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La normale censura di un paese anormale: l'Editto di Sofia e il caso RaiOt

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Alessia Fratantonio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Fabio Chisari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

L’articolo 21 della Costituzione sancisce la libertà di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione e tale libertà, secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale, comprende tanto il diritto ad informare, quanto quello ad essere informati. Solo al comma 6 si definisce l’unico limite esplicito alla libera manifestazione del pensiero: il buon costume.
La televisione, sin dalla sua nascita, costituisce una preziosa risorsa per il pubblico che ne usufruisce. Essa appare infatti, come strumento linguistico attraverso il quale una società può parlare di sé, raccontarsi; un vero e proprio “specchio sociale”.
Il clima sociale è andato mutando nel corso degli anni: una società laica e pluralistica è andata progressivamente sostituendosi ad una tradizionalmente cattolica, comportando un maggior permissivismo ed un’apertura ai modelli delle avanzate civiltà occidentali.
Ecco allora la nascita di un nuovo costume in cui i temi sessuali per esempio, sono oggetto di libera trattazione. Siamo di fronte ad un percorso evolutivo che ha portato, non soltanto alla rivalutazione di un’opera prima etichettata e poi bandita in nome della repulsione e del disgusto che provocava, ma anche ad una maturazione dello spettatore che oggi non si scandalizza più di fronte ad un nudo cinematografico o ad una scena particolarmente forte. Tutto fa parte di un costume ormai completamente adeguato alla modernità ed aperto al confronto.
“Che se ne parli bene o male, purché se ne parli” affermava Oscar Wilde. E in fondo non aveva torto, visto che spesso ciò che viene censurato fa parlare più di ciò che viene considerato la normalità.

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Resumen El objetivo de este trabajo es analizar el fenómeno de la censura en la televisión, tomando en consideración, en particular, el escenario italiano. Empezaremos por analizar el aspecto legislativo que regla la libertad de expresión en nuestro país, y luego haremos un recorrido histórico desde la segunda posguerra hasta hoy, analizando sobre todo los hechos y los temas que han sido las principales víctimas de la censura. En el primer capítulo, se analiza la base fundamental del principio de libertad de expresión en Italia, el artículo 21 de la Constitución, que tendría que garantizar el derecho de informar y de ser informados. En un segundo plano, se ha efectuado una comparación entre las modalidades de censura en Italia: desde la « literatura prohibida » hasta los años de la segunda mitad del siglo XX, incluyendo los cambios más importantes. Por último, se ha presentado un cuadro histórico de la televisión italiana y algunos de los más importantes ejemplos de lo que era todavía una televisión en “blanco y negro”. En el segundo capítulo, se han examinado los tres principales temas que hoy todavía siguen dando origen a casos de censura: el sexo, la religión y la política. Por lo que se refiere al primer aspecto, he citado algunos ejemplos de magacines, títulos de canciones, programas de tertulia, películas y programas de entretenimiento. Se trata de casos que, en la historia de la televisión, se consideraron como ejemplos del empleo de un lenguaje obsceno. Por ello son sujetos a la censura no sólo por parte del garante de la comunicación sino también por parte del MOIGE, la asociación de promoción social comprometida a nivel socio-educativo. Luego, la atención se ha centrado sobre el tema de la religión, citando episodios de blasfemia y 5

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