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Profili caratteristici della professione giornalistica

Questo lavoro intende approfondire le problematiche legate alla professione giornalistica con particolare riferimento all’attuale contesto italiano. L’informazione riveste un ruolo di assoluta importanza nella vita di una comunità eppure manifesta periodicamente un bisogno disperato di cambiare. Il processo evolutivo che ha riguardato il giornalismo e la sua centralità nella nostra società è stato profondamente influenzato dalla globalizzazione mediatica e dai nuovi strumenti offerti dalla rivoluzione tecnologica.
Il percorso concettuale prende inizio da una breve panoramica storica sulla nascita e sull’evoluzione della disciplina giuridica della stampa in Italia. Dallo Stato liberale antecedente l’Unità d’Italia passando per il periodo fascista fino alla proclamazione della Repubblica e all’approvazione di una Costituzione rigida, la strada della legislazione sulla stampa ha attraversato fasi alterne nell’affermazione della libertà di manifestazione del pensiero e, più specificatamente, della libertà di stampa. Altrettanto lunga e tortuosa, oltre che frutto di inevitabili compromessi, è stata la gestazione della legge n. 63 del 1969 che ha dato vita all’ordinamento professionale. Già l’Assemblea Costituente si era pronunciata sulla necessità di istituzione dell’Ordine dei giornalisti inteso come presupposto necessario per l’esercizio dell’attività, soprattutto a garanzia della preparazione professionale, della serietà e integrità morale del giornalista, nonché della tutela sindacale degli interessi di categoria.
Il percorso di ricerca prosegue, poi, con la riflessione intorno al significato giuridico del termine “giornalismo” e ai requisiti dei soggetti che possono trovare accesso alla professione. Alla luce del notevole contributo apportato dalla giurisprudenza e degli effetti provocati dalle innovazioni tecnologiche, è ora possibile prospettare profili di una “nuova” autonomia dei giornalisti caratterizzata da spazi di “liberazione” finora impensabili, sdoganati dal controllo dei poteri economici. Ho cercato di porre l’attenzione sui limiti della subordinazione nel rapporto di lavoro giornalistico e sulla posizione estrema di chi ritiene che solamente l’esercizio di tale mestiere senza il carattere della professionalità, e quindi della subordinazione all’editore, consentirebbe l’esplicazione di una vera espressione del giornalismo nel modo più efficace e socialmente importante.
Nel terzo capitolo ho cercato di costruire una breve rassegna dei diritti e dei doveri dei giornalisti, consacrati nell’esercizio dell’autoregolamentazione, che costituiscono il parametro di correttezza, obiettività e completezza informativa.
E’ sempre più fondata la sensazione che il proliferare delle Carte simboleggi l’impotenza degli ordini professionali a far rispettare regole deontologiche pur tuttavia chiare e rigorose. Gli interventi disciplinari degli ordini si rivelano sempre più marginali e non all’altezza della situazione. Ciò dimostra un’incapacità sconfortante di autodisciplina reale e nega il solo ruolo che giustifichi l’esistenza di un ordine professionale: ovvero la sua funzione al servizio di una corretta e veritiera informazione, concepita come diritto dei singoli e della collettività. Qualsiasi professione, se è tale, deve prevedere norme di comportamento e meccanismi per il controllo tempestivi, efficaci e trasparenti. Ecco il corno del problema di cui ho discusso all’interno del quarto e ultimo capitolo, dedicato alla descrizione analitica del procedimento disciplinare nei confronti dei giornalisti che è unico, se pure articolato in due distinte fasi: amministrativa, dinanzi al Consiglio Regionale dell’Ordine e, in sede di ricorso, davanti al Consiglio Nazionale; e giurisdizionale, che si svolge davanti a sezioni specializzate, istituite presso il Tribunale e la Corte d’Appello, e poi, dinanzi alla Corte di Cassazione.
Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, una radicale riforma dell’ordinamento professionale è da tempo sollecitata da parte dell’Ordine dei giornalisti e di altri organismi di categoria. Nelle mie riflessioni conclusive ho ritenuto opportuno volgere lo sguardo agli scenari più attuali. Con la Proposta di legge n. 2393 depositata alla Camera il 22 aprile 2009 sono state avanzate delle linee di riforma profondamente innovative, necessarie a incidere su dettami strutturali e organizzativi ormai desueti. La libertà e il diritto d’informazione rischiano, però, di subire gravi limitazioni a causa del disegno di legge “Alfano” nella parte relativa al previsto divieto di pubblicare il contenuto delle intercettazioni. La Corte europea dei diritti dell’uomo, a tal riguardo, ha ribadito diverse volte che il diritto dei cittadini di ricevere informazioni si allarga anche alle indagini in corso su temi d’interesse pubblico e che la libertà di stampa prevale sulle esigenze di segretezza.

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1Introduzione Questo lavoro intende approfondire le problematiche legate alla professione giornalistica con particolare riferimento all’attuale contesto italiano. L’informazione riveste un ruolo di assoluta importanza nella vita di una comunità eppure manifesta periodicamente un bisogno disperato di cambiare. Il processo evolutivo che ha riguardato il giornalismo e la sua centralità nella nostra società è stato profondamente influenzato dalla globalizzazione mediatica e dai nuovi strumenti offerti dalla rivoluzione tecnologica. Ormai, il cittadino è bombardato di notizie e non sempre è in grado di riconoscerle all’interno del vasto mondo della comunicazione in cui, spesso, si confondono advertising e marketing, pubblicità e commercio. La stampa italiana rischia di essere sempre più istituzionalmente “inutile” tradendo la funzione che, nel regime democratico, è all’origine dei principi costituzionali sulla libertà di stampa: garantire il diritto dei cittadini di ricevere le informazioni necessarie per compiere scelte responsabili e costruire pubbliche opinioni. L’intrinseca contraddittorietà della stampa deriva dalla natura di prodotto commerciale tipica del giornale che si trova spesso a barattare la verità con il profitto. Il boom tecnologico, in particolare, ha acuito tale aspetto riguardo alle redazioni internet, in cui si tende a fare a meno della professionalità giornalistica, e alla crescente tendenza alla spettacolarizzazione dell’informazione che si manifesta con l’intensificare il sensazionalismo e, in molti casi, con la forzatura dei titoli. Così si è palesata una certa regressione storica: il processo di “laicizzazione” della stampa - avviata nella metà degli anni ’70 - che ha visto l’abbandono delle pregiudiziali politico-ideologiche e del criterio di servizio

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Domenico Iozzo Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.