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Epilessia e sonno: classificazione e relazioni reciproche

Informazioni tesi

  Autore: Maria Antonietta Calpagnano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Luigi De Gennaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

Epilessia e sonno hanno un’influenza reciproca significativa.
Il primo capitolo si prefigge di illustrare i fattori che rendono difficile la diagnosi differenziale di epilessia. Innanzitutto, vengono analizzate alcune caratteristiche dell’epilessia che influiscono sulla registrazione EEG e si espongono gli accorgimenti da adottare. Poi si passa alla descrizione degli eventi parossistici che avvengono durante il sonno, in relazione agli stadi del sonno in cui si presentano e soffermandosi sugli aspetti che distinguono questi numerosi eventi dall’epilessia.
La stretta relazione tra crisi epilettiche e sonno è evidente innanzitutto in alcune sindromi epilettiche che sono influenzate dal ciclo sonno-veglia. Allo scopo di suffragare questa tesi, viene presentata una classificazione delle sindromi epilettiche e vengono vagliate in modo particolare le epilessie notturne.
In seguito, si pone l’attenzione su una problematica che emerge inevitabilmente affrontando questo argomento e cioè definire “chi causi chi”, cioè se alcuni aspetti legati al sonno (gli stadi del sonno, la deprivazione o i disturbi del sonno) provochino le crisi, o se invece siano le crisi stesse e/o i farmaci antiepilettici ad avere conseguenze dannose sul sonno.

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4 INTRODUZIONE Epilessia e sonno hanno un’influenza reciproca significativa. Questa stretta relazione è stata osservata per secoli ed è stata riconosciuta dall’antichità. Ippocrate e Aristotele sono stati i primi ad osservare che le crisi epilettiche insorgono durante il sonno, ma lo studio della relazione tra sonno e epilessia ebbe inizio solo nel tardo ‘800 ad opera di Gower. Nel 1929 Langdon-Down e Brain scoprirono che le crisi notturne insorgono principalmente due ore dopo l’addormentamento o tra le 4 e le 5 del mattino. Nello stesso anno Berger scopre l’EEG umano che si affianca come strumento di indagine alle osservazioni cliniche usate fino ad allora. L’EEG diventa così il metodo elettivo per una corretta diagnosi differenziale degli eventi parossistici e per indagare gli effetti delle crisi epilettiche sul sonno e gli effetti del sonno sull’epilessia. Il primo capitolo, dunque, si prefigge di illustrare i fattori che rendono difficile la diagnosi differenziale di epilessia. Innanzitutto, vengono analizzate alcune caratteristiche dell’epilessia che influiscono sulla registrazione EEG e si espongono gli accorgimenti da adottare. Poi si passa alla descrizione degli eventi parossistici che avvengono durante il sonno, in relazione agli stadi del sonno in cui si presentano e soffermandosi sugli aspetti che distinguono questi numerosi eventi dall’epilessia. La stretta relazione tra crisi epilettiche e sonno è evidente innanzitutto in alcune sindromi epilettiche che sono influenzate dal ciclo sonno-veglia. Allo scopo di suffragare questa tesi, viene presentata una classificazione delle sindromi epilettiche e vengono vagliate in modo particolare le epilessie notturne. In seguito, si pone l’attenzione su una problematica che emerge inevitabilmente affrontando questo argomento e cioè definire “chi causi chi”, cioè se alcuni aspetti legati al sonno (gli stadi del sonno, la deprivazione o i disturbi del sonno) provochino le crisi, o se invece siano le crisi stesse e/o i farmaci antiepilettici ad avere conseguenze dannose sul sonno.

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