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Il diritto di immigrazione, la libertà di movimento e i diritti umani

Lo scopo di questo elaborato è fornire una giustificazione del diritto umano fondamentale di entrare in qualunque territorio senza essere impedito nel proprio movimento dai funzionari dello stato che ne presiede al controllo, ricavando tale diritto come conseguenza della libertà di movimento.
Per fare ciò, analizzerò gli argomenti di chi vede in tale libertà una priorità fondamentale dell'uomo e di chi invece la considera subordinata ad altri diritti.
Per venire a capo di questa contraddizione, esporrò una teoria dei diritti umani, quella di Nickel, che gode di un diffuso consenso, integrandone ed approfondendone alcuni punti con le argomentazioni offerte da Henry Shue e Jack Donnelly.
Successivamente, sulla base di questa teoria, dimostrerò la necessità per un insieme funzionale di diritti umani di comprendere il diritto alla libertà di movimento internazionale e il diritto all'immigrazione, verificando il primo tramite lo schema giustificativo nickeliano e ricavando il secondo dal diritto di emigrazione riconosciuto dalla Dichiarazione Universale.
Infine tratterò un problema molto grave ed attuale e strettamente collegato alla questione dei diritti di cui tratta questo elaborato, ovvero quello della coercizione attuata dagli stati nel controllo dei confini.
Come vedremo, tali atti di coercizione non sollevano esclusivamente problemi di natura etica ma anche di teoria politica e democratica.

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Introduzione Scrive Joseph Carens nell'introduzione di un proprio articolo del 1987: I confini sono controllati da guardie, e le guardie hanno le pistole. Questo è un fatto ovvio, ma che è facilmente nascosto alla vista – o perlomeno alla vista di coloro tra noi che sono cittadini delle ricche democrazie occidentali. Per gli Haitiani nelle loro bagnarole affrontate dai cutter armati della Guardia Costiera, per i Salvadoregni che muoiono di caldo ed asfissia dopo essere stati trafugati nel deserto dell'Arizona, per i Guatemaltechi che strisciano attraverso tubature fognarie infestate dai topi da Messico alla California – per tutte queste persone confini, guardie e pistole sono fin troppo evidenti. Cosa giustifica l'esercizio della forza nei confronti di queste persone? Forse confini e guardie possono essere giustificati come un modo per tenere fuori criminali, sovversivi, o invasori armati. Ma la maggior parte di coloro che cercano di entrare non appartengono a tali categorie. Essi sono persone normali e pacifiche, che cercano solo l'opportunità di costruire vite decenti e sicure per sé e le proprie famiglie. Su quali basi morali questo genere di persone può essere tenuto fuori? Cosa da a chicchessia il diritto di puntare armi su di loro? 1 Queste righe si presentano come un esempio paradigmatico di un 1 J. Carens, “Aliens and Citizens, the Case for Open Borders”, in The Review of Politics, Vol. 49, N. 2, 1987, pp. 251 – 273. 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Lagomarsino Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2788 click dal 31/07/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.