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L'alleanza asimmetrica: il caso dell'Anzus

Obiettivo di questo lavoro sarà quello di testare, alla luce del trattato concluso tra Stati Uniti Australia e Nuova Zelanda, le principali ipotesi e teorie che emergono dalla letteratura relativa alle alleanze tra piccole e grandi potenze. Verranno analizzate questioni come quella relativa alle origini di tali alleanze, agli specifici problemi degli alleati minori nei loro rapporti con stati più forti, e alle mutevoli percezioni degli obblighi relativi alle alleanze. La crisi degli anni ‘80 poi, permetterà di affrontare temi come quelli del diritto di ogni stato di agire alla luce dei propri interessi nazionali, del ruolo delle ritorsioni nei rapporti tra alleati, e della capacità americana di mantenere la leadership del reticolo di alleanze costruito nel corso della Guerra Fredda.
La ricerca è stato divisa in due parti. La prima ha carattere teorico, ed oltre a fornire una visione generale delle principali teorie sulle origini delle alleanze, si sofferma sull’analisi della letteratura relativa a quelle concluse tra piccole e grandi potenze; la seconda ha invece carattere storico, e si concentra sull’origine e sull’evoluzione dell’Anzus fino alla crisi dei primi anni ‘80. La prima parte è composta da quattro capitoli. Il primo riporta alcune delle più importanti definizioni e classificazioni delle alleanze, dedicando maggiore attenzione a quelle che sottolineano il diverso peso degli attori che ne fanno parte. Esso ricorda inoltre le principali teorie sulle origini delle alleanze. Il secondo capitolo definisce e descrive le principali caratteristiche delle piccole potenze, mettendo in evidenza la mancanza di accordo tra i vari autori sui criteri ritenuti più significativi per distinguerle dal resto degli stati del sistema internazionale. Il terzo capitolo invece, specifica i diversi motivi che inducono le piccole e le grandi potenze ad allearsi tra loro, mentre il quarto capitolo mette in evidenza i principali rischi e pericoli che discendono dalle alleanze tra stati “disuguali”, soffermandosi ad analizzare alcuni dei rimedi che le piccole potenze possono adottare al fine di limitare i rischi che esse corrono alleandosi con stati più forti.
La seconda parte invece, è divisa in tre capitoli. Il primo descrive le origini dell’Anzus, dedicando particolare attenzione alla fase della stipulazione del trattato e al contenuto di quest’ultimo. Il secondo si occupa invece dell’evoluzione dell’alleanza fino alla fine degli anni ‘70, e mette in evidenza le conseguenze legate alla disparità di forza tra i tre alleati. L’ultimo capitolo, infine, si concentra sulla disputa sorta tra Stati Uniti e Nuova Zelanda all’inizio degli anni ‘80, ed analizza tanto le ragioni che indussero il partito laburista neozelandese ad adottare una politica antinucleare, quanto quelle che spinsero gli Stati Uniti ad adottare severe misure punitive nei confronti dell’alleato minore.

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6 INTRODUZIONE Nonostante le alleanze tra piccole e grandi potenze siano un fenomeno ricorrente della politica internazionale, le opere che si occupano in dettaglio di tale argomento sono relativamente limitate. Una delle prime difficoltà che emerge dall’analisi della letteratura esistente è quella di stabilire con precisione che cosa si intenda per piccole potenze. Ciò dipende non solo dalla varietà delle definizioni utilizzate, ma anche dalla molteplicità dei criteri a cui sono ricorsi i diversi autori per classificare gli stati appartenenti a tale categoria. A parte le ovvie eccezioni, comunque, è possibile individuare un elemento che accomuna gran parte delle piccole potenze, ossia la loro incapacità di difendersi con le sole risorse a loro disposizione. Proprio tale aspetto, spesso aggravato da particolari caratteristiche geografiche ed economiche, ha indotto la maggior parte degli autori a considerare la debolezza militare la causa principale del ricorso delle piccole potenze ad alleanze con stati più forti, portando così a sottovalutare fattori diversi dalla ricerca della sicurezza, che contribuiscono invece a rendere tali alleanze particolarmente attraenti per gli stati minori. Poiché questi ultimi non sono invece in grado di offrire significativi contributi dal punto di vista militare, le considerazioni appena fatte per le piccole potenze non sono ritenute valide per gli stati maggiori. Nonostante minimi incrementi di forza possano talvolta rivelarsi fondamentali, infatti, si ritiene che le grandi potenze, nel decidere di allearsi con stati più deboli, considerino piuttosto i vantaggi che derivano dal sottrarre potenziali alleati ai loro avversari, o dalla possibilità di esercitare forme di controllo su stati che potrebbero altrimenti adottare politiche contrarie ai loro interessi. Quindi non vi è sempre corrispondenza tra i motivi che inducono le due categorie di stati ad allearsi tra loro; e se a questo si aggiunge che raramente gli interessi delle piccole potenze coincidono con

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Roberta Donati Contatta »

Composta da 186 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1596 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.