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La tutela penale del domicilio

Il legislatore penale del 1930 ha dedicato alla tutela del domicilio alcune disposizioni “nevralgiche” quali l’art. 614 c.p., l’art. 615 c.p. “violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale”, a cui la legge 8 aprile 1974, n. 98 ha aggiunto l’art. 615 bis “interferenze illecite nella vita privata”, in modo da perfezionare una difesa penale resa altrimenti vulnerabile dai più sofisticati strumenti forniti dal progresso tecnologico.Prima di approfondire la struttura del delitto previsto dall’art. 614 c.p., occorrerà soffermarsi sulla nozione penalistica di domicilio - per legge comprensiva dell’abitazione, degli altri luoghi di privata dimora e delle appartenenze di esse - e le differenze con le defizioni formulate in sede di diritto civile (art. 43 c.c.) e costituzionale (art. 14 Cost.).Il presente elaborato punterà l’attenzione sull’intervento normativo di cui all’art. 1, legge 13 febbraio 2005; attraverso questa disposizione, il legislatore ha introdotto una peculiare figura del diritto all’autotutela nel privato domicilio in seno alla scriminante della legittima difesa.Più precisamente, la riforma ha provveduto a modificare il dettato normativo originario dell’art. 52 c.p. aggiungendo due ulteriori commi; viene così sancita una presunzione di proporzionalità iuris et de iure tra l’azione difensiva e l’aggressione ingiusta allorquando quest’ultima è realizzata mediante l’intrusione abusiva nel domicilio privato e nei locali ove si eserciti un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. L’esigenza di modificare la disciplina della legittima difesa nasce probabilmente dalla constatazione che ad una serie di fatti di cronaca, riguardanti violente aggressioni in abitazioni private o in pubblici esercizi a scopo di furto – con particolare frequenza nel Nord-Est della penisola italiana – è corrisposta, nella prova dei fatti, una lacunosa applicazione della scriminante. Occorrerà rivolgere preliminarmente lo sguardo alla prassi giurisprudenziale formatasi nella vigenza del testo originario dell'art. 52 c.p., in seguito si passerà ad esaminare la modifica apportata alla norma analizzando la sua operatività e le conseguenze di una scelta normativa tanto discussa proprio per l'impatto che essa ha avuto sul contesto sociale, politico e culturale in cui è intervenuta. Questo lavoro procederà con l’analisi dell’art. 615 bis c.p., che persegue l’obiettivo di limitare la tutela della riservatezza in ambito domestico contro gli strumenti di ripresa visiva e sonora ritenuti pericolosi, o perché particolarmente invasivi, ovvero per la loro capacità di fissare in un supporto magnetico informazioni personali al fine di una loro successiva diffusione. Un ulteriore tema di indagine è quello relativo alla salvaguardia dei sistemi informatici dall’accesso abusivo altrui - costituente uno degli aspetti più complessi della criminologia informatica - che trova la sua genesi nel momento in cui il progresso tecnologico ha determinato l’emersione di luoghi ulteriori rispetto a quelli tradizionali dove il soggetto può esplicare la propria personalità o coltivare i propri interessi.Tra questi si può individuare il sistema informatico che, contenenendo informazioni e dati personali che devono rimanere riservati e posti al riparo da ingerenze ed intrusioni provenienti da terzi, rappresenta un luogo inviolabile delimitato da confini virtuali, che crea una interdipedenza immediata con il soggetto che ne è titolare.Per una adeguata disciplina e repressione dei c.d. computer crimes, si è reso necessario un intervento del legislatore che ponesse in chiaro la qualificazione del fenomeno e la sua punibilità. Difatti, con la previsione degli artt. 615 ter e ss. - introdotti dalla legge 547 del 1993 - il legislatore italiano ha assicurato la protezione del domicilio informatico quale espansione ideale dell’area di rispetto pertinente al soggetto interessato, così come garantita dall’art. 14 Cost. e penalmente tutelata nei suoi aspetti essenziali e tradizionali dagli artt. 614 e 615 c.p.Seguendo questo percorso, si avrà cura di analizzare preliminarmente l’impatto che i reati informatici - o computer crimes - hanno prodotto nell’esperienza giuridica italiana e le problematiche interpretative che derivano dalla stessa scelta legislativa di collocare tali fattispecie nell'ambito della tutela domiciliare.Infine, è apparso doveroso soffermarsi sul catalogo dei reati che ledono la riservatezza del domicilio informatico, e più precisamente: l’art. 615 ter, che sanziona l’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico e la portata della delimitazione della tutela ai sistemi protetti da misure di sicurezza; l’art. 615 quater che punisce la detenzione e la diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici; la disposizione ex art. 615 quinquies per il contrasto alla diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico.

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Premessa Il domicilio tende ad essere, da sempre, un luogo privilegiato nel quale la personalità umana può svolgere, senza interferenze esterne, ogni attività individuale e collettiva. Il legislatore penale del 1930 ha dedicato alla tutela del domicilio alcune disposizioni “nevralgiche” quali l’art. 614 c.p. rubricato “violazione di domicilio”, l’art. 615 c.p. “violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale”, a cui la legge 8 aprile 1974, n. 98 ha aggiunto l’art. 615 bis “interferenze illecite nella vita privata”, in modo da perfezionare una difesa penale resa altrimenti vulnerabile dai più sofisticati strumenti forniti dal progresso tecnologico. Prima di approfondire la struttura del delitto previsto dall’art. 614 c.p., occorrerà soffermarsi sulla nozione penalistica di domicilio - per legge comprensiva dell’abitazione, degli altri luoghi di privata dimora e delle appartenenze di esse - e le differenze con le defizioni formulate in sede di diritto civile (art. 43 c.c.) e costituzionale (art. 14 Cost.). Inoltre, il presente elaborato punterà l’attenzione sull’intervento normativo di cui all’art. 1, legge 13 febbraio 2005; attraverso questa disposizione, il legislatore ha introdotto una peculiare figura del diritto all’autotutela nel privato domicilio in seno alla scriminante della legittima difesa. V

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Luciana Ferruzza Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.