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Bresson e Dostoevskij: ''Une femme douce''

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Sinigaglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Giorgio Tinazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153


La presenza di Dostoevskij nel cinematografo bressoniano , dopo il “sottosuolo” presente e operante in “Pickpocket” (“Delitto e Castigo”) e “Au hasard Balthazar” (“L’idiota”) , diviene esplicita nei due film usciti dopo il ’68 : “Une femme douce” (1969) e “Quatre nuits d’un rêveur” (1971) , tratti rispettivamente da due brevi racconti dello scrittore russo , “La Mite” e “Le notti bianche”. Tenterò di analizzare il primo dei due film citati , con continui richiami e rimandi al secondo e al rapporto che li lega indissolubilmente all’universo dostoevskiano…

1.1- La premessa di Dostoevskij a “La Mite”
Nel fascicolo del novembre 1876 del Diario di uno scrittore apparve, per la prima volta , “La Mite”. Questo breve racconto appartiene alla maturità di Dostoevskij , esso è posteriore alla maggior parte dei suoi grandi romanzi (“Delitto e Castigo” , per esempio , è del 1866). Il racconto molto si differenzia da “Le notti bianche” , che appartengono , invece, alla giovinezza dell’autore , antecedenti alla traumatica esperienza del carcere siberiano , per la tragicità della storia narrata. Il punto di partenza sono due fatti di cronaca nera del periodo : due suicidi inspiegabili di giovani ragazze. Una di esse , una povera popolana , si getta dal quarto piano di un caseggiato pietroburghese , stringendo al petto un’icona sacra. Immagine forte e potente che ritornerà invariata nel finale del racconto del 1876. Lo scrittore , colpito dalla tragica veemenza dei due drammatici episodi (ne traccerà anche un breve resoconto nel Diario) , ricostruisce il processo interiore di un suicidio , quello appunto della mite del titolo , come reazione orgogliosa ed estrema al clima di oppressione creato attorno a lei da un marito geloso e despota. Il tema della fanciulla offesa non è nuovo nello scrittore russo , esso è infatti presente in molte altre sue opere : Nelly di “Umiliati e offesi”(1861) , la giovane fanciulla violentata nel sogno del perfido Svidrigailov , prima del suo suicidio , e la triste Lizaveta di “Delitto e Castigo” , Liza de “L’eterno marito”…
Nel sottotitolo de “La mite” , la novella è definita da Dostoevskij “racconto fantastico” , chiarendo nella premessa che l’aggettivo in questione si riferisce non alla materia narrativa , in quanto quest’ultima è ritenuta “al più alto grado realistica” e drammatica (“immaginatevi un marito che abbia dianzi a sé sopra una tavola la moglie suicida , gettatasi dalla finestra poche ore prima” ) , ma alla forma della narrazione.
Fantastico è la specie di monologo interiore del marito dianzi al cadavere , il brancolare tormentoso del suo discorso , l’accavallarsi dei ricordi , delle giustificazioni , dei rimorsi.
Egli narra la triste vicenda della loro tormentata storia coniugale , tentando di chiarirla a se stesso , di mettere ordine ai fatti , di “ricondurre i propri pensieri a un punto unico”.
Ora parla a se stesso , ora sembra rivolgersi “a un invisibile ascoltatore , a una sorta di giudice”. E’ come , continua Dostoevskij nella premessa , se “uno stenografo avesse avuto la possibilità di ascoltarlo e di trascrivere tutto quello che diceva… è appunto questa supposizione dello stenografo che ha annotato ogni cosa (e del quale io avrei elaborato , dopo , lo scritto) ciò che in questo racconto chiamo fantastico.”.
La premessa si conclude con una significativa osservazione su Victor Hugo, il quale nel suo capolavoro “L’ultimo giorno di un condannato a morte” ha utilizzato lo stesso procedimento , supponendo che un condannato nell’ultimo giorno e negli ultimi istanti di vita , prima dell’esecuzione , riuscisse a trovare il tempo materiale per trascrivere i suoi pensieri e sensazioni . Senza questo espediente narrativo inverosimile e fantastico , la sua opera , “ la più realistica e la più vera di tutte quelle da lui scritte ” , non sarebbe esistita. Il racconto vero e proprio è l’insieme di due parti ; la prima consta di sei capitoli , la seconda , più breve , di quattro.

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Capitolo 1: Introduzione La presenza di Dostoevskij nel cinematografo bressoniano , dopo il “sottosuolo” presente e operante in “Pickpocket” (“Delitto e Castigo”) e “Au hasard Balthazar” (“L’idiota”) , diviene esplicita nei due film usciti dopo il ’68 : “Une femme douce” (1969) e “Quatre nuits d’un rêveur” (1971) , tratti rispettivamente da due brevi racconti dello scrittore russo , “La Mite” e “Le notti bianche”. Tenterò di analizzare il primo dei due film citati , con continui richiami e rimandi al secondo e al rapporto che li lega indissolubilmente all’universo dostoevskiano… 1.1- La premessa di Dostoevskij a “La Mite” Nel fascicolo del novembre 1876 del Diario di uno scrittore apparve, per la prima volta , “La Mite”. Questo breve racconto appartiene alla maturità di Dostoevskij , esso è posteriore alla maggior parte dei suoi grandi romanzi (“Delitto e Castigo” , per esempio , è del 1866). Il racconto molto si differenzia da “Le notti bianche”1 , che appartengono , invece, alla giovinezza dell’autore , antecedenti alla traumatica esperienza del carcere siberiano , per la tragicità della storia narrata. Il punto di partenza sono due fatti di cronaca nera del periodo : due suicidi inspiegabili di giovani ragazze. Una di esse , una povera popolana , si getta dal quarto piano di un caseggiato pietroburghese , stringendo al petto un’icona sacra. Immagine forte e potente che ritornerà invariata nel finale del racconto del 1876. Lo scrittore , colpito dalla tragica veemenza dei due drammatici episodi (ne traccerà anche un breve resoconto nel Diario) , ricostruisce il processo interiore di un suicidio , quello appunto della mite del titolo , come reazione orgogliosa ed estrema al clima di oppressione creato attorno a lei da un marito geloso e despota. Il tema della fanciulla offesa non è nuovo nello scrittore russo , esso è infatti presente in molte altre sue opere : Nelly di 1 La breve novella è pubblicata nel novembre 1848 sulla rivista “Quaderni patriottici” , assieme ad altri racconti : “Un cuore debole” , “Polzunkov” , “L’eterno marito”.

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bresson
dostoevskij
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