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Heinrich von Ofterdingen: il cammino della conoscenza

Un’idea di letteratura che non conosce delimitazioni e classificazioni, un animo ansioso di abbracciare tutte le discipline dello scibile umano, una grande fiducia nel ruolo della parola poetica che accompagna l’umanità verso mete lontane: in queste poche righe si può leggere il profilo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, che si presentò all’élite di ingegni romantici di Jena sotto lo pseudonimo di Novalis. Il suo pensiero non conosce confini culturali; spazia dalla filosofia alla fisica, passando per la matematica, la chimica, la religione, l’antropologia, la psicologia, le scienze naturali per toccare anche la riflessione politica sull’Europa alle soglie del diciannovesimo secolo. Lo stesso Friedrich Schlegel nel 1792 riferisce con entusiasmo al fratello August Wilhelm:

Il destino ha messo nelle mie mani un giovane che può diventare tutto. Mi è piaciuto moltissimo e gli sono andato incontro: allora mi ha spalancato il santuario del cuore. Io vi ho preso dimora, e vado studiandolo. Un uomo ancora giovanissimo, di figura slanciata, di volto fine, con gli occhi neri, magnificamente espressivi quando parla tutto infiammato di qualcosa di bello – un fuoco indescrivibile – parla tre volte di più e tre volte più svelto di noialtri – intelligenza fulminea e acuta. Non ho mai visto così vivo lo splendore della giovinezza. La sua sensibilità mostra una certa castità che ha radice nell’anima, non nell’inesperienza .

Senza dubbio Novalis, come testimonia questa schietta ed intensa opinione di Friedrich Schlegel, possedeva una peculiare sensibilità che gli ha permesso di emergere tra le molteplici voci dell’epoca romantica e spinge noi a riscoprirne oggi il messaggio. Proprio seguendo il suo ‘sentire’ percorreremo le tappe del percorso di una figura a lui cara, quella del Poeta, che traccia il suo cammino solcando le strade di questa terra, senza mai fermarsi alla superficie dei significanti e dei significati. Al contrario: apprende dal passato, guarda con occhio fermo al futuro, si rivolge all’altezza del Cielo e scruta le profondità della Terra.
Tentiamo di seguirlo e di lasciarci guidare verso la meta, il suo nome è Heinrich von Oftedingen, solo camminando sui suoi passi potremo recuperare quel senso pieno di totalità perduta nell’intimità di ciascuno e nell’intera umanità.
In questo lavoro si vuole mostrare come Novalis sia riuscito a far rivivere la figura del Poeta e lo spirito della poesia stessa attraverso le sue opere narrative, si farà qualche accenno ai Lehrlinge zu Sais (1798) e seguiremo il processo di quella formazione ‘anticonvenzionale’ per i canoni del romanzo del tempo del giovane Heinrich nell’omonimo Heinrich von Ofterdigen (1799-1801).
Per Novalis la totalità perduta, ma mai dimenticata, coincide con l’Età dell’Oro; un tempo in cui tutto era armonia e amore, un tempo in cui eravamo legati da un’unica lingua che permetteva di comprenderci vicendevolmente. Ad un tratto quest’età terminò, le cose della Natura che ci erano così vicine, divennero improvvisamente sconosciute e non fummo più in grado di comprenderci: è il tempo del conflitto e della discordia. A noi il compito di recuperare tutto questo, seguendo un lungo e faticoso cammino che può costare molto caro, ma il cui premio è l’unione tra gli uomini e la perfetta armonia.
Un recupero che molti interpretano sotto il segno dell’Utopia, ma si vuole qui dimostrare quanto in realtà il messaggio si basi su una concezione dell’uomo concreta e reale. È la ricerca del valore delle capacità stesse dell’uomo, di ciascuno di noi, dotati inconsapevolmente di una grande forza che ha le sue radici nella possibilità e nella volontà. Il nostro tempo è sede di conflitto, guerra, dolore, separazione, ma dimentichiamo spesso che possiamo essere proprio noi i protagonisti del cambiamento che tanto vorremmo vedere, con le nostre capacità identificate da Novalis nell’altissima arte della Poësie. Nelle azioni risiede quella sintesi, quella concezione totale da lui tanto ambita, una passione che lo animava alla ricerca continua per spingere il mondo ad una "destinazione assolutamente benefica" e a "trovarsi ovunque come a casa propria" .

"Laß es gewagt sein", sprach ein Dritter;
"je willkürlicher das Netz gewebt ist,
das der kühne Fischer auswirft,
desto glücklicher ist der Fang.
Man ermuntre nur jeden,
seinen Gang so weit als möglich fortzusetzen,
und jeder sei willkommen,
der mit einer neuen Phantasie die Dinge überspinnt".

Die Lehrlinge zu Sais, s. 126.

"Lascia che si osi", intervenne un terzo;
"Quanto più arbitrariamente è tessuta la rete
che l’ardito pescatore getta
tanto più fortunata è la pesca.
Solo si incoraggi ciascuno,
a perseguire il suo cammino il più lontano possibile
e sia benvenuto colui
che riveste le cose di una nuova fantasia".

Gli adepti di Sais, p. 117.

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1 INTRODUZIONE Un’idea di letteratura che non conosce delimitazioni e classificazioni, un animo ansioso di abbracciare tutte le discipline dello scibile umano, una grande fiducia nel ruolo della parola poetica che accompagna l’umanità verso mete lontane: in queste poche righe si può leggere il profilo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, che si presentò all’élite di ingegni romantici di Jena sotto lo pseudonimo di Novalis. Il suo pensiero non conosce confini culturali; spazia dalla filosofia alla fisica, passando per la matematica, la chimica, la religione, l’antropologia, la psicologia, le scienze naturali per toccare anche la riflessione politica sull’Europa alle soglie del diciannovesimo secolo. Lo stesso Friedrich Schlegel nel 1792 riferisce con entusiasmo al fratello August Wilhelm: Il destino ha messo nelle mie mani un giovane che può diventare tutto. Mi è piaciuto moltissimo e gli sono andato incontro: allora mi ha spalancato il santuario del cuore. Io vi ho preso dimora, e vado studiandolo. Un uomo ancora giovanissimo, di figura slanciata, di volto fine, con gli occhi neri, magnificamente espressivi quando parla tutto infiammato di qualcosa di bello – un fuoco indescrivibile – parla tre volte di più e tre volte più svelto di noialtri – intelligenza fulminea e acuta. Non ho mai visto così vivo lo splendore della giovinezza. La sua sensibilità mostra una certa castità che ha radice nell’anima, non nell’inesperienza 1 . 1 FRIEDRICH SCHLEGEL, Friedrich Schlegels Briefe an seinen Bruder August Wilhelm, hrsg. von Oskar Franz Walzel, Berlin, Speyer&Peters, 1890, s. 122.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Barbara Drago Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

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