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Gli influssi della cultura orientale sull'Europa di fine Ottocento inizio Novecento

La scelta dell’argomento di questa tesi è stata guidata dal progetto grafico presentato come lavoro conclusivo del triennio di studi: l’operetta Il paese del sorriso di Franz Lehàr. Tesi scritta, progettazione scenografica e progettazione del costume si presentano collegati ed associabili sotto diversi punti di vista.
La particolare ambientazione scenica dell’operetta – il primo atto apre il sipario sul tipico salotto borghese di fin de siècle in una spensierata Vienna, mentre gli altri due vedono delinearsi una Pechino ancora molto tradizionale – ha suggerito una ricerca sulle diversità culturali e folcloristiche dell’Europa e dell’Estremo Oriente negli anni a cavallo fra Otto e Novecento, sull’emancipazione e sulla modernità a confronto delle tradizioni millenarie ma, al tempo stesso, su come fu intensa la reciproca influenza tra le due culture.
Proprio il fenomeno di contaminazione denominato come orientalismo (che più tardi va delineandosi in un più consapevole giapponismo) viene analizzato nel testo nei suoi diversi aspetti, a partire dal più primitivo approccio dell’Europa ad un Oriente che sposta i suoi confini
progressivamente verso Est fino ad arrivare alla matura e più completa conoscenza del mondo levantino e all’assimilazione e alla rielaborazione degli influssi inseriti nella produzione occidentale – il tutto sottolineato dall’importanza che le arti figurative, ornamentali e applicate hanno avuto in questo processo di scambio.
La tesi, integrata da sezioni iconografiche a conclusione di ogni capitolo, si divide in cinque parti, quattro delle quali volte ad analizzare il fenomeno dell’orientalismo (da come si è presentato e sviluppato in diverse nazioni europee a come ha condizionato alcuni dei tanti aspetti del multi sfaccettato stile Art Nouveau, passando per la sfera della moda e dell’abbigliamento, importante aspetto dell’esteriorizzazione della passione spesso frivola per l’Oriente). Il quinto capitolo è obbligatoriamente dedicato ad un piccolo studio sul nuovo genere otto-novecentesco dell’operetta e a come, anche in campo musicale, usi e costumi del Sol Levante abbiano influenzato i compositori. Concludono il capitolo qualche nota biografica su Franz Lehàr e una breve analisi de Il paese del sorriso.
Ho scelto di inserire, all’inizio di alcuni capitoli ed entro i paragrafi, rimandi e citazioni da libri specializzati sull’argomento e libri risalenti al periodo in questione (come il Pica del 1894), ma anche da romanzi con sfondo storico ben documentato e coerentemente sfruttato per dare
volutamente alla tesi una nota poetica e “fiabesca”, così come di fiaba era nell’immaginario comune l’Oriente per noi occidentali.

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PREFAZIONE La scelta dell’argomento di questa tesi è stata guidata dal progetto grafico presentato come lavoro conclusivo del triennio di studi: l’operetta Il paese del sorriso di Franz Lehàr. Tesi scritta, progettazione scenografica e progettazione del costume si presentano collegati ed associabili sotto diversi punti di vista. La particolare ambientazione scenica dell’operetta – il primo atto apre il sipario sul tipico salotto borghese di fin de siècle in una spensierata Vienna, mentre gli altri due vedono delinearsi una Pechino ancora molto tradizionale – ha suggerito una ricerca sulle diversità culturali e folcloristiche dell’Europa e dell’Estremo Oriente negli anni a cavallo fra Otto e Novecento, sull’emancipazione e sulla modernità a confronto delle tradizioni millenarie ma, al tempo stesso, su come fu intensa la reciproca influenza tra le due culture. Proprio il fenomeno di contaminazione denominato come orientalismo (che più tardi va delineandosi in un più consapevole giapponismo) viene analizzato nel testo nei suoi diversi aspetti, a partire dal più primitivo approccio dell’Europa ad un Oriente che sposta i suoi confini progressivamente verso Est fino ad arrivare alla matura e più completa conoscenza del mondo levantino e all’assimilazione e alla rielaborazione degli influssi inseriti nella produzione occidentale – il tutto sottolineato dall’importanza che le arti figurative, ornamentali e applicate hanno avuto in questo processo di scambio.

Laurea liv.I

Facoltà: dipartimento di progettazione e arti applicate

Autore: Sabrina Rota Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8911 click dal 25/09/2009.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.