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Gravidanza in adolescenza: fattori associati al benessere e al rischio psicosociale

L’elaborato parte da un’analisi della letteratura esistente riguardante l’esperienza della maternità adolescenziale. Si compone di una prima parte dedicata ad una personale esperienza di tirocinio, dal quale prende spunto la tesi e parte da premesse che considerano l’adolescenza come la fase più delicata della vita di ogni individuo, discutendo inoltre la specificità dell’esperienza della gravidanza in adolescenza analizzando sia i fattori di rischio che quelli di protezione.
La seconda parte del lavoro presenta 4 articoli tratti da riviste internazionali e dove si esaminano scientificamente aspetti collegati all’esperienza della gravidanza in adolescenza.
Tutti gli articoli cercano di porre l’accento sull’importanza del supporto sociale ricevuto in primis dalla propria famiglia e in secondo dai padri dei bambini, portando così a risvolti positivi.
Gli studi non incoraggiano la comune presupposizione che la gravidanza in adolescenza può essere uno svantaggio per le giovani donne, infatti, un numero considerevole di ragazze intervistate ottiene un livello di istruzione più alto e una sistemazione di vita abbastanza buona.

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3 LA GRAVIDANZA IN ADOLESCENZA: FATTORI ASSOCIATI AL BENESSERE E AL RISCHIO PSICOSOCIALE INTRODUZIONE: Il lavoro che presento esamina il rapporto tra gravidanza e adolescenza. Il lavoro parte dalla mia esperienza di tirocinio presso il consultorio familiare di Termoli, all’interno del quale mi sono particolarmente interessata di alcuni casi di gravidanza in adolescenza verificatisi nel territorio di competenza del consultorio. Da ciò che mi è stato riferito dalla psicologa e dalle operatrici sociali, nel periodo che va dal 2003 al 2007 la struttura ha seguito 4 casi di adolescenti gravide. Il piccolo campione ha compreso ragazze tra i 16 e i 17 anni e mezzo. La più piccola ha scoperto di essere incinta al terzo mese confondendo le piccole perdite con un vero e proprio ciclo mestruale. Questa informazione ha sollecitato da parte mia alcune riflessioni: a 16 anni è possibile che la consapevolezza del proprio corpo sia ancora precaria è l’ancoraggio alla realtà appare spesso sostituito dal desiderio di permanere nelle proprie fantasie. La voglia di sentirsi ancora bambini, il desiderio di diventare grandi, vedere astrattamente il mondo con gli occhi di un bimbo ma riuscire allo stesso tempo a poterlo vivere da grandi sono tutti elementi che contraddistinguono i vissuti relativi a questa età. L’adolescenza è così un periodo di forti contraddizioni, di crisi, di amicizie intense e di primi amori che si alternano a momenti di solitudine in cui gli interrogativi su se stessi e sul proprio futuro sono predominanti; è quella che si può definire la fase più bella e tra le più complesse della vita. Avere un bimbo a 16 anni non è facile, la ragazza si trova ad accudire un bambino mentre è ancora impegnata ad elaborare la sua stessa dipendenza e i cambiamenti in diverse aree di sviluppo. La teoria dei compiti di sviluppo di Coleman (1950), afferma che in diversi momenti dell’età adolescenziale ogni individuo affronta i “compiti”; il completamento del processo di separazione/individuazione (Blos 1979), in cui gli adolescenti hanno come compito principale quello di distaccarsi dagli oggetti primari internalizzanti (legami con i genitori) per investire oggetti esterni ed extrafamiliari, procede contemporaneamente con la riorganizzazione del corpo e con la costruzione di nuovi legami affettivi e sociali. La risoluzione e la buona riuscita di tali “compiti di

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Daniela Marchesani Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3607 click dal 02/09/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.