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L'evoluzione dell'istruzione tecnica e professionale nell'Italia post-unitaria

La Rivoluzione industriale, iniziata in Inghilterra nella seconda metà del XVIII secolo, interessò gli altri Paesi europei a partire dalla metà del secolo successivo. L’Inghilterra fu il Paese precursore perché avvantaggiato dalla presenza di una notevole riserva di istruzione che si era diffusa nei vari strati sociali. Allo stesso modo i primi Paesi europei ad industrializzarsi furono quelli più istruiti.
La ragione di ciò è nello sviluppo dei nuovi processi produttivi imposti dal progresso tecnologico, processi che non erano immutabili, anzi si evolvevano con tale rapidità ed utilizzavano macchinari sempre più sofisticati. Tanto rendeva necessario, nella gestione dei nuovi lavori, la presenza di maestranze specializzate, che accanto ad un’istruzione di base disponessero di un’istruzione tecnica e professionale, sia per poter gestire i rapporti di collaborazione con gli altri lavoratori ai vari livelli gerarchici, sia per risolvere i problemi che le nuove attrezzature ponevano quotidianamente. Essi inoltre dovevano possedere anche una mentalità aperta alle novità e disposta ad accettare i cambiamenti continui imposti dal nuovo sistema di produzione.
La prima esigenza che si imponeva agli inizi del XIX secolo era quella di istituire un sistema educativo pubblico cui fossero fornite adeguate risorse economiche per far progredire l’istruzione tecnica con didattiche e strutture appropriate. In Italia, la legge Casati, prima legge organica sull’istruzione, promulgata nel 1859, istituì l’istruzione elementare obbligatoria e gratuita ma l’affidò ai Comuni; istituì le scuole tecniche e professionali ma le affidò al M.A.I.C., occupandosi essenzialmente dell’istruzione classica e superiore e, mantenendo un atteggiamento conservatore, privilegiò l’istruzione umanistica in danno di quella tecnica. Questa politica scolastica avrebbe rallentato lo sviluppo della scuola tecnica e di conseguenza anche il decollo industriale dell’Italia, per la carenza di manodopera qualificata da fornire alle imprese. Nello stesso tempo avrebbe deluso le attese di quanti chiedevano un’istruzione di base uguale per tutti, come punto di partenza e non di arrivo.

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3 Introduzione Le dinamiche sociali e culturali che interessano attualmente il mercato del lavoro, ed in particolare il settore dell’impresa, impongono una forte azione riformistica che punti alla valorizzazione delle risorse economiche e culturali del territorio ed alla diffusione di una nuova cultura del lavoro che trasmetta ai giovani le conoscenze e le competenze per governare i processi di trasformazione in atto. E’ anche per rispondere a queste nuove esigenze che negli ultimi anni si è innalzato il livello di attenzione dei cultori delle discipline storico- economiche nei confronti dell’istruzione tecnica e professionale, in specie nel periodo che va dall’unità d’Italia alla riforma Gentile, ma anche per il periodo pre-unitario, quando lo sviluppo industriale era ancora agli albori. È infatti in questa fase che nasce l’esigenza di istituire organismi tesi ad innescare un rapporto più stretto tra scuola e lavoro, di pari passo all’evoluzione della cultura industriale che si andava affermando in quegli anni, nei più evoluti contesti socio-economici europei. Nel periodo pre-unitario risulta di estrema rilevanza storica lo sviluppo della filosofia positivista, nella misura in cui guardava il novello sviluppo industriale come mezzo per il miglioramento delle condizioni dell’uomo, ma che

Diploma di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Amato Romeo Contatta »

Composta da 129 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.