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Una scuola elementare

E’ possibile far amare questi luoghi ai ragazzi? E’ possibile fare in modo che gli spazi della scuola diventino uno strumento pedagogico nelle mani degli insegnanti, aiutandoli nel loro rapporto con gli studenti?
Le parole dell’architetto Kroll appena descritte, riassumono ciò che questa tesi di laurea si è maliziosamente posta come obiettivo finale, lo studio per la ricerca di un punto d’equilibrio tra l’architettura, la pedagogia e la pratica reale. Reale intesa come il pensiero e l’esperienza di chi poi la scuola la utilizza, quindi studenti, insegnanti e personale non docente.
Per poter affrontare questo tema, si è scelta l’occasione offerta da un concorso di progettazione realmente effettuatosi per il progetto dell’ampliamento di una scuola elementare nel comune di Cugnasco Gerra, una piccola località del Cantone Ticino, poco distante da Locarno in Svizzera.
Per poter sviluppare questo tema, si è proceduto all’analisi dei concetti pedagogici espressi in particolar modo da quegli studiosi in materia, che non si sono limitati all’analisi del metodo educativo ma lo hanno anche esaminato in funzione dello spazio in cui il metodo viene applicato. Si è parallelamente proceduto all’analisi degli approcci che tanti architetti hanno affrontato nella progettazione di scuole, con la distinzione tra chi ha utilizzato come aiuto la pedagogia e chi l’aspetto prettamente funzionale. Si è infine ascoltato e cercato d’interpretare in termini architettonici, il parere degli utilizzatori della scuola, i quali vertono sicuramente verso l’aspetto funzionale ma non disdegnano assolutamente le necessarie integrazioni pedagogiche.
Il risultato finale dovrebbe essere quello in cui l’architettura dovrebbe poter parlare al suo abitante, perché abitare e vivere in un luogo - quindi anche in una scuola - non può semplicemente limitarsi all’espressione di una serie di funzioni, alla soluzione di una serie di esigenze fisiche.
L’architettura, come ogni volta che cerca di esprimersi, deve poter andare oltre le apparenze, deve fornirsi e quindi utilizzare quei riferimenti che non sono espressamente della materia, ma che, con la loro sensibilità, riescono dove la materia raggiunge i suoi limiti.

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6 1:Lucien Kroll, Tutto è Paesaggio, Torino, 1999, Ed. Testo e Immagine, 2: AAV – Architettura ad Alta Voce, seminario di lettura del laboratorio Diver s City della Prof. Paola Rizzi 0. Introduzione E’ possibile far amare questi luoghi ai ragazzi? E’ possibile fare in modo che gli spazi della scuola diventino uno strumento pedagogico nelle mani degli insegnanti, aiutandoli nel loro rapporto con gli studenti? 1 Le parole dell’architetto Kroll appena descritte, riassumono ciò che questa tesi di laurea si è maliziosamente posta come obiettivo finale, lo studio per la ricerca di un punto d’equilibrio tra l’architettura, la pedagogia e la pratica reale. Reale intesa come il pensiero e l’esperienza di chi poi la scuola la utilizza, quindi studenti, insegnanti e personale non docente. Per poter affrontare questo tema, si è scelta l’occasione offerta da un concorso di progettazione realmente effettuatosi per il progetto dell’ampliamento di una scuola elementare nel comune di Cugnasco Gerra, una piccola località del Cantone Ticino, poco distante da Locarno in Svizzera. Per poter sviluppare questo tema, si è proceduto all’analisi dei concetti pedagogici espressi in particolar modo da quegli studiosi in materia, che non si sono limitati all’analisi del metodo educativo ma lo hanno anche esaminato in funzione dello spazio in cui il metodo viene applicato. Si è parallelamente proceduto all’analisi degli approcci che tanti architetti hanno affrontato nella progettazione di scuole, con la distinzione tra chi ha utilizzato come aiuto la pedagogia e chi l’aspetto prettamente funzionale. Si è infine ascoltato e cercato d’interpretare in termini architettonici, il parere degli utilizzatori della scuola, i quali vertono sicuramente verso l’aspetto funzionale ma non disdegnano assolutamente le necessarie integrazioni pedagogiche. Il risultato finale dovrebbe essere quello in cui l’architettura dovrebbe poter parlare al suo abitante, perché abitare e vivere in un luogo - quindi anche in una scuola - non può semplicemente limitarsi all’espressione di una serie di funzioni, alla soluzione di una serie di esigenze fisiche. L’architettura, come ogni volta che cerca di esprimersi, deve poter andare oltre le apparenze, deve fornirsi e quindi utilizzare quei riferimenti che non sono espressamente della materia, ma che, con la loro sensibilità, riescono dove la materia raggiunge i suoi limiti. Ecco perché, (…)…progettare e rappresentare il progetto sono il risultato di contributi e suggestioni che trovano spesso coagulo e fondamento in testi fondativi. Tutte le discipline che contribuiscono alla costruzione della conoscenza dalla scala architettonica a quella della pianificazione hanno certo dei riferimenti nella saggistica, ma anche nella narrativa e nella poesia. Se una delle pratiche più note è quella di servirsi delle Città invisibili di Italo Calvino, non si deve dimenticare i procédés di Raymond Roussel cari ad Aldo Rossi……(…) 2 alla fine di questa tesi, oltre alla bibliografia di riferimento, si è inserita una bibliografia definita formativa, letture che non parlano esplicitamente di scuola e certe volte neanche esplicitamente di architettura, ma che abbondano di riferimenti e ispirazioni universalmente validi per poter far fronte ai numerosi progetti di una vita.

Laurea liv.I

Facoltà: Architettura

Autore: Salvatore Zirano Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

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