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Il rapporto sacro-profano: il destino degli Aborigeni Australiani

Informazioni tesi

  Autore: Annapina Rucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Traduttori e Interpreti
  Relatore: Giselda Antonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

Questa tesi nasce dall'interesse che sin da piccola ho coltivato per il continente australiano, una terra ricca di fascino e di mistero di cui ben poco conoscevo, in realtà, riguardo i suoi millenari abitanti, gli Aborigeni.
In seguito, frequentando il corso di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, ho avuto modo di studiare il testo redatto dalla docente del corso, la professoressa Antonelli, dal titolo Cultura e società in Durkheim e Péguy in cui viene evidenziato il pensiero di questi due intellettuali francesi attraverso un'accurata analisi delle loro opere. Durkheim, in particolare nell'opera intitolata Le forme elementari della vita religiosa (1912), fa riferimento alle società tribali australiane illustrandone il rapporto sacro – profano che le contraddistingue. Rapporto che costituisce il fulcro, il fattore scatenante e dominante di questa tesi, in quanto, proprio dall'appassionante esposizione del sociologo francese delineata in modo encomiabile dalla professoressa Antonelli nella sua ricerca, ho iniziato ad interessarmi alle vicende di questo popolo così poco conosciuto da noi occidentali dato che per anni molto è stato messo a tacere e spesso ancora oggi viene nascosto o addirittura negato.
Spinta dalla curiosità ho intrapreso una febbrile ricerca, non senza incontrare difficoltà nel reperire testi o documenti che potessero fornirmi informazioni dettagliate, dal momento che quelle che avevo ormai non mi soddisfacevano più. Alcuni testi non sono più facilmente reperibili in quanto non vengono ristampati da anni e per poterli consultare spesso sono ricorsa al prestito inter-bibliotecario. Altri invece li ho richiesti tramite i servizi internet e sono giunti da ogni regione d'Italia e non solo, ad esempio il testo da cui ho tratto il brano che ho poi tradotto mi è stato spedito dall'Australia.
Ed è proprio attraverso questa ricerca che sono venuta a conoscenza dei continui soprusi e delle atroci violenze che gli Aborigeni australiani hanno subito durante il periodo della colonizzazione inglese.
Per questo motivo costituiscono il fulcro di questa esposizione, ai quali farò riferimento tramite due espressioni diverse: aborigeni australiani e popolazioni indigene australiane. Sebbene appaiono sinonime, queste due espressioni presentano delle differenze in quanto il termine aborigeno, il più usato dall’etnografia perché è il più antico, risale al tempo del colonialismo, quando gli europei arrivati nel nuovo continente descrissero gli abitanti autoctoni, quelli che erano là ab-origine, come esseri primitivi, selvaggi, il cui stadio evolutivo poteva essere pari a quello delle popolazioni agli albori dell’umanità.
In seguito, la superiorità degli euro-australiani era schiacciante e i loro metodi di educazione si rivelarono devastanti: intorno agli anni cinquanta, il governo federale, dopo un periodo di repressione cruenta e un successivo protezionismo, resosi conto di non poter cancellare fisicamente un numero di indigeni costantemente in crescita, stabilì che un’intera generazione di figli provenienti da matrimoni misti fosse sottratta alle famiglie d’origine per essere educata in maniera occidentale. Questo metodo, che fu utilizzato fino agli anni sessanta, prevedeva di eliminare la cultura autoctona sostituendola con quella europea ed è stato definito con l'espressione Stolen Generations, ossia “Generazioni Rubate”.
In quegli stessi anni, in risposta alle barbarie degli occidentali, la consapevolezza delle popolazioni indigene si rafforza e l’opinione pubblica si indigna di fronte a questo massacro culturale, sono questi i tempi delle grandi lotte civili per il riconoscimento delle terre sottratte durante il periodo coloniale. È questo il tempo in cui gli stessi aborigeni promuovono una nuova espressione, non razzista bensì evoluzionista, nella quale si possono riconoscere.
Nasce così il termine Indigeni Australiani che viene adottato dall’opinione pubblica, dall’etnografia ufficiale e dal governo federale. La storia del nuovo vocabolo racchiude anni di lotte civili, di nuovi provvedimenti adottati dal governo e di fondamentali riconoscimenti raggiunti in ambito di possedimenti terrieri e di diritti umani e civili.
Attraverso le pagine che seguono verranno evidenziate la politica dei primi colonizzatori e le successive lotte in modo da formare un quadro introduttivo alla tematica centrale del corpo della tesi, la testimonianza narrata in prima persona dei soprusi e delle violenze subite da questo popolo così antico e così spirituale, caratterizzato da una cultura prevalentemente orale che rischia ormai di andare persa. Una testimonianza che appare sotto forma di una velata denuncia che intende portare all'attenzione di tutti, anche di chi non vuol sentire, non vuol vedere o peggio non vuol credere, ciò che è stato per evitare che accada di nuovo. Un monito attento e diretto che lascerà un segno profondo nell'animo di coloro che lo leggeranno.

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INTRODUZIONE Questa tesi nasce dall'interesse che sin da piccola ho coltivato per il continente australiano, una terra ricca di fascino e di mistero di cui ben poco conoscevo, in realtà, riguardo i suoi millenari abitanti, gli Aborigeni. In seguito, frequentando il corso di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, ho avuto modo di studiare il testo redatto dalla docente del corso, la professoressa Antonelli, dal titolo Cultura e società in Durkheim e Péguy in cui viene evidenziato il pensiero di questi due intellettuali francesi attraverso un'accurata analisi delle loro opere. Durkheim, in particolare nell'opera intitolata Le forme elementari della vita religiosa (1912), fa riferimento alle società tribali australiane illustrandone il rapporto sacro – profano che le contraddistingue. Rapporto che costituisce il fulcro, il fattore scatenante e dominante di questa tesi, in quanto, proprio dall'appassionante esposizione del sociologo francese delineata in modo encomiabile dalla professoressa Antonelli nella sua ricerca, ho iniziato ad interessarmi alle vicende di questo popolo così poco conosciuto da noi occidentali dato che per anni molto è stato messo a tacere e spesso ancora oggi viene nascosto o addirittura negato. Spinta dalla curiosità ho intrapreso una febbrile ricerca, non senza incontrare difficoltà nel reperire testi o documenti che potessero fornirmi informazioni dettagliate, dal momento che quelle che avevo ormai non mi soddisfacevano più. Alcuni testi non sono più facilmente reperibili in quanto non vengono ristampati da anni e per poterli consultare spesso sono ricorsa al prestito inter-bibliotecario. Altri invece li ho richiesti tramite i servizi internet e sono giunti da ogni regione d'Italia e non solo, ad esempio il testo da cui ho tratto il brano che ho poi tradotto mi è stato spedito dall'Australia. Ed è proprio attraverso questa ricerca che sono venuta a conoscenza dei continui soprusi e delle atroci violenze che gli Aborigeni australiani hanno subito durante il periodo della colonizzazione inglese. Per questo motivo costituiscono il fulcro di questa esposizione, ai quali farò riferimento tramite due espressioni diverse: aborigeni australiani e popolazioni indigene australiane. Sebbene appaiono sinonime, queste due espressioni presentano 4

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