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Il canto popolare in Italia nella seconda metà dell'Ottocento; la polemica tra Alessandro D'Ancona e Giuseppe Pitrè

Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Orlando
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Discipline della Comunicazione
  Relatore: Ivano Cavallini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

La presente tesi si propone di analizzare il significato di canto popolare nella seconda metà dell’Ottocento, nelle sue implicazioni con la poesia d’arte e del volgo, in riferimento soprattutto alle figure di Giuseppe Pitrè, padre della Demopsicologia italiana e Alessandro D’Ancona, uno dei fondatori della cosiddetta scuola storica della letteratura italiana. Si sottolinea soprattutto l’importanza della musica quale mezzo privilegiato di comunicazione di un pensiero o di un sentimento; espediente per diffondere una notizia; artificio che rende più agevole la memorizzazione di un testo scritto; strumento che accompagna le parole di un testo poetico.

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INTRODUZIONE Negli anni dell’unificazione dell’Italia intorno alle necessità oggettive d’organizzare una cultura nazionale, si coagulano gli interessi ideologici, letterari e politici verso le grandi masse popolari. Tra le caratteristiche generali del periodo va notato come taluni temi ed indirizzi romantici persistono e anzi costituiscono la base su cui poggiano anche gli studi più minuziosi e documentati di intonazione positivista. Più in generale il segno dell’epoca si coglie nell’impegno che i cultori del tema convogliano verso uno studio scientifico della documentazione e intorno all’analisi dei testi. La presente tesi si propone di analizzare il significato di canto popolare nella seconda metà dell’Ottocento, nelle sue implicazioni con la poesia d’arte e del volgo, in riferimento soprattutto alle figure di Giuseppe Pitrè, padre della Demopsicologia italiana e Alessandro D’Ancona, uno dei fondatori della cosiddetta scuola storica della letteratura italiana. Si sottolinea soprattutto l’importanza della musica quale mezzo privilegiato di comunicazione di un pensiero o di un sentimento; espediente per diffondere una notizia; artificio che rende più agevole la memorizzazione di un testo scritto; strumento che accompagna le parole di un testo poetico. Ermolao Rubieri è il primo studioso che traccia un quadro storico, morfologico e psicologico compiuto delle varie forme del canto popolare italiano. Nonostante la complessità della sua Storia della poesia popolare italiana (1877) con la quale l’intellettuale toscano intende cogliere tutte le sfaccettature del fenomeno, possiamo riconoscere una rigorosa classificazione dei canti: “canti adottati dal popolo”, “canti fatti dal popolo, ma non dal popolo” e “canti composti dal popolo e per il popolo”. Rubieri, pur restando legato ad alcuni presupposti romantici ha il merito di anticipare due concetti moderni di rilievo, ovvero il fenomeno dell’elaborazione che una collettività opera sui testi ripetendoli e trasmettendoli e la “convenzionalità” della

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