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Le azioni collettive per il risarcimento del danno da illecito antitrust

Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Della Bianca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gustavo Ghidini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

Il giurista Carl Schmitt, nel libello “Terra e mare” scritto nella Berlino devastata dalla guerra, dice che «la paura umana del nuovo è spesso grande quanto la paura del vuoto, anche quando il nuovo rappresenta il superamento del vuoto». Non possiamo non essere d’accordo, soprattutto volgendo le nostre cure al delicato argomento delle azioni collettive.

Il vuoto e il nuovo.
Oggi si parla spesso di «new rights», di diritti che trascendono la mera dimensione individuale e che involgono aspetti fondamentali della vita di relazione: ambiente, consumo, concorrenza, salute, risparmio, tutti beni in cui la rilevanza pubblica si intreccia inestricabilmente con il profilo proprietario. Anche la proprietà, del resto, ha cambiato volto. Non gode più di quell’unicità classica che la tradizione le ha consegnato, non è più istituto fondante del sistema giuridico ed economico e la sua luce è stata offuscata dal lustro elettrico dell’impresa. La società che viviamo è stata definita, a ragione, «corporate society», una società in cui l’impresa offre una enorme quantità di prodotti ad una vastissima platea di soggetti-consumatori. La massificazione dei consumi, poi, conduce inevitabilmente a potenziali distorsioni del sistema: ecco il nuovo che avanza, ecco la crescente consapevolezza di un’estesa collettività di avere dei diritti “nuovi”, che non ricevono appropriata tutela dall’ordinamento giuridico (ecco il vuoto). L’aspetto plurale che connota i suddetti beni si rifrange, infatti, in una lesione che non può non essere conseguentemente plurale.

In questo lavoro ho concentrato i miei sforzi su un particolare “Lebensgut” a rilevanza pubblica, la concorrenza, che trova il suo fondamento nella norma costituzionale immediatamente precettiva contenuta nell’art. 41: da un lato si tutela la libertà d’iniziativa economica, intesa come libertà d’accesso al mercato, dall’altro, è necessario rispettare l’utilità sociale quale limite all’agire privato (la dottrina tedesca parla, in proposito, di «soziale Funktion des Wettbewebs»). Se è innegabile, dunque, la dimensione prettamente pubblicistica di tale bene, la cui tutela è riservata all’Autorità Garante, è altrettanto incontrovertibile che la concorrenza ha un essenziale risvolto privatistico: le imprese concorrenti subiscono un danno dal comportamento illecito dell’impresa in posizione dominante o da un’intesa restrittiva.
Il nodo gordiano riguarda, però, la posizione dei consumatori: possono essi considerarsi destinatari della tutela antitrust? Possono avanzare pretese di risarcimento del danno eventualmente subito in ragione di una catena produttivo-distributiva che termina proprio con il consumatore, “weak party” per eccellenza del sistema economico?

La fattispecie paradigmatica concerne una lesione plurioffensiva che determina la frammentazione del danno globale in un fascio di micro-danni individualmente sofferti. La scarsità del danno individuale costituisce un disincentivo all’azione: difficilmente il singolo consumatore si attiverà per ottenere in giudizio ristoro, perché, sulla base di una elementare cost-benefit analysis, il costo del processo supererà l’eventuale risarcimento, considerando anche gli ingenti costi che derivano per i consumatori dal giudizio dinanzi alla Corte d’Appello per il risarcimento del danno da illecito antitrust. Di qui la necessità della previsione di adeguati strumenti di tutela collettiva risarcitoria.

Le azioni collettive costituiscono uno strumento vitale per una democrazia economica, base di un capitalismo maturo, aperto e inclusivo, capace di rendere «sistema il frammento» e raccogliere le istanze plurali della società civile. Ci sarebbe bisogno solo di un po’ di buona volontà – e di sana responsabilità – da parte di tutti gli attori coinvolti (Stato, associazioni dei consumatori, imprese), per non lasciare che il nostro Paese perda invano competitività giurisdizionale ed economica: colmare un vuoto, aprirsi al nuovo.

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4 IN TRO D UZ IO N E Il vuoto e i l nuovo de l l ’az ione col le tt iva Il giurista Carl Schmitt, nel libello “Terra e mare” scritto nella Berlino devastata dalla guerra, dice che «la paura umana del nuovo è spesso grande quanto la paura del vuoto, anche quando il nuovo rappresenta il superamento del vuoto» 1 . Non possiamo non essere d’accordo, soprattutto volgendo le nostre cure al delicato argomento delle azioni collettive. Il vuoto e il nuovo. Oggi si parla spesso di «new rights», di diritti che trascendono la mera dimensione individuale e che involgono aspetti fondamentali della vita di relazione 2 : ambiente, consumo, concorrenza, salute, risparmio, tutti beni in cui la rilevanza pubblica si intreccia inestricabilmente con il profilo proprietario. Anche la proprietà, del resto, ha cambiato volto. Non gode più di quell’unicità classica che la tradizione le ha consegnato, non è più istituto fondante del sistema giuridico ed economico e la sua luce è stata offuscata dal lustro elettrico dell’impresa. La società che viviamo è stata definita, a ragione, «corporate society 3 », una società in cui l’impresa offre una enorme quantità di prodotti ad una vastissima platea di soggetti-consumatori. La massificazione dei consumi, poi, conduce inevitabilmente a potenziali distorsioni del sistema: ecco il nuovo che avanza, ecco la crescente consapevolezza di un’estesa collettività di avere dei diritti “nuovi”, che non ricevono appropriata tutela dall’ordinamento giuridico (ecco il vuoto). L’aspetto plurale che connota questi i suddetti beni si rifrange, infatti, in una lesione che non può non essere conseguentemente plurale. In questo lavoro ho concentrato i miei sforzi su un particolare bene a rilevanza pubblica: la concorrenza. Se è innegabile la dimensione prettamente 1 Terra e mare (1954), trad. it., Milano, 2002, p. 110. 2 V. Denti, Sistemi e riforme. Studi sulla giustizia civile, Bologna, 1999, pp. 164-165. 3 M. Cappelletti, Formazioni sociali e interessi di gruppo, in Riv. dir. proc., 1975, p. 390.

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