Direttiva in parola, anche in relazione all’introduzione del cd. regime di transaction reporting, teso ad agevolarne la funzione di vigilanza. Si considerano poi gli obblighi di comunicazione alla Consob sulle operazioni concluse, i soggetti sottoposti a tale obbligo, gli strumenti finanziari e le obbligazioni nonché contenuti, tempistiche e modalità di invio delle comunicazioni all’Autorità di riferimento. Il quinto capitolo conclude poi con una breve riflessione sui mercati integrati europei. Data la vastità delle tematiche affrontate dalla Direttiva, consegue la scelta di meglio analizzare profili che più di altri la caratterizzano e consentono di coglierne la pervasività ed evidenziare i profondi intrecci tra obiettivi, operatori coinvolti, servizi di investimento regolati, azioni adottate, attività di enforcement e ruoli assegnati alle Autorità dei diversi paesi.

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Introduzione 9 Introduzione Il processo di integrazione economica europea, con riferimento all ordinamento finanziario, sta vivendo una seconda stagione di riforme, destinata a mutare profondamente le regole relative agli intermediari, ai mercati finanziari ed agli emittenti. Fino al 1999, obiettivo delle direttive in ambito bancario, finanziario ed assicurativo, Ł stato inizialmente assicurare uguali requisiti di accesso alle attivit medesime ed in seguito, in un ottica di maggiore integrazione, quello di consentire agli operatori la possibilit di svolgere nei Paesi comunitari le loro attivit usuf ruendo delle regole del loro Paese d origine, sulla base del principio del mutuo riconoscimento e dell home country control. Sottesa ai predetti principi, Ł la necessit che le direttive assicurino un livello minimo di armonizzazione delle regole dei vari Paesi (cd. armonizzazione minimale), ed altres che i legislatori dei singoli Paesi convergano verso standard normativi sostanzialmente uniformi, incentivati dall obiettivo di evitare fenomeni di reverse discrimination a danno degli

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Silvia Di Giacomantonio Contatta »

Composta da 308 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.