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La riappropriazione del corpo. Una possibilità per il paziente terminale

L’esperienza soggettiva è un concetto presente ovunque, è sovraculturale, è rintracciabile nel pensiero di chiunque, dall’uomo introverso, teologico, mistico al più razionalista ed estroverso.
I vissuti possono essere confrontati, classificati, teorizzati, spiegati, ricondotti alle cause più svariate, e nonostante ciò non cessano di essere esperienze personali non esauribili con formule e linguaggi.
Se la cultura che ha portato alla moderna civiltà ha predisposto all’evoluzione della conoscenza razionale grazie a categorizzazioni e spiegazioni causalistiche, tra lo spiegabile scientifico e il vissuto rimane sempre uno spazio. Un vuoto? Oppure un campo libero per la creazione?
L’attenzione alla mancanza di continuità tra i dogmi della moderna scienza e la mia sensazione mi ha spinto, con coscienza gradualmente crescente, alla ricerca di senso verso una legittimazione dapprima individuale e poi sociale di ciò che è propria esperienza, attraverso la critica del metodo scientifico mondialmente riconosciuto che spiega riducendo a linearità la complessità dell’esistenza.

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3 Prefazione L’esperienza soggettiva è un concetto presente ovunque, è sovraculturale, è rintracciabile nel pensiero di chiunque, dall’uomo introverso, teologico, mistico al più razionalista ed estroverso. I vissuti possono essere confrontati, classificati, teorizzati, spiegati, ricondotti alle cause più svariate, e nonostante ciò non cessano di essere esperienze personali non esauribili con formule e linguaggi. Se la cultura che ha portato alla moderna civiltà ha predisposto all’evoluzione della conoscenza razionale grazie a categorizzazioni e spiegazioni causalistiche, tra lo spiegabile scientifico e il vissuto rimane sempre uno spazio. Un vuoto? Oppure un campo libero per la creazione? L’attenzione alla mancanza di continuità tra i dogmi della moderna scienza e la mia sensazione mi ha spinto, con coscienza gradualmente crescente, alla ricerca di senso verso una legittimazione dapprima individuale e poi sociale di ciò che è propria esperienza, attraverso la critica del metodo scientifico mondialmente riconosciuto che spiega riducendo a linearità la complessità dell’esistenza. In particolare la mia attenzione si è spesso soffermata sui vissuti relativi al rapporto salute- malattia. Ai bambini fin da molto piccoli si insegna che bisogna mangiare questo e quello, ma non a tutti piace mangiare queste cose, se costretti si ribellano, con strategie comportamentali, come sputare un boccone e nasconderlo sotto il piatto, o con segnali del corpo, dal rigurgito all’allergia. Esiste quindi un margine tra ciò che fa bene nella maggior parte dei casi e ciò che è adatto all’individuo. E nella medicina? Sono noti gli effetti collaterali dei medicinali, eppure non è diffusa su larga scala l’attenzione ad un loro uso parsimonioso e strettamente necessario. Ho conosciuto famiglie, e parlo di casi in cui non sono presenti malati cronici, nelle cui casa è raro non trovare medicinali sulla mensola in stanza da bagno o sul piano da lavoro della cucina, segno di un loro uso momentaneo. Eppure fin da bambina rifiutavo di assumere di nuovo un medicinale che in precedenza sì mi aveva curato ma che mi aveva arrecato disagi ad un'altra parte del corpo. Da questa mancanza di confluenza tra le accreditate soluzioni mediche e le esigenze personali è sorta la voglia di cercare un comune pensiero, per sentirmi comunque parte di questo mondo, e quindi la forza per riscattare il vissuto personale e l’irrazionale dallo statuto di minus-valore. Ma la soluzione qual’è?

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Zaira Cestari Contatta »

Composta da 37 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2653 click dal 02/09/2009.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.