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Storia ed evoluzione dell’insediamento nell’area costiera a sud di Napoli (San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Rovigliano, Boscoreale, Boscotrecase)

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Martini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Francesco Storti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 347

nella zona vesuviana, tra la fine del mondo classico e le prime valide notizie (risalenti tutte, come vedremo, al X secolo), che possiamo ragionevolmente collegare ai nostri attuali paesi, passa un lungo periodo di oscurità. Tutto ciò avvalora l’idea che la vita sul nostro territorio si sia gradualmente estinta e la cosa non deve meravigliare, se si pensa che nell’alto medioevo scomparvero città ben più popolose e vitali che non i centri della zona vesuviana, già colpiti dalla disastrosa distruzione del 79 e da un progressivo abbandono nel periodo seguente .
Importante sottolineare che, in base a quanto fin qui argomentato, possiamo dedurre che i centri abitati del decimo secolo siano sorti dal nulla, senza ombra di rapporto con le città antiche; questi insediamenti devono, quindi, considerarsi come qualcosa di nuovo che nulla ha in comune con il mondo classico. Tale considerazione vale anche per Resina e Torre Annunziata, sviluppatesi per caso proprio sulla spessa coltre di lapilli e di fango che ha ricoperto per diciassette secoli le antiche città romane di Ercolano e Oplonti; in special modo gli abitanti di Resina si sono sentiti, però, fortemente tentati a considerare la loro città storicamente collegata con la più famosa città sepolta, tanto da volerne prendere lo stesso nome nel 1969.
Le più antiche notizie dei luoghi su cui oggi si estendono i nostri paesi, dunque, non vanno oltre la metà del decimo secolo, come si è detto, quando i Saraceni, più volte sconfitti, anche con l’attivo concorso dei napoletani, nel corso del secolo nono, diventarono meno minacciosi. Da quel periodo fu possibile coltivare un terreno, certo molto fertile, ma per secoli abbandonato e intercalato da selve e boschi e sorsero persino degli insediamenti umani; sappiamo, infatti, di persone che risiedevano, abitavano, nelle località di Cambrano, Casavaleria, Capitiniano, Portici, Resina, Sola, Calastro, Turris Octava; solo intorno al XIII secolo abbiamo, invece, le prime testimonianze di abitanti in quella zona, sempre lungo la strada costiera, un po’ più distante da Napoli, denominata nel medioevo «Silva Mala» .
È, inoltre, caratteristico il fatto che la grande maggioranza dei proprietari risiedeva in Napoli ed era costituita spesso da ecclesiastici; sul posto abitavano soprattutto i coloni e i braccianti, ma, forse, non tutti; dovevano, infatti, esserci, specie nella zona più vicina a Napoli, ancora individui che preferivano abitare nella città, protetta da solide mura e difesa dalla milizia locale, e che si recavano al mattino sul posto di lavoro e ritornavano a sera, prima che venissero chiuse le porte della città .
Si venne a creare una completa dipendenza da Napoli, anzi, una fusione, addirittura, tra la zona rurale e la città murata; Napoli, d’altronde, faceva parte di quelle città «che consideravano i centri demici del loro territorio direttamente incorporati in esse: centri per i quali la trattatistica giuridica del Cinque-Seicento usava l’espressione “pars corpora civitas”» . Nei confronti della nostra area, però, la città nel corso del tardo medioevo svolse un ruolo di direzione sempre più debole, in contrasto decisamente con l’aggressività con la quale, ancora agli inizi del XIII secolo, cercò di ampliare la sua area di influenza . Il motivo è da cercare «nel fatto che la dimensione più schiettamente cittadina di Napoli venne cedendo progressivamente il posto al ruolo di capitale privilegiata, interessata, sì, a che non si riducesse il suo controllo sul territorio, a causa delle infeudazioni e delle tendenze autonomistiche dei casali, ma non ad ampliarlo» . Questi non avevano comunque tutti lo stesso «status»: mentre, infatti, i casali più vicini alla città erano in sostanza un’appendice di essa (S. Aniello a Cambrano, Casavaleria, San Giorgio a Cambrano) gli altri, a mano a mano che ci si allontanava da Napoli, seguendo il percorso della citata strada costiera, «avevano una distinta fisionomia giuridica e amministrativa, per cui la città, come risulta da un documento del 1387, si limitava in effetti a nominarvi i responsabili dell’amministrazione della giustizia e dell’esazione delle imposte» (Portici, Resina, Torre del Greco e Torre Annunziata, Boscoreale).

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Universit degli studi di Napoli Federico II TESI DI LAUREA IN STORIA MEDIEVALE Storia ed evoluzione dell insediamento nell area co stiera a sud di Napoli (SAN GIORGIO A CREMANO, PORTICI, ERCOLANO, TORRE DEL GRECO, TORRE ANNUNZIATA, ROVIGLIANO, BOSCOREALE, BOSCOTRECASE) 1 INTRODUZIONE Con l eruzione del 79 d.C. la zona vesuviana, culla della civilt classica, sub un duro colpo; le citt dist rutte non furono ricostruite, ma le localit uscite con pochi danni dalla catastrofe continuarono a vivere, sia pure in tono minore e con una graduale tendenza a scomparire. Possiamo, dunque, ragionevolmente ritenere che l area dove sorgono le localit di nostro interesse fosse press ochØ deserta al principio del medioevo, pochissimi contadini e, forse, alcuni pescatori risiedevano sul posto; parecchi ercolanesi (e in numero minore anche pompeiani e stabiani), probabilmente, rifugiati nella citt di Napoli, cercarono di rimettere in vita le fertilissime campagne della zona, pur rinunciando, per , a siste marsi definitivamente nei luoghi precedentemente distrutti. Si spiegherebbe, cos , il sorgere di strettissimi rapporti tra la citt di Napoli e le falde occidentali del Vesuvio attestati da moltissimi documenti dal secolo X in poi1. 1 Per i documenti che testimoniano i rapporti tra Napoli e la zona vesuviana per quanto riguarda il periodo ducale si rimanda alla monumentale opera di B.

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