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Il rischio rapina come nuovo rischio psicosociale

Le rapine in banca sono ancora oggi episodi criminosi molto diffusi nel nostro paese, basta aprire un quotidiano per averne una conferma.
La cosa che sorprende è la varietà degli episodi, potremmo dire addirittura la “creatività” di alcuni malfattori, la loro capacità di aggirare le tecnologie e i sistemi di sicurezza.
Si è infatti passati dalle rapine stile “far west” degli anni 70’, con bande armate e con perdite umane, alle rapine “al taglierino”, meno cruente, ma non certo meno traumatiche per chi le subisce.
In certi casi si è visto addirittura mettere in atto dei veri e propri sequestri di persona, responsabili di filiale rapiti presso la propria dimora e trascinati in banca a forza, ma più frequenti negli ultimi tempi sono le “micro rapine” messe in atto da rapinatori spesso non professionisti, che armati di cutter, siringhe o spesso anche disarmati, cercano di prendere possesso del denaro contante ormai sempre meno presente nelle banche.
In questa evoluzione del fenomeno rapina chi ne subisce in prima persona gli effetti sono i lavoratori front-line, coloro che si trovano ad essere gli attori principali nel fare in modo che il rapinatore compia il suo crimine nel modo più rapido ed indolore possibile.
Da questa nuova realtà del fenomeno delle rapine in banca è emersa la volontà di indagare sugli effetti psicologici che un evento traumatico del genere può provocare sui lavoratori coinvolti, di capire se le banche tutelano in modo adeguato i loro dipendenti dal rischio rapina e se i dipendenti delle banche percepiscono un livello di sicurezza adeguato per il loro ambiente di lavoro.
Il proposito di questo lavoro è di indagare la realtà che circonda il fenomeno delle rapine in banca, di capire come queste sono considerate dalla legislazione che si occupa della sicurezza nel contesto lavorativo bancario, di quale sia l’incidenza del fenomeno sul territorio italiano e da chi sono messe in atto e con quali modalità.
Un particolare interesse è stato indirizzato verso coloro che sono le “vittime” della rapina: i dipendenti della banca; infatti si è cercato di capire, attraverso una ricerca sul campo, quali conseguenze possono essere determinate sugli stessi dipendenti da un evento stressante come la rapina.

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5 INTRODUZIONE  Le rapine in banca sono ancora oggi episodi criminosi molto diffusi nel nostro paese, basta aprire un quotidiano per averne una conferma. La cosa che sorprende è la varietà degli episodi, potremmo dire addirittura la “creatività” di alcuni malfattori, la loro capacità di aggirare le tecnologie e i sistemi di sicurezza. Si è infatti passati dalle rapine stile “far west” degli anni 70’, con bande armate e con perdite umane, alle rapine “al taglierino”, meno cruente, ma non certo meno traumatiche per chi le subisce. In certi casi si è visto addirittura mettere in atto dei veri e propri sequestri di persona, responsabili di filiale rapiti presso la propria dimora e trascinati in banca a forza, ma più frequenti negli ultimi tempi sono le “micro rapine” messe in atto da rapinatori spesso non professionisti, che armati di cutter, siringhe o spesso anche disarmati, cercano di prendere possesso del denaro contante ormai sempre meno presente nelle banche. In questa evoluzione del fenomeno rapina chi ne subisce in prima persona gli effetti sono i lavoratori front-line, coloro che si trovano ad essere gli attori principali nel fare in modo che il rapinatore compia il suo crimine nel modo più rapido ed indolore possibile. Da questa nuova realtà del fenomeno delle rapine in banca è emersa la volontà di indagare sugli effetti psicologici che un evento traumatico del genere può provocare sui lavoratori coinvolti, di capire se le banche tutelano in modo adeguato i loro dipendenti dal rischio rapina e se i dipendenti delle banche percepiscono un livello di sicurezza adeguato per il loro ambiente di lavoro. Il proposito di questo lavoro è di indagare la realtà che circonda il fenomeno delle rapine in banca, di capire come queste sono considerate dalla legislazione

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Filippo Maggi Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.