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Qualità della vita e strategie di coping nei pazienti emicranici

Introduzione: L'obiettivo del presente studio è quello di indagare la Qualità della Vita (Quality of Life - QoL) e le strategie di coping in un campione di soggetti affetti da emicrania, nello specifico, verificare l’esistenza di un’ influenza del costrutto di coping sulla QoL percepita. Metodo: Al campione, composto da 55 soggetti affetti da Emicrania è stata somministrata, la seguente batteria di test: un questionario ad hoc creato dai ricercatori del Centro Cefalee per la rilevazione di dati socio-demografici e medico-clinici; il Migraine-Specific Quality of Life Questionnaire (MSQ v 2.1) e il Coping Orientations to Problem Experienced, Nuova Versione Italiana (COPE-NVI) Risultati: La QoL dei pazienti emicranici risulta complessivamente compromessa; un’età giovanile di esordio, una bassa frequenza di attacchi mensili, una breve durata di ogni singolo attacco, avere pochi sintomi di accompagnamento e pochi fattori precipitanti endogeni sono le variabili che risultano essere associate a una miglior QoL. Il coping risulta essere correlato con la QoL; in particolare maggiore è il grado di limitazioni o di interruzione delle attività quotidiane e il senso di frustrazione e impotenza esperito dai soggetti imposto dall’emicrania e maggiore è il ricorso a strategie di coping di tipo disadattivo; l’impatto della patologia sulla QoL percepita è minore quanto più si fa ricorso a forme di spiritualità nella gestione dello stress. Il coping si è dimostrato un predittore della QoL, anche se la bassa quota di varianza spiegata potrebbe indicare il coinvolgimento di altre variabili psicosociali nella relazione tra i due costrutti. Discussione: Non aver potuto indagare altre variabili correlate alla QoL e un campione numericamente esiguo, costituiscono sicuramente i limiti più importanti della ricerca.

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Capitolo I - Introduzione 2 1.1 EMICRANIA 1.1.1 INTRODUZIONE Tra gli oltre 35 tipi e sottotipi di cefalea primaria, l’emicrania è la forma con maggiore rilevanza clinica; nei paesi occidentali, infatti, secondo studi recenti, ne soffre circa il 12 % delle donne e il 6% degli uomini (Jenser & Stovner, 2008), tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO) la colloca al 19° posto nella graduatoria delle patologie debilitanti, considerandola causa di maggior invalidità rispetto ad altre gravi patologie neurologiche quali l’epilessia, la sclerosi multipla e il morbo di Parkinson (Leonardi, Steiner, Scher & Lipton, 2005). L’emicrania si manifesta con attacchi ricorrenti di intenso dolore al capo, mono o bilaterale, che durano da poche ore a qualche giorno e si accompagnano a molti sintomi tra cui nausea, vomito, fotofobia e fonofobia. Il dolore e i disturbi associati sono aggravati dal movimento e ciò costringe il paziente a stare coricato, lontano da stimoli luminosi e sonori fino alla risoluzione della crisi che, abitualmente, avviene entro 72 ore dall’esordio dell’attacco. La totale, seppur temporanea disabilità che un attacco emicranico può comportare finisce per avere un impatto rilevante sulla qualità della vita di chi ne soffre frequentemente. Ogni aspetto della vita quotidiana, dal rendimento lavorativo, alle relazioni sociali e familiari, può essere severamente compromesso, e questo problema è avvertito come ancora più invalidante del dolore provocato dal disturbo in sé. L’impossibilità di prevedere con esattezza i giorni a rischio, inoltre, è fonte di ulteriore disagio in termini di qualità della vita, rendendo problematica la programmazione di qualunque impegno, soprattutto lavorativo. Per queste ragioni, negli ultimi decenni, è aumentato esponenzialmente l’interesse di clinici e ricercatori nei riguardi della disabilità indotta dalle cefalee primarie e in particolare dell’emicrania. Nonostante la sua gravità, tuttavia, l’emicrania è ancora un disturbo poco conosciuto, frequentemente oggetto di errata o tardiva diagnosi e spesso non trattato o sotto-trattato. Più di due terzi delle persone che soffrono di emicrania, preferiscono ricorrere all’uso di prodotti farmaceutici da banco e non richiedono una consultazione medica specialistica. La conseguenza più facilmente intuibile di

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Caterina Franci Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.