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La voce della differenza. Sociologia del flaneur tra filosofia e letteratura.

La presente tesi si propone di approfondire la figura del flaneur a partire dalle sue origini baudelairiane, per poi indagare quanto questo personaggio possa essersi fatto carico dei rivolgimenti storico-sociali delle epoche successive. A tal fine si è scelto come portavoce novecentesco il filosofo Walter Benjamin, il quale diventa un ponte ideale che permette al flaneur di transitare direttamente all'era odierna, diventando modello di autenticità e di forte carica identitaria, da opporre ad ogni processo omologante e livellante messo in atto dalla società dei consumi del XXI secolo.

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I Introduzione. Il presente lavoro ha come obiettivo quello di mettere in luce la figura del flâneur in qualità di modello estetico ed etico di identità umana. Nato dalla penna di Charles Baudelaire, quasi un suo stesso riflesso, il flâneur si è via via ammantato di significati nuovi e più ampi. Da personaggio assimilabile al poeta che, pur necessitando la convivenza con gli altri, allo stesso tempo se ne distacca per una maggiore capacità di analisi e per una maggiore profondità di sguardo; con il filosofo Walter Benjamin, egli subìsce una metamorfosi che sicuramente risente della formazione e della prospettiva di colui che ha contribuito alla sua rinascita. Il flâneur in questo suo secondo periodo, collocabile nella produzione benjaminiana, si spoglia, o meglio integra, un atteggiamento proposto essenzialmente come modello estetico, che venne messo in risalto da Baudelaire mediante un'accentuazione degli aspetti più esteriori della sua persona, seppur ritenuti espressione diretta di un certo, diverso, modo di intendere e di vivere la realtà. Con il filosofo, il flâneur compie un significativo passaggio, divenendo un modello preminentemente etico. Benjamin estende il campo d' azione di questo pedone sui generis, facendone il portavoce di una protesta sotterranea contro i nuovi stili di vita imposti dall'industrializzazione spianata dal nascente capitalismo. Compaiono, come vedremo, delle ripercussioni ideologiche che in Baudelaire, per ovvi motivi, non c' erano ancora o perlomeno erano appena accennati. Il passo, come lo sguardo del flâneur diventano delle armi con cui egli si oppone ai ritmi di vita spersonalizzanti ed alienanti che in modo capillare coinvolgono l'intera metropoli nel suo insieme. «L'obsession de Taylor, de ses collaborateurs et successeurs, est la “guerre à la flânerie», 1 scriveva Benjamin nei suoi Passages, ricordando la principale minaccia all'identità umana di quel periodo, il taylorismo, appunto. Essendo il flâneur completamente immerso nella realtà del suo tempo, di cui si fa mirabile interprete, abbiamo ritenuto opportuno, al fine di comprenderne meglio i caratteri e le intenzioni, di soffermarci ampiamente, tanto nel capitolo relativo a Benjamin, quanto in quello attinente a Baudelaire, su ciò che, in modo diverso, ha rappresentato il non-io con cui confrontarsi ed il contesto 1 G. Friedmann, La crise du progrès, citato da W. Benjamin, Il flâneur, in I «passages» di Parigi, vol. I, Torino, Einaudi, 2007, cit., p. 487.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Federica Garozzo Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.