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Disturbi del comportamento alimentare. Decostruzione e ricostruzione di un'identità.

Il presente lavoro si propone d’indagare gli aspetti culturali propri dei Disturbi del omportamento Alimentare (DCA).
Alla luce di un’analisi diacronica dell’evoluzione di questo disturbo, del concetto di“malattia” con particolare riferimento alla psichiatria e delle interviste condotte durante il lavoro di ricerca, cerco di evidenziare come le cause ufficialmente imputate ai disturbi (moda, bellezza..) non siano altro che varianti storicamente e culturalmente date che, in effetti, nulla hanno a che vedere con la malattia in sé.
Mi è sembrato opportuno quindi tentare di aprire un varco sull’esperienza vissuta delle persone che con questa malattia convivono da più o meno tempo per cercare di restituir loro la dignità che società e mass media hanno cercato (cercano) in ogni modo di negare, svilendo la sofferenza di cui sono portatrici con superficiali e spesso pilotati discorsi in merito.
E’ stata la vicinanza quotidiana con alcune persone affette da DCA a spingermi a svolgere questo lavoro. Le crisi di rabbia cui ho assistito al sentir correlare anoressia (o qualsiasi altro DCA) e moda. La frustrazione nei loro occhi quando si chiedeva loro “ma non puoi farne a meno?”. Il sospetto e gli interrogatori che mi hanno accolta al primo incontro, il loro rilassarsi durante i colloqui, la gratitudine di alcuni alla fine di questi, per “non aver posto le solite, inutili domande”.
Vorrei ringraziare quindi loro e tutte le persone che hanno condiviso l’esperienza che tanto le ha segnate qui, in modo che, anche non leggendo il mio lavoro, possano sapere quanto il mio debito nei loro confronti sia grande.

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Il presente lavoro si propone d’indagare gli aspetti culturali propri dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). Alla luce di un’analisi diacronica dell’evoluzione di questo disturbo, del concetto di “malattia” con particolare riferimento alla psichiatria e delle interviste condotte durante il lavoro di ricerca, cerco di evidenziare come le cause ufficialmente imputate ai disturbi (moda, bellezza..) non siano altro che varianti storicamente e culturalmente date che, in effetti, nulla hanno a che vedere con la malattia in sé. Mi è sembrato opportuno quindi tentare di aprire un varco sull’esperienza vissuta delle persone che con questa malattia convivono da più o meno tempo per cercare di restituir loro la dignità che società e mass media hanno cercato (cercano) in ogni modo di negare, svilendo la sofferenza di cui sono portatrici con superficiali e spesso pilotati discorsi in merito. E’ stata la vicinanza quotidiana con alcune persone affette da DCA a spingermi a svolgere questo lavoro. Le crisi di rabbia cui ho assistito al sentir correlare anoressia (o qualsiasi altro DCA) e moda. La frustrazione nei loro occhi quando si chiedeva loro “ma non puoi farne a meno?”. Il sospetto e gli interrogatori che mi hanno accolta al primo incontro, il loro rilassarsi durante i colloqui, la gratitudine di alcuni alla fine di questi, per “non aver posto le solite, inutili domande”. Vorrei ringraziare quindi loro e tutte le persone che hanno condiviso l’esperienza che tanto le ha segnate qui, in modo che, anche non leggendo il mio lavoro, possano sapere quanto il mio debito nei loro confronti sia grande. Parole chiave: anoressia. bulimia, EDNOS, identità, malattia, costruzione, rifiuto, potere, società.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federica Guglielmo Contatta »

Composta da 144 pagine.

 

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