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Usucapio pro herede

La tesi delinea l'istituzione e l'evoluzione dell'usucapio pro herede, istituto di diritto successorio romano.

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3 DALL’APPLICAZIONE DELL’USUCAPIO ALLA HEREDITAS: L’USUCAPIO PRO HEREDE NEL CONTESTO SOCIO-GIURIDICO DELL’ANTICA ROMA L’usucapione delle cose ereditarie aveva nell’antico diritto romano una disciplina del tutto simile a quella delle altre res: richiedeva, infatti, il tempo, l’assenza di furto, quindi né bona fides né iusta causa, e il possesso di singole cose. Le conseguenze dell’applicazione dell’usucapione all’hereditas erano, perciò, inizialmente piuttosto gravi dal momento che comportavano l’acquisto delle singole cose senza l’assunzione di alcun onere ereditario. Per evitare che i creditori rimanessero insoddisfatti, dal momento che non era ancora stata introdotta nè la responsabilità patrimoniale per i debiti nè la correlativa esecuzione sui beni, e per continuare il culto dei sacra, cioè degli oneri religiosi, si fece ricorso ad una diversa applicazione dell’usucapione all’hereditas che portò alla creazione dell’usucapio pro herede, istituto, certamente, tra i più misteriosi dell’antico diritto successorio romano che nel corso dei secoli subirà una profonda modificazione, la cui funzione era quella di ristabilire l’equilibrio tra i vantaggi e gli oneri che l’acquisto dell’eredità comportava in modo che il possessore diventasse heres. L’usucapio pro herede implica così l’acquisizione non solo del titolo civile di proprietario della cosa posseduta per un anno bensì quella del titolo civile di heres. Non si tratta, però, di un espediente ma di una logica applicazione dei principi dell’usucapione ordinaria dal momento che si partiva dal concetto di

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Manuela Silvia Isabella Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1999 click dal 04/09/2009.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.