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Ultrà e comunicazione: analisi dei processi comunicativi che contraddistinguono le tribù da stadio

Ho deciso di scrivere su questo tema poiché negli ultimi anni il mondo degli ultrà è salito alla ribalta nelle cronache dei media soprattutto a causa del suo lato violento che ha condotto il governo ad un inasprimento delle leggi in materia e ad una forte repressione, condannata vivacemente all’ interno delle “tribù” da stadio.
Ciò che a me interessa non è analizzare il fenomeno ponendo l’accento sul tema della violenza, perno centrale della maggior parte delle analisi sociologiche sull’argomento, ma studiarlo mettendo al centro della ricerca un’ altra sfaccettatura del fenomeno: gli aspetti comunicativi che contraddistinguono gli stadi italiani.
A oltre trent’anni dalla nascita, i gruppi ultrà sono una vera e propria istituzione, riconosciuta, suo malgrado, dal sistema. Dispongono di sedi, organizzano le loro comunicazioni attraverso internet, libri e fanzine, acquistano spazi televisivi sulle televisioni locali, e hanno da centinaia a migliaia di iscritti a seconda dell’importanza del club.
Una sorta di “rivoluzione comunicativa” ha colpito questo micro-cosmo, una volta rinchiuso in se stesso e difficile da avvicinare. Le nuove generazioni, in parte, sottrattesi all’egemonia dei “vecchi” capi ultrà si sono fatte portatrici di questo grosso cambiamento , che ha portato a trasformare i gruppi ultrà in vere e proprie “centrali comunicative” che non si attivano solo all’interno della curva, ma interagiscono con altri gruppi, istituzioni, forze dell’ordine e società sportive, anche e soprattutto, all’esterno dello stadio, utilizzando gli stessi strumenti, quali per esempio televisione e internet, attraverso i quali hanno subito i più feroci attacchi da parte del sistema e della società ufficiale.

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3 Introduzione Ho deciso di scrivere la tesina finale su questo tema poiché negli ultimi anni il mondo degli ultrà 1 è salito alla ribalta nelle cronache dei media soprattutto a causa del suo lato violento che ha condotto il governo ad un inasprimento delle leggi in materia e ad una forte repressione, condannata vivacemente all’ interno delle “tribù” da stadio. Ciò che a me interessa non è analizzare il fenomeno ponendo l’accento sul tema della violenza, perno centrale della maggior parte delle analisi sociologiche sull’argomento, ma studiarlo mettendo al centro della ricerca un’ altra sfaccettatura del fenomeno: - gli aspetti comunicativi che contraddistinguono gli stadi italiani. A oltre trent’anni dalla nascita, i gruppi ultrà sono una vera e propria istituzione, riconosciuta, suo malgrado, dal sistema. Dispongono di sedi, organizzano le loro comunicazioni attraverso internet, libri e fanzine, acquistano spazi televisivi sulle televisioni locali, e hanno da centinaia a migliaia di iscritti a seconda dell’importanza del club. Una sorta di “rivoluzione comunicativa” ha colpito questo micro-cosmo, una volta rinchiuso in se stesso e difficile da avvicinare. Le nuove generazioni, in parte, sottrattesi all’egemonia dei “vecchi” capi ultrà si sono fatte portatrici di questo grosso cambiamento , che ha portato a trasformare i gruppi ultrà in vere e proprie “centrali comunicative” che non 1 Per tutta la tesina utilizzerò indistintamente i sinonimi “ultrà” e “ultras” derivanti dal francese e, più specificamente, dal francese parlato durante la cosiddetta “rivoluzione di luglio”, nel 1830, allorquando prese forma politica una forte volontà restauratrice che mirava a ripristinare in Francia la monarchia e il suo Ancien Regime. E’ in questa occasione che si parlò, per la prima volta, degli “ultraroyalistes”, ovvero degli “ultrarealisti”, la fazione filomonarchica più esagitata. Il termine è poi rimasto, in Francia, per designare ogni formazione politica estrema con ispirazione fortemente reazionaria. Le cronache testimoniano che, nel 1969, a Genova, un gruppo di tifosi della Sampdoria si autobattezzò per la prima volta “ultras” – gli “Ultras Tito Cucchiaroni”, in onore di un calciatore oriundo che finì la sua carriera sportiva proprio alla Sampdoria. Il periodo, ovviamente, non va considerato come una mera casualità. Siamo nell’immediato periodo successivo al Sessantotto, allorquando forti spinte antiautoritarie sconvolgono il costume italiano (e non solo) e l’ordine sociale. Paradossalmente, tuttavia, una categoria linguistica connotata storicamente come una sorta di marchio dell’autorità e dell’autoritarismo viene fatta propria e usata da chi, almeno negli slogan, da quella autorità e da quel autoritarismo vorrebbe liberarsi.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Paolo Ratto Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.