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La realtà invisibile: i racconti fantastici di Anna Maria Ortese

Informazioni tesi

  Autore: Roberta Defassi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Beatrice Manetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

Questo studio si propone di analizzare i racconti di modo fantastico di Anna Maria Ortese, al fine di individuare le caratteristiche e le peculiarità della forma breve all'interno dell'opera ortesiana, evidenziando l'apporto che questa forma ha fornito alle forme espressive che caratterizzano la maturità dell'autrice: il romanzo fantastico e la prosa di impianto riflessivo e saggistico.
In secondo luogo il lavoro si propone di individuare e analizzare i procedimenti narrativi e i nuclei tematici ricorrenti in questi testi, al fine di individuare le analogie e le differenze rispetto a quelli del modo fantastico tradizionale e in particolar modo del fantastico femminile.
Il corpus del presente lavoro si compone di 44 racconti di modo fantastico che l’autrice ha scritto a partire dagli anni Trenta e fino alla fine degli anni Ottanta e che ha pubblicato all'interno di differenti volumi, in una o più versioni, talvolta con differente titolazione.
Questi volumi, alcuni dei quali dimenticati, confusi ed omessi anche da numerosi critici e studiosi, sono in realtà molto importanti, non solo perché alcuni dei racconti in essi contenuti sono stati riconosciuti a posteriori come i cartoni preparatori dei grandi romanzi dell’autrice, quali L’Iguana e Il cardillo addolorato, ma perché essi colgono e anticipano tutte quelle tematiche che la Ortese svilupperà, sotto forma di narrazioni lunghe e complesse, solamente in un secondo momento della sua carriera. Infine questi testi dimostrano, a mio avviso, l’idea che è alla base del presente lavoro, e cioè che il fantastico per Anna Maria Ortese non è uno strumento di evasione, né un semplice gioco letterario, ma l’unico mezzo che, attraverso la scrittura, permette al vero mondo, a quella «seconda terra» che solo chi possiede la doppia vista è in grado di scorgere, di emergere dall’invisibile e di manifestarsi, restituendo all’uomo che soffre ciò che ha perduto.
Per una maggiore chiarezza espositiva il lavoro si articola in due capitoli, il primo intitolato I racconti di Anna Maria Ortese e il secondo Forme e temi del fantastico ortesiano. Il primo capitolo è volto ad analizzare i testi che compongono il corpus, seguendo l’ordine cronologico di pubblicazione dei volumi; ad ogni raccolta è stato dedicato un singolo paragrafo dove sono elencate e riassunte le varie novelle presenti nell’indice e dove è ricostruita la vicenda editoriale di ciascuna. Infine, poiché questi volumi attraversano quasi l’intera vita della scrittrice (il volume di esordio Angelici dolori risale al 1937 e l’ultimo, In sonno e in veglia, è di cinquantanni dopo), e poiché nell’opera ortesiana biografia e bibliografia sono due elementi quasi inscindibili, mi è sembrato doveroso contestualizzare le pubblicazioni all’interno del percorso esistenziale dell’autrice.
Il primo capitolo si conclude con un paragrafo dedicato alle peculiarità e alle funzioni della forma breve all’interno dell’opera ortesiana, con particolare riferimento all’apporto che questi testi hanno fornito alla stesura dei romanzi e prestando particolare attenzione proprio a quelle connessioni che legano fra loro i testi, i quali, transitando da un volume all’altro e attraverso continui richiami intertestuali, formano quella che Clerici definisce «l’invisibile trama dei racconti» .
Nel secondo capitolo, partendo dalla definizione di perturbante e in particolar modo facendo riferimento al fantastico femminile teorizzato da Monica Farnetti, sono stati individuati i procedimenti narrativi e i nuclei tematici che permettono ad esso di manifestarsi, analizzando le reazioni che esso produce sia nel lettore sia nei personaggi dei racconti.
Gli elementi emersi da questa doppia analisi, condotta sia sul piano della forma, sia su quello del contenuto mi hanno permesso, nella parte conclusiva del lavoro, di proporre una personale definizione del fantastico ortesiano, confermando quanto sostenuto nella tesi iniziale.
Il fantastico si conferma quindi come uno strumento che conduce ad una nuova dimensione esistenziale, nella quale il sonno e la veglia, il vero e il falso, non sono mondi alternativi, ma aspetti inscindibili della condizione umana e nella quale l’incontro con l’altro, con lo Straniero che irrompe nella casa, non è fonte di angoscia, ma un’occasione che permette all’uomo di riappropriarsi di tutto ciò che ha perduto e la cui mancanza lo condanna a soffrire.

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3 Introduzione A poco piø di dieci anni dalla sua scomparsa, Anna Maria Ortese resta una delle voci piø originali ed innovative della letteratura italiana contemporanea: il suo mondo narrativo che, come ha evidenziato Sharon Wood, «non Ł tale da poter sovrimporlo sulla nostra percezione consensuale e convenzionale della realt » 1, sfugge a qualsiasi tentativo di incasellarlo all interno di uno specifico filone letterario e ci restituisce un nuovo concetto di scrittura che «strappa al linguaggio la sua funzione convenzionale di rappresentazione di un reale oggettivo»2. Per scrivere, dice l autrice nel corso di un interv ista con Stefano Malatesta, «bisogna gettare via il reale e costruirsene un altro»3; «la realt » - aggiunge conversando con Adele Cambria - «la devi buttare via, prima di scrivere, non si pu farne niente, Ł informe, Ł insensata, ma la lente della scrittura deve focalizzare le tracce Senza realt non scrivi, con la realt non scrivi» 4. Nonostante alcune delle sue opere siano state insignite dei piø prestigiosi premi letterari (il premio Viareggio nel 1953 per Il mare non bagna Napoli, il premio Strega nel 1967 per Poveri e semplici, il premio Procida Isola di Arturo, Elsa Morante nel 1988 per In sonno e in veglia), esse non hanno avuto la meritata circolazione e diffusione e l autrice, definita in Francia «tra i rarissimi 1 S. WOOD, Strategie narrative e genere fantastico: le opere di Anna Maria Ortese, in «Riscontri», a. XVIII, n. 3-4, 1995, p. 25. 2 Ibidem. 3 S. MALATESTA, Il grido della colomba, in «la Repubblica», 16 settembre 1988, pp. 26-27, ora in Per Anna Maria Ortese a cura di Luca Clerici, in «Il Giannone», a. IV, n. 7-8, gennaio-dicembre 2006, p. 70. 4 A. CAMBRIA, L ultimo libro di Anna Maria Ortese , una perla editoriale, in «Minerva dossier», aprile 1988, p. 35.

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