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Da paradosso a realtà: i percorsi del femminismo islamico in una prospettiva storico-antropologica

L’elaborato tratta del cosiddetto “femminismo islamico”, un fenomeno estremamente complesso, “globale” ed in continua trasformazione, che qui viene analizzato in un’ottica storico-antropologica. Il femminismo islamico può essere sinteticamente definito come “un discorso e una pratica femminista articolati all’interno del paradigma Islam” (Badran), il quale propone un approccio olistico al mondo e all’esperienza e che mira, così, a dissolvere le consuete dicotomie religioso/secolare, Oriente/Occidente, maschio/femmina, pubblico/privato. Esso, come altri movimenti riformisti islamici, quindi, può rappresentare una “terza via”, un’alternativa, intellettuale e politica, allo scontro tra fondamentalismi (islamico e occidentale), che propongono invece una visione dicotomica del reale, tipica di una dialettica amici-nemici (Noi/ Loro) molto diffusa nell’attuale clima politico da “scontro delle civiltà”. Esso tende dunque a scardinare la rigidità di tale pensiero “fondamentalista”, provando a creare un orizzonte comune di dialogo e ponendosi in uno spazio di confine, di margine, inteso come uno spazio creativo che, come auspica il filosofo riformista Tariq Ramadan, possa innescare un processo di meditazione e di riflessione nella comunità islamica, indispensabile per quelle esigenze di rinnovamento sempre più forti nella Umma.
Tenuto conto di tale premessa fondamentale, l’elaborato si articola, poi, in tre parti (capitoli) principali.
Nel primo capitolo si affronta il dibattito, intellettuale e politico, che si è sviluppato attorno alla legittimità, alla definizione e alla ricostruzione storiografica del femminismo islamico. Esso, infatti, ha dato luogo a posizioni diversificate e contrapposte a tal riguardo: per molte/i studiose/i e attiviste/i l’unione tra il paradigma islamico e quello femminista costituisce un paradosso, un ossimoro in termini di pratiche e di discorsi. Ultimamente, comunque, nonostante tali critiche, la tendenza generale è quella di accettare l’orizzonte di pensiero del femminismo islamico, inteso come un progetto innovativo e creativo che si inserisce del più ampio discorso riformista, il quale mira a modernizzare l’Islam dall’interno e che ha acquisito, negli ultimi tempi, una sempre maggiore visibilità e legittimità.
Il secondo capitolo, invece, si focalizza sulle “dinamiche interne” e sul nucleo centrale del progetto femminista islamico: la rilettura del Corano e della letteratura religiosa islamica alla luce di un’ermeneutica femminista, ovvero di un approccio interpretativo, il quale metta in evidenza i numerosi passaggi del testo sacro che proclamano l’uguaglianza tra uomini e donne. La teologia musulmana femminista si fonda, infatti, sulla convinzione che il Corano affermi l’uguaglianza di tutti gli esseri umani (e, di conseguenza, anche l’uguaglianza di genere), ma che ciò sia stato messo in ombra dall’ideologia patriarcale del pensiero religioso ufficiale, il quale mistifica il messaggio originale del Profeta Maometto.
Il terzo capitolo affronta, infine, le dinamiche “esterne” del femminismo islamico, le quali sono profondamente legate all’incontro-scontro con l’Occidente, che sembra influenzare ogni discorso e ogni pratica all’interno delle comunità islamiche. Il femminismo islamico si configura, in tal direzione, come un progetto creativo che prova ad andare oltre la retorica neo-coloniale della modernizzazione, concepita esclusivamente come acquisizione di un modello di società occidentale. Esso rispecchia, infatti, la problematica congiuntura storica che il mondo arabo-musulmano si trova oggi ad affrontare: il confronto con la “modernità proibita” dell’Occidente e i conseguenti tentativi di opporvi resistenza attraverso la produzione di modernità alternative.

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INTRODUZIONE DONNE AI CONFINI: LA “TERZA VIA” DEL FEMMINISMO ISLAMICO “Il discorso della democrazia radicale non è più il discorso dell’universale; la nicchia epistemologica da cui parlavano le classi e i soggetti ‘universali’ è stata eliminata e sostituita da una polifonia di voci, ciascuna delle quali costruisce la propria irriducibile…identità. Questo punto è decisivo: non esiste democrazia radicale e pluralista senza rinunciare al discorso dell’universale e all’implicito presupposto di un accesso privilegiato alla ‘verità’.” Ernesto Laclau, Chantal Mouffe, Hegemony and Social Strategy “Il mio è un invito deciso. Un messaggio da quello spazio al margine , che è luogo di creatività e potere, spazio inclusivo, in cui ritroviamo noi stessi e agiamo con solidarietà, per cancellare la categoria colonizzato/colonizzatore. Marginalità come luogo di resistenza. Entrate in quello spazio. Incontriamoci lì.” bell hooks, Elogio del margine “La spaesatezza diviene un destino mondiale” Martin Heidegger, Lettera sull’umanismo L’Occidente e l’Islam vivono da oltre un millennio un rapporto intenso, contraddistinto da continui contatti, vicende alterne e radicali discontinuità. Tale relazione ha subìto però una brusca virata nell’Ottocento con l’occupazione dell’Egitto da parte dell’armata napoleonica: se infatti sino a quel momento la relazione tra le due civiltà era stata caratterizzata da una sostanziale parità (l’Islam aveva visto anche momenti di grandezza e di superiorità rispetto all’Europa), da quel momento in poi la relazione tra le due si caratterizzerà da uno squilibrio di potere molto forte, che favorirà lo sviluppo di ideologie fondamentaliste da entrambe le parti. Riferendosi a tale contesto di disparità e squilibrio tra due soggetti, Franco Cassano, in “L’alternativa mediterranea”, parla delle strategie reattive dei subalterni nei confronti di chi detiene il potere: egli, richiamando la riflessione di Arnold Toynbee, individua due posizioni principali: quella degli erodiani e quella degli zeloti1. Gli erodiani sono coloro che accettano il potere e la cultura dominanti, cercando di imitarne i tratti principali e sancendone di fatto la superiorità. Gli zeloti, invece, sono coloro che rivendicano la purezza della propria tradizione e lottano per la liberazione dall’invasore e dalla sua cultura considerata corruttrice. Tale dinamica, negli ultimi decenni, si è imposta con grande forza nel mondo arabo-musulmano, dando luogo ad un’alternativa bloccata. La scelta è drastica: occidentalizzazione (erodiani) o autarchia culturale (zeloti). Per contrastare questa sterile prospettiva dicotomica si sono diffusi però, in Oriente come in Occidente, 5

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandra Turchetti Contatta »

Composta da 89 pagine.

 

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