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L'economia dell'Italia fascista

Per poter studiare al meglio la situazione economico-finanziaria dell’Italia durante il Ventennio è opportuno distinguere le decisioni politiche da quelle macroeconomiche: se sotto il primo aspetto le imposizioni dittatoriali del Partito Nazionale Fascista furono, talvolta nella loro brutalità, oggetto di un efferato progetto politico, lo stesso non si può dire per le scelte in ambito economico.
Parlare specificatamente di una “economia fascista”, infatti, potrebbe sembrare quasi una forzatura poiché, fino al 1933-34, le politiche economiche del regime di Mussolini non sembravano discordare particolarmente da quelle degli altri Paesi europei.
Volendo comunque individuare ad ogni costo una “natura economica del fascismo1”, si dovrebbe analizzare il periodo compreso tra il 1934 e il 1942, anni nei quali il cospicuo aumento della spesa pubblica in forniture belliche rappresenta il momento più emblematico dell’economia italiana tra le due guerre, dato che gli altri elementi caratteristici, come ad esempio l‘autarchia, erano già presenti nella maggior parte dei Paesi del Vecchio Continente.

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5 INTRODUZIONE Per poter studiare al meglio la situazione economico-finanziaria dell’Italia durante il Ventennio è opportuno distinguere le decisioni politiche da quelle macroeconomiche: se sotto il primo aspetto le imposizioni dittatoriali del Partito Nazionale Fascista furono, talvolta nella loro brutalità, oggetto di un efferato progetto politico, lo stesso non si può dire per le scelte in ambito economico. Parlare specificatamente di una “economia fascista”, infatti, potrebbe sembrare quasi una forzatura poiché, fino al 1933-34, le politiche economiche del regime di Mussolini non sembravano discordare particolarmente da quelle degli altri Paesi europei. Volendo comunque individuare ad ogni costo una “natura economica del fascismo 1 ”, si dovrebbe analizzare il periodo compreso tra il 1934 e il 1942, anni nei quali il cospicuo aumento della spesa pubblica in forniture belliche rappresenta il momento più emblematico dell’economia italiana tra le due guerre, dato che gli altri elementi caratteristici, come ad esempio l‘autarchia, erano già presenti nella maggior parte dei Paesi del Vecchio Continente. La situazione economica europea, al termine della prima guerra mondiale, era segnata da una forte inflazione, che provocava per molti Paesi un deprezzamento del valore estero della loro moneta. Negli anni successivi ci fu un breve periodo di crescita generale, seguito da una recessione, che tra il 1920-21 causò gravi crisi bancarie in diversi Paesi. Questi problemi monetari e finanziari furono la conseguenza diretta del primo conflitto mondiale, cosi come l’onere dei debiti tra i Paesi alleati e i tentativi degli stessi di farsi pagare somme enormi per le riparazioni dalla Germania. Un altro elemento rilevante fu l’opinione condivisa che sarebbe stato necessario tornare al Gold standard presente nel periodo anteguerra, per poter riprendere la crescita degli anni precedenti al 1914, anche a costo di enormi sacrifici per ristabilire i tassi di cambio della moneta. Verso la metà degli anni Venti, ci fu un rilancio dell’economia dovuto a diversi fattori: l’aumento della produzione industriale; l’accettazione del Piano Dawes nel 1924, per il dilazionamento dei pagamenti tra le potenze europee e per la nuova intesa politica che pose fine all’occupazione della Ruhr da parte della Francia, con la firma del Patto di Locarno. Dopo alcuni anni di stabilità economica, seguì una serie interminabile di disastri finanziari che culminarono nel 1931 con il fallimento della maggiore banca austriaca e gravi crisi degli istituti creditizi in Germania: era l’inizio della Grande Depressione, un periodo di declino ciclico su scala 1 G. Toniolo, “ L’economia dell’Italia fascista”, Libri del tempo Laterza, Bari, 1980, pag. XI

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Juri Leo Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.