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La giustizia penale minorile di fronte alla Corte costituzionale: le sentenze di illegittimità

Il presente lavoro, come si evince chiaramente dal titolo, ha lo scopo di raccogliere ed analizzare le sentenze d’illegittimità della Corte costituzionale che abbiano riguardato l’ordinamento penale minorile.
Il primo ostacolo è stata, dunque, la selezione delle decisioni della Corte da includere: in primo luogo, non sono state prese in considerazione le sentenze di rigetto né quelle di inamissibilità, ancorché abbiano avuto conseguenze sul piano del diritto positivo.
Si è ritenuto di fare un’unica eccezione: la decisione n. 125 del 1992 che, pur avendo respinto la questione di legittimità costituzionale, ha accertato l’illegittimità della norma richiamata dal giudice a quo. In tale contesto normativo, però, la Corte non ha ritenuto di poter addivenire ad una pronuncia in linea con tale accertamento perchè, così facendo, avrebbe intaccato la sfera legislativa.
Si è deciso di ricomprendere tale sentenza non solo in virtù della vicinanza logica con una decisione di accoglimento, ma anche in virtù del suo stretto collegamento con altre decisioni della Corte, aventi ad oggetto le norme sull’esecuzione penitenziaria.
Inoltre, la concatenazione dei precedenti della Consulta ha spesso reso necessario prendere in considerazione sentenze di inammissibilità o di rigetto. In tali casi, però, la trattazione è stata sintetica e finalizzata unicamente alla migliore comprensione del quesito di legittimità o delle sue conseguenze giuridiche.
In secondo luogo si è tenuto conto solo di quelle decisioni che avessero ad oggetto le norme specificatamente predisposte per i minori - principalmente il DPR n. 448 del 1988 - nonché le norme dell’ordinamento penale generale in quanto applicabili ai soggetti minori d’età.
Conseguentemente, non tutte le sentenze di illegittimità emesse della Corte costituzionale sono state analizzate: si sono omesse volontariamente tutte quelle decisioni che riguardavano testi normativi non più in vigore. Basti pensare al codice di procedura penale del 1930 e le norme processuali minorile che erano contenute nel R.D.L. n. 1404 del 1934 superati rispettivamente dal codice penale adottato nel 1988 e dal DPR n. 448 dello stesso anno.
Le motivazioni alla base di tale scelta sono semplici: riprodurle in questa sede sarebbe stato un inutile esercizio giuridico, del tutto privo di rilievo pratico.
Per quanto concerne lo schema di analisi di ciascuna decisione si è ritenuto di dover rendere conto dello stato normativo, giurisprudenziale e dottrinale antecedente alla sentenza della Corte.
Per questi ultimi è stato necessario un lavoro di sintesi onde non dilungarsi inutilmente nella descrizione degli istituti che esorbitano l’oggetto principale del presente lavoro.
Inoltre, dopo l’esposizione e la descrizione della questione di costituzionalità e dell’iter logico seguito dalla Corte per giungere all’illegittimità costituzionale della norma denunciata, sono state prese in considerazioni non solo le conseguenze, spesso assai complesse, della decisione della Consulta ma anche gli eventuali mutamenti normativi, giurisprudenziali e dottrinali che ne sono seguiti.
Complessivamente sono state oggetto di analisi diciotto sentenze della Corte.
Il complesso delle sentenze prese in considerazione è stato suddiviso in quattro diversi capitoli, secondo l’oggetto dello scrutinio del Giudice delle leggi: nel primo capitolo sono state analizzate le decisioni aventi ad oggetto le pene (in particolare l’ergastolo e le sanzioni sostitutive) e le misure di sicurezza (nello specifico l’ospedale psichiatrico e il riformatorio giudiziario); nel secondo e nel terzo rispettivamente quelle relative al processo minorile (misure cautelari e udienza preliminare in particolare) e ai suoi esiti peculiari (messa alla prova, irrilevanza del fatto e perdono giudiziale); infine, nel quarto capitolo sono stati analizzate le decisioni aventi ad oggetto l’esecuzione penale e l’ordinamento penitenziario. In quest’ultima categoria è stata ricompresa anche una sentenza in materia di estradizione, trattandosi pur sempre di una forma peculiare di esecuzione penale.

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Premessa Oggetto di analisi nel presente elaborato sono state complessivamente diciotto sentenze di illegittimità costituzionale * che hanno inciso sul sistema penale minorile. Di queste, sette hanno avuto ad oggetto le norme processuali specificamente rivolte al minore e introdotte dal legislatore nel 1988. Le restanti decisioni hanno colpito il codice penale del 1930 (ben cinque sentenze), l’ordinamento penitenziario del 1975 (tre sentenze) e la legge n… 689 del 1981 (due sentenze). Nel complesso, dunque, le decisioni che hanno inciso sul sistema processuale risultano di gran lunga preponderanti. A prima vista, può sembrare singolare che proprio la normativa più recente specificamente elaborata per adattarsi alle particolari esigenze di tutela del minorenne, nella prospettiva di recepire i principi costituzionali abbia dovuto subire tanti e tali interventi da parte della Consulta. Tuttavia, ad una analisi più attenta è chiaro che il compito fondamentale della Corte costituzionale sia stato quello di verificare la correttezza e la razionalità delle scelte del legislatore, alla luce dei paradigmi costituzionali, intervenendo solo allorquando le specifiche soluzioni normative non si siano rivelate adeguate alle particolari esigenze del minore. Allorquando, invece, si è trattato della disciplina generale, la Consulta ha avuto il compito di verificare la compatibilità della disposizione con la necessità costituzionale di differenziare la disciplina in ragione delle particolarità di un soggetto in età evolutiva, e ricorrendo alla pronuncia d’illegittimità quando la norma non avesse tenuto conto di ciò. * * V. la tabella riepilogativa che riporta tutte le decisioni prese in considerazione con i rispettivi riferimenti. 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Roberto Crepaldi Contatta »

Composta da 253 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.