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Trucchi, effetti speciali e make-up nella quadrilogia dei morti viventi di George A. Romero

Dal 1968 fino ai giorni nostri (nei quali si sono aggiunti i nuovi capitoli "Diary of the dead" e "Survival of the dead"), il cineasta George A. Romero ha analizzato e descritto la società contemporanea ricorrendo alla figura del morto vivente, essere inquieto strappato al sonno della morte e condannato alla pena della non-vita. Questa tesi dimostra come l'impiego di trucchi, effetti speciali e make-up realizzati all'interno di questa quadrilogia (che comprende "La notte dei morti viventi", "L'alba dei morti viventi", "Il giorno degli zombi" e "La terra dei morti viventi") abbia permesso la realizzazione delle scene in cui i morti viventi sono vittime e carnefici allo stesso tempo attraverso il rituale cannibalistico della lacerazione e dell'umiliazione della carne.

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2 INTRODUZIONE Può l’ordine naturale delle cose essere stravolto ed intaccare, modificare, ribaltare il ciclo della vita e della morte? A quanto pare ciò è possibile, sul luogo della rappresentazione filmica. Un corpo che al termine della sua funzione biologica torna ad essere inanimato, dunque condotto al processo di morte naturale 1 , può essere intaccato da un morbo talmente efficace e devastante da sovvertire le leggi biologiche della natura, come l’istinto di autoconservazione che preserva l’uomo dalle cause estrinseche della morte? 2 Un interrogativo del genere potrebbe intavolare una lunga e interessante discussione a proposito. Da sempre il cinema ha rappresentato realtà fantastiche, assurde, improbabili, oniriche, surreali, allucinate, terrificanti, raccapriccianti: a cominciare dal Voyage dans la lune di George Méliès, anno 1902, che inaugura il genere fantastico sul grande schermo con l’esplorazione del pallido pianeta da parte di una spedizione di coraggiosi avventurieri, fino ai primi grandi film del terrore a cominciare dal capolavoro espressionista di Robert Wiene Il gabinetto del dottor Caligari, dal quale seguiranno in poi opere come Nosferatu di Friedrich Murnau, Dracula di Tod Browning, Frankenstein di James Whale, e la lista potrebbe continuare fino ai giorni nostri tanto ricca e variopinta è la filmografia mondiale del fantastico e del terrore. Terrore che diventa orrore, horror, nel quale attori e comparse indossano maschere grottesche e ripugnanti per impersonare le paure più profonde e ancestrali che accompagnano l’uomo dalla sua venuta al mondo, genere che diventa rituale di evocazione ed esorcismo presso le tribù primigenie che assistono attonite e deliranti per mezzo dei poteri divini conferiti allo sciamano, detentore esclusivo delle pratiche e delle formule occulte che per mezzo dell’intercessione divina vengono trasferite ed emanate attraverso egli. E quale migliore rappresentazione della paura se non con la trasfigurazione di questo antico e potente sentimento attraverso suoni gutturali e lamenti propiziatori per entrare in contatto con gli spiriti invisibili che tutto osservano e tutto regolano, come è costume tra le popolazioni aborigene 3 . Riflessioni di una paura che allontana dal proprio luogo originario per non farne più ritorno, nell’angoscia e nel terrore di errare per la vastità del mondo alla ricerca non solo delle proprie radici ma anche di se stessi, della propria identità, del proprio passato, della propria origine. Questo accade all’interno di un cosmo parallelo filmico dove l’ordine della vita e della morte viene sconvolto da un morbo che riporta in vita, se di vita si può parlare, i corpi inanimati dei trapassati. Corpi trasfigurati dal processo biologico di decomposizione arrestato dalla ripresa delle attività cerebrali, offuscate dalla misteriosa e impenetrabile reazione, che 1 Cfr. Sigmund Freud, Al di là del principio di piacere, in Opere, vol. IX, Boringhieri, Torino, 1977 2 Cfr. Alessandro Cappabianca, L’immagine estrema – Cinema e pratiche della crudeltà, Costa & Nolan, Firenze, 2005 3 Cfr. Renato Tomasino, Storia del teatro e dello spettacolo, Palombo, Palermo, 2001

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Domenico Rizzo Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5843 click dal 11/09/2009.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.