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Ruolo della banca nella gestione della crisi d'impresa e successiva dichiarazione di fallimento

Informazioni tesi

  Autore: Luca D'orazio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Rita Martella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

Parlare della responsabilità della banca nell'erogazione del credito significa evocare immediatamente quello che è stato definito il "dilemma" del banchiere, il quale, in presenza di elementi che possano far sospettare una situazione di crisi del cliente affidato, viene a trovarsi fra due "fuochi": se revoca il fido, corre il rischio di essere attaccato dal debitore stesso per recesso ingiustificato dal rapporto (la cd. "rottura brutale" del credito) e di dover risarcire i danni che ne siano derivati (danni che potrebbero essere ingenti, se dalla revoca del fido sia disceso l'effettivo prodursi del dissesto dell'impresa e, quindi, del fallimento); se, invece, non revoca il fido corre il rischio di un'azione di responsabilità, questa volta extracontrattuale, per concessione abusiva di credito. In secondo luogo, è da escludere, da un lato, che la responsabilità in questione possa essere ricondotta nell'ambito della responsabilità contrattuale come parte minoritaria della dottrina aveva prospettato; e, dall'altro, che la fattispecie della concessione abusiva di credito possa essere spostata nell'ambito dell'art. 2050 c.c., cioè della responsabilità oggettiva: la responsabilità per concessione abusiva è e saldamente resta responsabilità extracontrattuale e il criterio di imputazione è e resta quello della colpa o del dolo. Non solo e non tanto per arrivare a dissipare definitivamente quelli che, sono dei veri e propri "equivoci" (e ci si riferisce, specificamente, agli equivoci connessi al problema della legittimazione del curatore fallimentare), quanto per verificare se le impostazioni fino ad ora date a quei temi siano da considerare tuttora valide alla luce delle profonde modificazioni che al rapporto banche-imprese in difficoltà sono ormai derivate dalla nuova disciplina delle procedure concorsuali introdotta dalle leggi del 2005 e 2006.Ed è un discorso che risulta tanto più importante ove si consideri che la figura della responsabilità per concessione abusiva di credito - dopo essere rimasta per lungo tempo confinata al piano di un dibattito puramente dottrinale - sembra ormai saldamente entrata nella pratica giudiziaria, dopo il pieno riconoscimento che a tale figura è venuto dapprima dalla sentenza n. 343/1993 della Cassazione e, da ultimo, dalla sentenza n. 7029/2006 delle Sezioni Unite della Suprema Corte. La concessione abusiva di credito, anzi, parrebbe destinata a costituire una sorta di nuova frontiera per i curatori fallimentari, i quali, "orfani" ormai della revocatoria fallimentare, dovrebbero ripiegare proprio su quella figura per tentare di rimpinguare gli attivi delle procedure.Alla luce delle osservazioni esposte, il presente studio intende approfondire, in tre capitoli proprio i temi sopra citati e più in particolare nel primo capitolo vengono esaminati i fenomeni della concessione abusiva di credito e della interruzione brutale del credito da parte della banca a privati e imprese. Nel secondo capitolo vengono analizzati quelli che sono i metodi e gli elementi indiziari per la ricostruzione presuntiva della scientia decoctionis.La conoscenza dello stato d’insolvenza per la revocatoria fallimentare di atti, pagamenti e garanzie deve essere effettiva, non meramente potenziale e la sua prova può avvenire per presunzioni gravi precise e concordanti ex art. 2729 c.c.; la posizione degli operatori economici qualificati come le banche, attribuisce possibilità di informazione sulla situazione patrimoniale dei debitori superiori al comune, ma non se ne può inferire la conclusione che esse siano sempre al corrente dello stato di insolvenza dei propri debitori, essendo necessaria la presenza di elementi concreti che denotino la conoscenza o perlomeno la conoscibilità del dissesto secondo l’uso dell’ ordinaria diligenza rapportata alla categoria professionale di appartenenza.Nel terzo capitolo partendo dall’ intervento delle Sezioni Unite della Cassazione del marzo 2006 si riprende in esame il tema della legittimazione della curatela ad agire in risarcimento danni nei confronti di una banca per concessione abusiva di credito, per verificare i possibili spazi che si aprono, oggi, all’eventuale esperimento dell’azione risarcitoria.
.Viene successivamente affrontato il tema della legittimazione del curatore fallimentare all’ esercizio di una azione di responsabilità per “concessione abusiva di credito” e della qualificabilità della stessa come azione di massa.L ’analisi si conclude con alcuni cenni sulla prescrizione della citata azione.

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III PREFAZIONE Parlare della responsabilità della banca nell'erogazione del credito significa evocare immediatamente quello che è stato definito il "dilemma" del banchiere, il quale, in presenza di elementi che possano far sospettare una situazione di crisi del cliente affidato, viene a trovarsi fra due "fuochi": se revoca il fido, corre il rischio di essere attaccato dal debitore stesso per recesso ingiustificato dal rapporto (la cd. "rottura brutale" del credito) e di dover risarcire i danni che ne siano derivati (danni che potrebbero essere ingenti, se dalla revoca del fido sia disceso l'effettivo prodursi del dissesto dell'impresa e, quindi, del fallimento); se, invece, non revoca il fido corre il rischio di un'azione di responsabilità, questa volta extracontrattuale, per concessione abusiva di credito. Le basi normative della figura sono agevolmente rintracciabili, oltre che nell'art. 2043 c.c., nella disciplina specifica dell'attività bancaria, dalla quale è possibile ricavare obblighi o doveri di comportamento posti a carico delle banche che hanno sicuramente riflessi anche nei rapporti con i terzi, restando sostanzialmente irrilevante poi che tali obblighi o doveri si possano o debbano qualificare come obblighi discendenti da status o come doveri di protezione o in altro modo. In secondo luogo, è da escludere, da un lato, che la responsabilità in questione possa essere ricondotta nell'ambito della responsabilità contrattuale come parte minoritaria della dottrina aveva prospettato; e, dall'altro, che la fattispecie della concessione abusiva di credito possa essere spostata nell'ambito dell'art. 2050 c.c., cioè della responsabilità oggettiva: la responsabilità per concessione abusiva è e saldamente resta responsabilità extracontrattuale e il criterio di imputazione è e resta quello della colpa o del dolo. Infine, le modalità di concessione del credito sono destinate a rimanere irrilevanti sul piano della configurabilità della fattispecie, nel

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