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La disciplina antitrust nell'analisi teorica e nell'esperienza italiana

Informazioni tesi

  Autore: Mario Quagliariello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Luciano Marcello Milone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 247

La tesi si articola in due momenti principali: in primo luogo, (partendo dagli economisti classici e neoclassici fino a giungere, attraverso i contributi dei teorici della concorrenza monopolistica, di Alchian, di von Hayek, di Schumpeter, alle recenti teorie dei giochi e dei mercati contendibili) si è ricostruita l’evoluzione del pensiero economico in materia di forme di mercato; successivamente, si sono analizzati i caratteri peculiari della legge antitrust italiana (la 287/90) e, attraverso l’esame dei primi orientamenti dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, si è verificata la conformità della politica antitrust italiana ai risultati raggiunti dalla teoria economica.
Dal punto di vista teorico, si è constatata la continua evoluzione del concetto di concorrenza: in particolare, si è osservato come dall’idea che il grado di concorrenza dipenda unicamente dalla struttura del mercato si sia giunti, con la teoria dei giochi e con quella dei mercati contendibili, a ritenere che esso venga influenzato, più che da parametri strutturali, dal comportamento strategico adottato dagli operatori economici. In altri termini, si è mostrato come, date certe condizioni (relative, per esempio, alla contendibilità del mercato) sia possibile che strutture di mercato relativamente concentrate possano condurre a risultati non eccessivamente dissimili da quelli concorrenziali.
Inoltre, si è evidenziato come non sempre esista una correlazione positiva tra concorrenza, intesa in senso neoclassico, ed efficienza: studi empirici recenti , ispirati al pensiero di Schumpeter, hanno dimostrato che forme di mercato caratterizzate dalla presenza di poche imprese di grandi dimensioni (cioè in grado di sfruttare le economie di scala e di investire adeguate risorse nell’attività di ricerca e sviluppo), ma non in grado di colludere (cd. oligopoli concorrenziali), garantiscono un tasso di innovazione ottimale, una rapida diffusione delle nuove scoperte e, in definitiva, un maggior benessere per la collettività.
Ovviamente, l’evoluzione del quadro teorico di riferimento ha notevolmente cambiato il modo di intendere la politica antimonopolistica e di impostare i processi antitrust. In particolare, si va diffondendo la tendenza a sostituire le regole rigide ed automatiche (per sè rules) con regole più flessibili e pragmatiche (rules of reason). In altre parole, le autorità antitrust, non considerando più la struttura di mercato come una prova definitiva della posizione dominante, valutano numerosi parametri aggiuntivi quali, ad esempio, la concorrenza potenziale, l’esistenza di barriere (legali, tecnologiche, geografiche) all’entrata, il grado di differenziazione del prodotto, la probabilità di coordinamento oligopolistico, ecc.
La rule of reason sembra essere stata accettata anche dall’Antitrust nazionale che, constatando il forte sottodimensionamento di molte imprese italiane e la frequente dimensione internazionale del mercato rilevante, ha giudicato che, dei 2010 casi di concentrazione esaminati (fino al dicembre 1995), solo 4 abbiano costituito una violazione della legge 287. La conferma dell’adozione di una politica della concorrenza flessibile è venuta, inoltre, dall’approfondita analisi dell’attività di segnalazione e consultiva e dall’osservazione dell’impegno profuso dall’Autorità nella direzione di una progressiva deregulation dell’economia italiana e di una riduzione del ruolo dello Stato come imprenditore.
A conclusione del lavoro sono stati analizzati due problemi di grande attualità.
In primo luogo, si è affrontata la questione della possibile parziale inefficacia delle normative antitrust nazionali in un contesto di globalizzazione dei rapporti economici e di liberalizzazione del commercio internazionale. In particolare, si è osservato come le autorità antimonopolistiche nazionali possano incontrare serie difficoltà nel reperire informazioni relative ad imprese che, pur operando all’estero, siano in condizione di modificare l’assetto concorrenziale in territori diversi da quello nel quale esse sono localizzate.
Per queste ragioni, si è dato conto del recente dibattito relativo alla necessità di procedere ad una progressiva armonizzazione delle leggi a tutela della concorrenza fino a giungere, nel lungo periodo, alla creazione di un’agenzia antitrust planetaria.
In secondo luogo, si è cercato di mostrare come, in un sistema economico decentralizzato, sia necessario garantire che i consumatori abbiano un’adeguata informazione in merito alle possibilità che il mercato offre.

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Parole chiave

antitrust
disciplina della concorrenza
pubblicità ingannevole
regolamentazione del mercato

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