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L'accertamento tributario mediante studi di settore

Gli studi di settore costituiscono uno strumento di accertamento induttivo di rettifica della dichiarazione dei redditi attraverso la ricostruzione induttiva dei ricavi, eseguita a fronte di grave violazione ed applicabile esclusivamente ai soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, che producono redditi derivanti da attività d’impresa e di lavoro autonomo in senso stretto (arti e professioni).
Essi si pongono l’obiettivo, attraverso la rilevazione e la raccolta di dati sia di carattere fiscale che di tipo extra-contabile o strutturale, di determinare i ricavi e i compensi che, con ragionevole probabilità, possono essere attribuiti al contribuente.
Tali metodologie permettono di confrontare i ricavi o compensi dichiarati dal contribuente, con quelli attribuibili in base allo studio di settore approvato per la specifica attività svolta; l’eventuale scostamento tra ricavi dichiarati ed attribuibili costituisce una presunzione relativa, grave, precisa e concordante su cui fondare un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Gli studi di settore sono quindi destinati a rappresentare un importante riferimento ai fini dell'attività di controllo, pur necessitando di essere aggiornati e affinati sistematicamente per tener conto della variazione del mercato e dei processi produttivi.
L’elaborazione dei singoli studi dovrebbe essere così ben fatta, da scoraggiare eventuali comportamenti scorretti, invogliando tutti gli operatori ad adeguarsi al modello in corso d’anno, sempre che si sia in assenza di validi motivi di scostamento.
L’Amministrazione Finanziaria trae perciò utilità dagli studi di settore in quanto facilitata nelle procedure che consentiranno di calibrare e dimensionare gli accertamenti ai casi di evasione vera.
L'utilizzo di questo strumento produce vantaggi anche per il contribuente, in quanto potrà costituire un riferimento prezioso per gli imprenditori ai fini della verifica della propria efficienza produttiva e del miglioramento della propria capacità di competere nel mercato, fornendo criteri per orientarli nelle scelte aziendali.
La mole di informazioni rilevate ai fini fiscali per l'elaborazione degli studi di settore costituisce, infatti, un patrimonio che potrà essere utilizzato, oltre che a fini fiscali, anche per effettuare analisi di tipo gestionale.
La disciplina degli studi di settore è stata introdotta nel nostro ordinamento dall’art. 62 bis del D.L. 30 Agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993 n. 427.Gli studi di settore si sono confermati un valido strumento a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per la prevenzione dell’evasione fiscale.
Nonostante la loro sofisticatezza però, le presunzioni matematico-statistiche, possono, in ogni modo essere superate, sia a favore di chi, in posizione di non congruità, riesca a smontare le pretese derivanti dagli studi attraverso la presentazione di prove giustificatrici inconfutabili, sia a sfavore di coloro che, avendo ottenuto un risultato di congruità, pensavano di essere al riparo da qualsiasi attività di controllo: l’attività di accertamento si sta infatti direzionando anche nei confronti di soggetti che, pur risultando congrui e coerenti , hanno manifestato un appiattimento del trend dei ricavi o compensi dichiarati.
Non essendoci più la sicurezza di essere esentati da un controllo, nemmeno di fronte alla congruità dei risultati, tra le imprese, si sta sempre più diffondendo il malcontento e la preoccupazione per la severità che, nel tempo, tali strumenti stanno acquisendo.
Le sollecitazioni più pressanti da parte degli imprenditori hanno riguardato la richiesta di evitare l’entrata in vigore retroattiva degli studi revisionati, o almeno riservare un trattamento di maggior riguardo per i soggetti congrui.
Il dibattito rimane in ogni modo aperto, dal momento che l’Amministrazione Finanziaria ha risposto, in tal senso, che, siccome la finalità degli studi di settore consiste in una lotta serrata all’evasione, l’andare incontro a tali richieste sarebbe come fissare una sorta di soglia di “evasione tollerata”.

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3 L’ACCERTAMENTO TRIBUTARIO MEDIANTE STUDI DI SETTORE Introduzione Gli studi di settore costituiscono uno strumento di accertamento induttivo di rettifica della dichiarazione dei redditi attraverso la ricostruzione induttiva dei ricavi, eseguita a fronte di grave violazione ed applicabile esclusivamente ai soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, che producono redditi derivanti da attività d’impresa e di lavoro autonomo in senso stretto (arti e professioni). Essi si pongono l’obiettivo, attraverso la rilevazione e la raccolta di dati sia di carattere fiscale che di tipo extra-contabile o strutturale, di determinare i ricavi e i compensi che, con ragionevole probabilità, possono essere attribuiti al contribuente. Tali metodologie permettono di confrontare i ricavi o compensi dichiarati dal contribuente, con quelli attribuibili in base allo studio di settore approvato per la specifica attività svolta; l’eventuale scostamento tra ricavi dichiarati ed attribuibili costituisce una presunzione relativa, grave, precisa e concordante su cui fondare un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Gli studi di settore sono quindi destinati a rappresentare un importante riferimento ai fini dell'attività di controllo, pur necessitando di essere aggiornati e affinati sistematicamente per tener conto della variazione del mercato e dei processi produttivi. La caratteristica principale che si ricerca nella formulazione degli studi di settore è “la persuasività”; con questo termine s’intende affermare il concetto che l’elaborazione dei singoli studi dovrebbe essere così ben fatta, da scoraggiare eventuali comportamenti scorretti, invogliando tutti gli operatori ad adeguarsi al modello in corso d’anno, sempre che si sia in assenza di validi motivi di scostamento. 1 L’Amministrazione Finanziaria trae perciò utilità dagli studi di settore in quanto facilitata nelle procedure che consentiranno di calibrare e dimensionare gli accertamenti ai casi di evasione vera. L'utilizzo di questo strumento produce vantaggi anche per il contribuente, in quanto potrà costituire un riferimento prezioso per gli imprenditori ai fini della verifica della propria efficienza produttiva e del miglioramento della propria capacità di competere nel mercato, fornendo criteri per orientarli nelle scelte aziendali. 1 Tratto dal sito Internet www.confartigianato.it

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Silvia Pagnoni Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.