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La disciplina delle pratiche commerciali scorrette - Il caso: portabilità mutuo-Gruppo Unicredit

La tesi affronta la tematica del diritto del consumo alla luce degli interventi normativi volti a difendere i diritti dei consumatori nei loro rapporti con i professionisti.
Essa è costituita da due parti: nella prima si illustra la normativa concernente la tutela dei consumatori nelle transazioni commerciali e, in particolare, di quella avente ad oggetto la repressione delle pratiche commerciali scorrette; si discorre della tutela, non meramente minimale, riconosciuta ai consumatori nell’ambito delle transazioni commerciali. Le nuove disposizioni si caratterizzano per aver riconosciuto una vigilanza innovativa sui diritti dei consumatori. Il legislatore, infatti, ha voluto offrire tutela a ogni momento del rapporto con il professionista, dalla fase precontrattuale fino a quella post-vendita, contro qualsiasi atteggiamento scorretto posto in essere dal professionista, nell’intento di manipolare le decisioni del consumatore in merito all’acquisto del bene o del servizio.
La tesi analizza nel dettaglio la Direttiva 2005/29/CE, artefice dell’innovativo intervento, per passare poi ad analizzare come il legislatore nazionale, con i decreti legislativi n. 145 e 146/07, l’abbia recepita, adattandola al suo contesto. Linea guida di quest’analisi svolta su due fronti, è costituita dalla clausola generale di scorrettezza, vale a dire gli elementi che la caratterizzano: la contrarietà alla diligenza professionale e l’idoneità ad alterare in maniera rilevante il comportamento economico del consumatore medio, ovvero il consumatore che s’informa adeguatamente, è attento e avveduto in maniera ragionevole.
Ingannevolezza e aggressività rappresentano due facce della stessa medaglia: la scorrettezza si sostanzia in azioni o omissioni ingannevoli, ovvero in pratiche che contengono informazioni inesatte, incomplete, fuorvianti, oppure vere, ma presentate in modo oscuro o non presentate affatto; l’aggressività, invece, si sostanzia nel limitare considerevolmente la libertà di scelta del consumatore medio, mediante ricorso a molestie, coercizioni, forza fisica o indebito condizionamento.
Nella seconda parte della tesi, lo scenario di riferimento è il caso concreto. In questa parte viene analizzata nel particolare la fattispecie avente ad oggetto una pratica commerciale scorretta, partendo, in un’analisi da compiersi necessariamente a ritroso, dall’elencazione delle pratiche che il legislatore comunitario ha definito scorrette senza necessità di ulteriore giudizio, per arrivare alla clausola generale di scorrettezza. Quest’ultima, sebbene sia un valido punto di riferimento, contiene elementi poco oggettivi, non è pertanto un idoneo punto di partenza per definire cosa sia in concreto una pratica commerciale scorretta.
Per meglio comprendere come s’individua la scorrettezza in una pratica commerciale, sono esaminati alcuni dei numerosi provvedimenti adottati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, figura preposta a monitorare il mercato e, tra l’altro, a sanzionare le pratiche scorrette: essa è chiamata a sindacare le condotte attuate dai professionisti e a stabilire se nelle segnalazioni che le vengono presentate siano ravvisabili elementi di scorrettezza.
Prospettare al consumatore un qualsiasi ostacolo non contrattuale, oneroso o sproporzionato, nel caso questi voglia esercitare diritti contrattuali, come risolvere il contratto o rivolgersi a un altro professionista, è una pratica commerciale aggressiva: la trattazione termina con l’esposizione di una condotta analoga a quella appena descritta, posta in essere dal gruppo Unicredit nei confronti dei contraenti di mutui immobiliari presso le proprie agenzie, intenzionati a trasferire il proprio mutuo presso altre banche.

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2 1. La Direttiva 2005/29/CE: la pronuncia europea sulle “unfair business transactions” 1.1 Considerazioni introduttive La Direttiva 2005/29/CE dell’11/05/05 disciplina le pratiche commerciali scorrette tra imprese e consumatori. L’obiettivo che la Direttiva si prefiggeva, come afferma il considerando numero 3 della stessa, era l’armonizzazione del mercato interno, il cui buon funzionamento era ostacolato “dalle notevoli differenze in materia, differenze che avrebbero potuto provocare sensibili distorsioni della concorrenza e costituire ostacoli al buon funzionamento del mercato interno”. Uniformare le norme in materia, significava rimuovere tali diversità, promuovendo una tutela maggiore sia dei professionisti, che dei consumatori, scoraggiati, in un tale caotico contesto normativo, quale era quello precedente all’emanazione della Direttiva, a compiere attività transfrontaliere. In tale situazione, la necessità di una direttiva quadro che andasse al cuore del problema, tracciando una regolamentazione generale a livello europeo sulla scorrettezza nelle pratiche commerciali, era un imperativo sempre più indifferibile. Il considerando numero 2 della Direttiva afferma

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Maria Adelaide Landi Contatta »

Composta da 87 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.