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Elitismo nel pensiero di Gaetano Mosca

Varie combinazioni tra elementi storici e culturali hanno portato all'elaborazione del concetto di elite, significativo per due caratteristiche principali. La prima riguarda il numero, in quanto identifica sempre un gruppo minoritario all'interno di un aggregato più vasto, la seconda è la modalità di selezione, ovvero i criteri in base ai quali questo gruppo si identifica e rapporta rispetto alla maggioranza. Spesso per esprimere il concetto di elite si impiegano termini diversi, quali classe dominante, oligarchia o classe politica. Gaetano Mosca, uno dei massimi teorici dell'elitismo, preferisce adoperare il termine "classe politica", in quanto il termine elite implica un elogio a una classe che spesso è lungi dal meritarlo. La premessa di questa tesi parte dall'analisi che, in ogni società, è sempre presente una minoranza di governanti, che detiene il potere, e una maggioranza che viene governata, tanto da rendere meno netta la linea di demarcazione tra democrazia (governo di tutti) e oligarchia (governo di pochi).

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I INTRODUZIONE La classe politica e le Elites Nel tentativo di evitare che il concetto di classe politica venga sminuito in termini di semplice definizione, è bene inquadrarlo all’interno del contesto storico in cui esso assume, in primis, il suo vero significato. Gli anni a cavallo dell’Ottocento e del Novecento sono caratterizzati dal tentativo di ampliare la base del consenso politico con la speranza di dare maggiore stabilità ai governi originando, così i vari progetti liberaldemocratici e socialdemocratici. L’ingresso delle nuove masse all’interno del processo politico si attua, soprattutto in Italia, con enormi difficoltà, perché i vecchi assetti istituzionali sono messi in crisi e i nuovi equilibri politici tardano ad arrivare. In particolare, la caduta della destra retta da Minghetti ed il passaggio del potere governativo alla sinistra di De Pretis non aveva comportato quei profondi mutamenti nel modo di fare politica tanto attesi ne’ tanto meno quei radicali rinnovamenti democratici e che la sinistra, durante la campagna elettorale, aveva così largamente promesso. Anzi, la sinistra si trovò nell’impossibilità di mantenere le promesse fatte sia per esigenze economiche sia per questioni legate al mantenimento del potere: fu dunque costretta a scendere a compromessi, all’interno del Parlamento, con gruppi clientelari i cui interessi erano indipendenti dalle forze e dalla tendenze politiche che avrebbero dovuto rappresentare (il c.d. “trasformismo”). Questa situazione creò una profonda frattura tra le masse, che si erano espresse attraverso il sistema elettorale, e il potere politico costituito, prigioniero dei suoi compromessi e delle sue divisioni formali.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Fioravante Salmena Contatta »

Composta da 37 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.