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Tutti i Frames del Presidente. Analisi dei discorsi di G. W. Bush dall'Acceptance Speech (2000) all'Address to the Nation (2006)

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Botteri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Ilaria Moschini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

Questa tesi nasce dall’analisi delle strategie retoriche mediante le quali il Presidente americano George W. Bush ha gestito linguisticamente alcuni momenti ‘forti’ della storia recente degli Stati Uniti quali le elezioni presidenziali, gli attentati dell’11 settembre 2001 e l’intervento militare statunitense in Iraq.
Il principale elemento emerso dall’analisi è la ricorrenza, nella comunicazione presidenziale, di una serie di frames mediante i quali i concetti presentati dal Presidente trovano una loro organizzazione e un loro significato all’interno del discorso.
Sebbene la nozione di frame sia stata teorizzata da diversi autori, è al paradigma della linguistica cognitiva, ed in particolare agli studi del linguista americano George Lakoff, che faremo maggiormente riferimento nel corso della tesi.
Secondo tale paradigma gli individui pensano e comunicano sulla base di frames, strutture cognitive/discorsive in cui una serie di concetti vengono collegati tra loro e acquistano un senso proprio in virtù della loro connessione ad altri concetti.
Il frame è infatti una vera e propria cornice interpretativa che, organizzando diverse nozioni in un unico quadro concettuale, dà un significato alla realtà e ne facilita la comprensione. I frames hanno così un effetto di semplificazione della realtà e per questo, secondo Lakoff, rivestono una grande importanza nell’ambito della comunicazione politica: parlando attraverso grandi cornici anziché per tematiche disgiunte l’una dall’altra, si facilita la comprensione del proprio messaggio che viene ricondotto ad altre nozioni già note ed interiorizzate dai diversi interlocutori.
Prendiamo ad esempio l’espressione “guerra al terrorismo” (War on Terrorism), ripetutamente usata dal Presidente Bush dopo l’11 settembre: inquadrando nella nozione di guerra la lotta al terrorismo ma anche gli interventi militari statunitensi in Afghanistan e Iraq, il Presidente ha fornito ai cittadini una visione semplificata e, vedremo nel corso del lavoro, radicata nella conoscenza condivisa degli americani, della situazione che il Paese si trovava ad affrontare.
In questo caso, infatti, sebbene la nozione di lotta al terrorismo non si esaurisca in quella tradizionale di guerra (in quanto il terrorismo viene concepito in genere come un reato che si sconfigge prevalentemente con operazioni di polizia e intelligence e che si condanna nei tribunali), il quadro complessivo che emerge, come si dimostrerà nel corso della tesi, unifica le diverse nozioni, riducendo il loro grado reciproco di diversità e sottolineandone invece le analogie. Il messaggio che emerge da quello che potremmo chiamare War Frame, è allora che il Paese è in guerra (contro i terroristi, i talebani e il regime di Saddam Hussein); l’effetto conseguente è la mobilitazione di consenso intorno al Capo dello Stato che diventa adesso anche commander-in-chief.
Lo scopo di questa tesi è dunque quello di ricostruire i principali frames presenti nel discorso presidenziale di G. W. Bush dal 2000 al 2006, analizzare il modo con cui le diverse cornici sono state costruite (ed in particolare su quali conoscenze condivise, prodotte dalla storia e dalla cultura dalla nazione americana, i frames presidenziali si basino) e capire la scelta di usare, modificare o abbandonare certi frames in relazione al mutamento dei contesti.
Abbiamo suddiviso l’arco temporale preso in esame in tre periodi selezionando per ciascuno di essi un corpus di discorsi particolarmente significativi: per il primo periodo, che va dalla candidatura ufficiale di Bush per la corsa presidenziale del 2000 all’inizio del suo primo mandato, abbiamo analizzato l’Acceptance Speech e il discorso di insediamento; per il secondo, che va dagli attentati dell’11 settembre alla rielezione di Bush nel 2004, abbiamo analizzato il discorso presidenziale del 20 settembre 2001, il secondo Acceptance Speech di Bush e il suo secondo discorso di insediamento; per l’ultimo periodo abbiamo preso in esame il discorso sullo Stato dell’Unione 2006, il discorso alla nazione tenuto dal Presidente lo scorso 6 settembre con cui si ridefinisce la strategia di lotta al terrorismo e, per concludere, il discorso di commemorazione per il quinto anniversario degli attacchi alle Twin Towers.

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Introduzione Questa tesi nasce dall’analisi delle strategie retoriche mediante le quali il Presidente americano George W. Bush ha gestito linguisticamente alcuni momenti ‘forti’ della storia recente degli Stati Uniti quali le elezioni presidenziali, gli attentati dell’11 settembre 2001 e l’intervento militare statunitense in Iraq. Il principale elemento emerso dall’analisi è la ricorrenza, nella comunicazione presidenziale, di una serie di frames mediante i quali i concetti presentati dal Presidente trovano una loro organizzazione e un loro significato all’interno del discorso. Sebbene la nozione di frame sia stata teorizzata da diversi autori, è al paradigma della linguistica cognitiva, ed in particolare agli studi del linguista americano George Lakoff, che faremo maggiormente riferimento nel corso della tesi. Secondo tale paradigma gli individui pensano e comunicano sulla base di frames, strutture cognitive/discorsive in cui una serie di concetti vengono collegati tra loro e acquistano un senso proprio in virtù della loro connessione ad altri concetti. Il frame è infatti una vera e propria cornice interpretativa che, organizzando diverse nozioni in un unico quadro concettuale, dà un significato alla realtà e ne facilita la comprensione. I frames hanno così un effetto di semplificazione della realtà e per questo, secondo Lakoff, rivestono una grande importanza nell’ambito della comunicazione politica: parlando attraverso grandi cornici anziché per tematiche disgiunte l’una dall’altra, si facilita la comprensione del proprio messaggio che viene ricondotto ad altre nozioni già note ed interiorizzate dai diversi interlocutori. Prendiamo ad esempio l’espressione “guerra al terrorismo” (War on Terrorism), ripetutamente usata dal Presidente Bush dopo l’11 settembre: inquadrando nella nozione di guerra la lotta al terrorismo ma anche gli interventi militari statunitensi in Afghanistan e Iraq, il Presidente ha fornito ai cittadini una visione semplificata e, vedremo nel corso del lavoro, radicata nella conoscenza condivisa degli americani, della situazione che il Paese si trovava ad affrontare. 3

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