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Linguaggio, comunicazione e sordità: approcci per uno sviluppo naturale

Data l'eterogeneità delle tipologie di sordità e delle forme di intervento, nel corso della trattazione verranno affrontati sia argomenti generali, sia alcune forme specifiche di intervento per determinati tipi di sordità, come l'impianto cocleare. Sarà effettuato anche un riferimento all'utilizzo del linguaggio dei segni in ambito domestico e scolastico, poiché molti bambini sono educati al suo utilizzo e alcuni di essi, figli di sordi, lo possono usare come lingua madre, sebbene la ricerca voglia incentrarsi maggiormente sulla conoscenza dello sviluppo e dell'importanza del linguaggio orale. Spesso si parlerà di ASL (American Sign Language), perché le ricerche studiate sono effettuate in ambito americano, ma il discorso potrebbe naturalmente essere generalizzato al linguaggio italiano dei segni, o a quello di qualsiasi altra nazionalità.
Alcune ricerche significative sono state descritte e riportate dettagliatamente, per dare un'idea dei risultati raggiunti in alcuni ambiti, quali lo sviluppo del linguaggio orale in bambini con impianto cocleare, o l'importanza di particolari forme di stimolazione musicale, ma anche delle difficoltà legate alla ricerca in un contesto influenzato dall'interazione di numerosissime variabili, che possono avere effetto diretto o indiretto sullo sviluppo del bambino e sullo sviluppo del linguaggio in particolare.
Il primo capitolo offre una descrizione dello sviluppo del linguaggio orale nei bambini sordi pre-linguali, della sua interazione con il linguaggio dei segni e dell'importanza della funzione linguistica nello sviluppo complessivo e nel buon adattamento all'ambiente del bambino.
Il secondo capitolo si concentra sulle situazioni e sugli ambienti tramite i quali viene realizzato lo sviluppo: la famiglia e le sue peculiari caratteristiche di interazione, le routine, e gli stili genitoriali; la scuola, con i programmi di intervento, l'alfabetizzazione e la socializzazione degli alunni; l'interazione tra la scuola e la famiglia e le necessità per un miglioramento dei servizi e delle strutture socio-assistenziali ed educative.
Il terzo capitolo offre una digressione sugli impianti cocleari, analizzando il particolare sviluppo linguistico e cognitivo che essi possono determinare e valutando le caratteristiche specifiche delle interazioni familiari e scolastiche necessarie dopo l'operazione di impianto.
Il quarto capitolo offre uno spunto di riflessione sull'importanza della voce materna, anche per il bambino che non può sentirla, e della stimolazione cantata e musicale, per il miglioramento di alcune caratteristiche di sviluppo del bambino, come la qualità della voce, l'organizzazione sintattica di alcune frasi semplici, lo sviluppo della memoria e la motivazione all'interesse e all'apertura verso il mondo circostante.
Infine, il quinto capitolo vuole fornire le basi per la conoscenza del metodo riabilitativo Drežančić, che, con le sue caratteristiche, tocca i punti fondamentali della trattazione: valorizza l'importanza dell'interazione e la naturalità della stimolazione verbale, rispetta le sequenze e le forme naturali dello sviluppo del linguaggio, sfrutta i vantaggi di una stimolazione cantata, ritmica e musicale; ma, soprattutto, riconosce l'importanza del bisogno di ogni bambino di parlare, di esprimersi nelle forme del linguaggio condiviso, di interagire con il mondo e di entrare in contatto con l'altro, di cantare, di urlare e di padroneggiare la propria voce, rendendola parte e immagine di sé. In una parola riconosce il bisogno umano e il desiderio fondamentale di normalità.
E questa esigenza, anche quando faticosamente sudata, non perde mai la propria importanza nella vita di ognuno di noi, bambini sordi compresi.

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Linguaggio, comunicazione e sordità: approcci per uno sviluppo naturale. PREMESSA Essere un bambino “sordo”. Non sentire, non parlare, non capire, non comunicare, non interagire. Chiudersi nel proprio assordante silenzio. Diverse sono le azioni e non-azioni di un bambino sordo. Ma quante di queste sono effettivamente dovute alla condizione di sordità? E, soprattutto, cosa significa davvero essere sordi? Come evolve la vita e come si struttura lo sviluppo di un bambino che non percepisce i suoni e rumori dell'ambiente che lo circonda, la voce della mamma, le parole dell'insegnante a scuola, le chiacchiere dei compagni? Come può un bambino che non percepisce i suoni riuscire a comunicare, a coltivare interessi, a vivere con tranquillità amicizie e affetti? Come può un bambino sordo salvaguardare il suo naturale bisogno di vivere una vita NORMALE? Queste, e molte altre, sono le prime domande che affiorano alla mente, quando si decide di affrontare il tema della sordità, dei suoi limiti, delle sue difficoltà, ma anche dei pregiudizi e degli stereotipi che annebbiano il vero significato della parola “sordo”, che poi sarebbe meglio sostituire con i termini anacusico o ipoacusico, a seconda delle diverse condizioni del residuo uditivo della persona. Ma quale può essere il punto di partenza, estremo capo di un gomitolo difficile da srotolare, grazie al quale indirizzare la raccolta di dati, ricerche, informazioni e studi che parlano di sordità? Il concetto di disabilità comunicativa si rivela fin da subito il nodo cruciale della questione, colpendo lo sviluppo dell'individuo lungo tutto l'arco della vita, ma soprattutto nella sua essenza di animale sociale (per usare un termine squisitamente aristotelico) e nella sua globalità di persona. Repaci (2001) ci ricorda che “il bambino all'inizio è inconsapevole della sua sordità; nel corso dello sviluppo, attraverso gli scambi comunicativi con gli altri, scopre la sua diversità. Dal superamento delle crisi esistenziali, nelle fasi di passaggio dall'infanzia all'adolescenza verso l'età adulta, dipenderà il costituirsi di un'identità sociale Martina Magaglio 8

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Martina Magaglio Contatta »

Composta da 193 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7911 click dal 03/07/2009.

 

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