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Saggi di traduzione per la sottotitolazione: costruire un portfolio per il mondo del lavoro

Informazioni tesi

  Autore: Ambra Casiraghi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Giovanni Iamartino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110


In seguito a ricerche, valutazioni ed analisi, ho deciso di scrivere una tesi che tratti fondamentalmente di un argomento: la sottotitolazione, sia dal punto di vista teorico, che da quello pratico. Dato che la redazione di una tesi deve perlomeno appassionare chi la scrive, la scelta finale è caduta su due mie grandi passioni: la lingua inglese e le serie televisive anglofone.
L’idea è nata per caso, aiutata dall’ormai onnipresente Internet, in cui è possibile vedere in streaming diverse puntate dei telefilm più famosi trasmesse dai canali televisivi internazionali. Questi episodi inediti si possono guardare e comprendere grazie ai sottotitoli in italiano, inseriti nella parte inferiore dello schermo, da fansubbers (letteralmente: i fan sottotitolatori, coloro che producono i fansub ), cioè persone aventi buone competenze in lingua che, grazie a semplici software, inseriscono le traduzioni al di sotto delle immagini. Queste traduzioni vengono immesse per aiutare coloro che, nonostante abbiano difficoltà con la lingua inglese, vogliano continuare a vedere il loro telefilm preferito, senza dover aspettare il doppiaggio in italiano e il dovuto tempo di realizzazione. In questo modo, essendo una traduttrice alle prime armi, ho notato che la sottotitolazione non è una traduzione letteraria, ma di un tipo chiamato audiovisivo (v. cap. 1.1) non ancora molto studiata a livello accademico , ma non per questo meno interessante delle varianti canoniche. Così, a seguito dell’accurata lettura di testi teorici sull’argomento, ho deciso di gettarmi a capofitto nella pratica provando a elaborare da sola i sottotitoli, forte anche dei suggerimenti pratici di tempistica e di spazio datomi dalla società Colby Srl – Tecnologie e servizi per la comunicazione – un’azienda di doppiaggio e sottotitolazione che ha sede in Cologno Monzese (v. cap. III), di cui accludo l’interessante intervista.
Questo elaborato finale è per mia volontà un testo molto concreto, per due ragioni: una buona parte di esso è formata dal secondo capitolo, che tratta del lavoro prettamente pratico da me svolto; la seconda ragione è che questa tesi è intesa come un possibile portfolio di presentazione per un futuro impiego nel campo della sottotitolazione, e quindi, costituire un supporto concreto nella futura ricerca del lavoro che desidero.
La tesi è suddivisa in tre capitoli: nel capitolo I mi concentro unicamente sulla teoria, mostrando le basi teoriche del successivo lavoro pratico; iniziando dalla definizione generale di traduzione audiovisiva e dalle metodologie di trasferimento linguistico di questa, mi concentro poi unicamente sulla sottotitolazione, descrivendone gli usi, le diverse tipologie, gli aspetti tecnici, le fasi di realizzazione e infine una valutazione con dei pro e contro di questa tecnica traduttiva.
Dal capitolo secondo inizia la parte pratica, che è la concretizzazione della sezione teorica nel capitolo I. Si incomincia con una breve presentazione dei programmi televisivi che verranno poi sottotitolati, spiegandone origine, storia e contenuti. Ho deciso di scegliere testi da un lato uniformi, perché appartenenti tutti al mezzo televisivo, e dall’altro lato eterogenei, dato che rappresentano diverse variazioni anglofone: un talk show americano non molto conosciuto in Italia; una serie televisiva americana, famosa in tutto il mondo, nella quale troviamo un linguaggio specialistico-scientifico ed infine un comic show inglese. In seguito mi cimento nella sottotitolazione dei testi audiovisivi presi in considerazione, descrivendo i problemi e le difficoltà incontrati e le soluzioni trovate. D’altra parte, devo evidenziare che i sottotitoli sono stati tutti inseriti al di sotto dei filmati con programmi ad hoc, per avere la controprova della loro funzionalità e correttezza. Per questo, come dimostrazione della completezza del lavoro svolto, ho deciso di inserire nel testo alcune immagini delle trasmissioni televisive con la mia traduzione sottostante.
Nell’ultimo capitolo, il terzo, ho deciso di inserire l’interessante intervista fatta a Franco Sciuto, il responsabile dell’assistenza ai clienti e servizi della società di servizi per la comunicazione Colby ed a una delle loro sottotitolatrici, che traduce, oltre ad altri programmi, anche il Late Show with David Letterman.

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INTRODUZIONE In seguito a ricerche, valutazioni ed analisi, ho deciso di scrivere una tesi che tratti fondamentalmente di un argomento: la sottotitolazione, sia dal punto di vista teorico, che da quello pratico. Dato che la redazione di una tesi deve perlomeno appassionare chi la scrive, la scelta finale è caduta su due mie grandi passioni: la lingua inglese e le serie televisive anglofone. L’idea è nata per caso, aiutata dall’ormai onnipresente Internet, in cui è possibile vedere in streaming diverse puntate dei telefilm più famosi trasmesse dai canali televisivi internazionali. Questi episodi inediti si possono guardare e comprendere grazie ai sottotitoli in italiano, inseriti nella parte inferiore dello schermo, da fansubbers (letteralmente: i fan sottotitolatori, coloro che producono i fansub 1 ), cioè persone aventi buone competenze in lingua che, grazie a semplici software, inseriscono le traduzioni al di sotto delle immagini. Queste traduzioni vengono immesse per aiutare coloro che, nonostante abbiano difficoltà con la lingua inglese, vogliano continuare a vedere il loro telefilm preferito, senza dover aspettare il doppiaggio in italiano e il dovuto tempo di realizzazione. In questo modo, essendo una traduttrice alle prime armi, ho notato che la sottotitolazione non è una traduzione letteraria, ma di un tipo chiamato audiovisivo (v. cap. 1.1) non ancora molto studiata a livello accademico 2 , ma non per questo meno interessante delle varianti canoniche. Così, a seguito dell’accurata lettura di testi teorici sull’argomento, ho deciso di gettarmi a capofitto nella pratica provando a elaborare da sola i sottotitoli, forte anche dei suggerimenti pratici di tempistica e di spazio datomi dalla società Colby Srl – Tecnologie e servizi per la comunicazione – un’azienda di doppiaggio e sottotitolazione che ha sede in Cologno Monzese (v. cap. III), di cui accludo l’interessante intervista. Questo elaborato finale è per mia volontà un testo molto concreto, per due ragioni: una buona parte di esso è formata dal secondo capitolo, che tratta del lavoro prettamente pratico da me svolto; la seconda ragione è che questa tesi è intesa come un possibile portfolio di presentazione per un futuro impiego nel campo della sottotitolazione, e quindi, costituire un supporto concreto nella futura ricerca del lavoro che desidero. 1 In italiano, essendo un prestito recente dalla lingua inglese, il suo uso non è stato ancora standardizzato. In Rete è possibile trovare molti usi diversi, che dimostrano la non canonicità del termine: può essere maschile o femminile, può essere usato per indicare sia i sottotitoli sia i filmati sottotitolati, il plurale può essere sia fansub, che fansub. 2 Per maggiori informazioni a proposito delle cause della scarsità di studi nella traduzione audiovisiva v. Perego (2007); Díaz Cintas e Gambier in Chiaro, Heiss, Bucaria (2008). 3

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