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Rischio di Credito: regolamentazione, modelli, decisioni

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Braccini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Riccardo Cambini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

In questo periodo di forte crisi economico-finanziaria abbiamo voluto affrontare argomenti di grande interesse e di forte attualità per chiarire ed esplicare la regolamentazione in atto (Basilea II) ed i modelli utilizzati dai grandi istituti bancari per la valutazione del rischio di credito, cercando in questo modo di trovare delle motivazioni alla recente crisi. Questa tesi si prefigge lo scopo di dare un quadro d’insieme delle norme esposte nell’Accordo di Basilea vigente (International Convergence of Capital Measurement and Capital Standards. A Revised Framework, 2004), e della loro applicazione per la determinazione dei requisiti patrimoniali minimi previsti per gli istituti bancari.
Nel primo capitolo si è voluto evidenziare la prociclicità, fenomeno che amplia gli effetti della congiuntura economica, come uno dei maggiori limiti che tale Accordo contiene al suo interno. Si è cercato di mettere in luce le differenze con il precedente accordo Basilea I (International convergence of capital measurement and capital standards, 1988) e abbiamo mostrato i metodi per il calcolo dei requisiti patrimoniali. Questi, a differenza del Primo Accordo, prevedono diverse metodologie: il nuovo metodo standard e i metodi basati su sistemi di rating interni alle banche (Internal Ratings Based approach approccio IRB). Quest’ultimi a loro volta sono divisi in una versione base (IRB foundation), versione semplificata nel quale i fattori di rischio stimati all’interno dell’istituto bancario sono limitati, ed in una versione avanzata (IRB advanced), nella quale le Banche hanno maggiore libertà per la stima dei diversi fattori di rischio.
Nel secondo capitolo ci siamo concentrati sulla definizione di rischio di credito e a quella di rating, quest’ultimi, ormai, considerati elementi indispensabili del mercato finanziario. Lo stesso Accordo di Basilea II, che denomina le agenzie di rating “External Credit Assesment Institution” (per brevità, ECAI), attribuisce il controllo e la certificazione all’autorità di vigilanza di ciascun Paese; queste una volta riconosciute e certificate possono svolgere la loro attività di valutazione all’interno del Paese che ne ha fornito la certificazione.
Oltre a fornire una cronistoria delle maggiori agenzie mondiali di rating (Moody’s, Standard & Poor’s e Fitchratings) abbiamo evidenziato le differenze che si riscontrano tra i metodi utilizzati dalle suddette agenzie e i metodi interni alle singole istituzioni bancarie.
Nel terzo capitolo abbiamo sviluppato la discussione dei principali modelli di rischio partendo dal modello di Merton (sviluppato sulla base del modello di Black e Scholes) pietra miliare della contingent claims analysis e dei modelli strutturati, per poi affrontare la metodologia VaR, sviluppata agli inizi degli anni Novanta dalla banca statunitense J.P. Morgan, la quale metodologia è applicata al rischio di mercato e al rischio di credito. Dopo avere descritto brevemente i modelli di scoring (in particolare, Z-score), siamo passati alla trattazione del modello proposto da KMV, acronimo che deriva dalle iniziali dei tre soci fondatori: Kealhofer , McQuown e Vasicek. Questo modello propone delle proprie matrici di transizione legate alle probabilità d’insolvenza calcolate dallo stesso (Expected Default Frequency, EDF).
Abbiamo concluso il capitolo dedicato ai modelli per la stima del rischio concentrandoci sui recenti modelli di portafoglio, fra i quali in particolare il CreditMetricsTM. Questo modello, proposto dalla banca d’affari statunitense J.P. Morgan nel 1997, si propone di analizzare il rischio di credito e di migrazione attraverso le matrici di transizione proposte dalle agenzie di rating, procedendo poi alla stima delle diverse probabilità attraverso una metodologia VaR, nella fattispecie attraverso la simulazione di Monte Carlo.
Nelle conclusioni ci siamo soffermati ad analizzare i punti deboli della teoria finanziaria e della regolamentazione in atto. Successivamente, abbiamo analizzato le decisioni e gli avvenimenti attuali che si stanno verificando in questi ultimi mesi, i cambiamenti per il futuro, ma anche gli interventi che le autorità mondiali hanno effettuato per arginare la crisi scatenatasi dal crollo dei mutui sub-prime statunitensi e dal fallimento della banca d’affari Lehmann Brothers.

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I Introduzione In questo periodo di forte crisi economico-finanziaria abbiamo voluto affrontare argomenti di grande interesse e di forte attualità per chiarire ed esplicare la regolamentazione in atto (Basilea II) ed i modelli utilizzati dai grandi istituti bancari per la valutazione del rischio di credito, cercando in questo modo di trovare delle motivazioni alla recente crisi. Questa tesi si prefigge lo scopo di dare un quadro d’insieme delle norme esposte nell’Accordo di Basilea vigente (International Convergence of Capital Measurement and Capital Standards. A Revised Framework, 2004), e della loro applicazione per la determinazione dei requisiti patrimoniali minimi previsti per gli istituti bancari. Nel primo capitolo si è voluto evidenziare la prociclicità, fenomeno che amplia gli effetti della congiuntura economica, come uno dei maggiori limiti che tale Accordo contiene al suo interno. Si è cercato di mettere in luce le differenze con il precedente accordo Basilea I (International convergence of capital measurement and capital standards, 1988) e abbiamo mostrato i metodi per il calcolo dei requisiti patrimoniali. Questi, a differenza del Primo Accordo, prevedono diverse metodologie: il nuovo metodo standard e i metodi basati su sistemi di rating interni alle banche (Internal Ratings Based approach approccio IRB). Quest’ultimi a loro volta sono divisi in una versione base (IRB foundation), versione semplificata nel quale i fattori di rischio stimati all’interno dell’istituto bancario sono limitati, ed in una versione avanzata (IRB advanced), nella quale le Banche hanno maggiore libertà per la stima dei diversi fattori di rischio. Nel secondo capitolo ci siamo concentrati sulla definizione di rischio di credito e a quella di rating, quest’ultimi, ormai, considerati elementi indispensabili del mercato finanziario. Lo stesso Accordo di Basilea II, che denomina le agenzie di rating

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