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L'onerosità dei prodotti previdenziali italiani: un'analisi comparativa dell'offerta

Il nucleo centrale della trattazione è un’analisi mirata all'onerpsità dei prodotti previdenziali italiani autorizzati dalla Covip: fondi negoziali, fondi aperti e PIP, per una copertura del mercato, in termini di risorse gestite, pari a circa il 90%.
L'avvio di tale indagine si impone per due motivi: in primo luogo, la naturale evoluzione del mercato , per quanto lenta essa sia stata nonostante le varie forme di incentivazione attuate negli anni, sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta.
La seconda motivazione è la riforma introdotta dalla legge n. 243 del 23 agosto 2004, entrata a regime a partire dal 1° luglio 2007, che introduce l’obbligo di destinazione del TFR alla previdenza complementare e la parificazione sostanziale fra secondo e terzo pilastro nell’ottica di una completa libertà di circolazione dei lavoratori all’interno del sistema previdenziale privato.
Nella prima parte della trattazione si delineerà brevemente il processo evolutivo della previdenza complementare italiana dal 1993 e si effettuerà una panoramica del mercato previdenziale, al fine di inserire il lavoro di analisi nel giusto contesto.
La seconda parte, propedeutica alla terza, tratta gli aspetti tecnici dei prodotti, con riferimento particolare alle voci di costo, esaminate adottando un approccio per funzioni aziendali.
Nella terza parte ,nucleo principale della trattazione, verrà esposto il lavoro di analisi dell’onerosità, mediante l'uso di opportuni indicatori ampiamente utilizzati nella letteratura finanziaria

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5 Premessa Il presente lavoro, basato sull’analisi dell’onerosità dei prodotti previdenziali, vuole assumere nelle intenzioni dell’autore oltre che una valenza tecnica di pura analisi, anche una valenza informativa tale da poter essere usufruito allo stesso modo dai non addetti ai lavori, ai quali peraltro questo lavoro vorrebbe essere indirizzato in ultima istanza: si consideri infatti che, seppur gradualmente, tutti i lavoratori italiani indiscriminatamente riguardo a reddito, titolo di studio e professione, dovranno affrontare una scelta in merito alla propria pensione integrativa. Non si ha certo la presunzione di scoprire l’acqua calda, dal momento che di previdenza complementare tanto si parla e tanto si scrive in tutte le sedi, dalle istituzioni alla stampa, dalle università alle aziende, passando per sindacati, associazioni di consumatori e via dicendo. L’impressione comunque è che l’aspetto dei costi venga spesso tralasciato, o comunque trattato in maniera superficiale, e che nella realtà dei fatti il consumatore percepisca il costo dei prodotti finanziari come un’appropriazione indebita di risorse che gli appartengono o in ogni caso come un elemento iniquo 1 . Per sgombrare il campo da pregiudizi e luoghi comuni è bene dunque precisare che un prodotto finanziario, pur essendo un servizio a prestazione differita 2 è un prodotto a tutti gli effetti e come tale ha un costo di produzione, un costo di promozione e un costo di distribuzione al pari di qualsiasi bene fisico acquistabile sul mercato. Gli intermediari finanziari sono in primo luogo imprese, e in quanto tali operano con l’obiettivo di conseguire un utile d’esercizio. E’ altresì vero che talune correnti di pensiero considerano l’utile come una grandezza residuale 3 la quale andrebbe redistribuita perché non appartenente all’impresa, bensì alla collettività. Meno estreme ma altrettanto fuorvianti sono quelle correnti di pensiero che propugnano la teoria del giusto profitto, o del profitto equo, dalla quale trae origine dalla nozione di concorrenza perfetta 4 . 1 Anche in questo caso non si ha la presunzione di conoscere alla perfezione lo stato delle cose, tuttavia l’esperienza personale ed il confronto con chi si occupa quotidianamente di servizi finanziari dimostrano che l’affermazione, seppur con diversi gradi di tolleranza trova pieno riscontro. N.d.a. 2 Qualsiasi investimento dà i propri frutti in un momento più o meno lontano nel tempo, così come un contratto di assicurazione si dimostra efficiente solo se si verifica la condizione assicurata e un’operazione di finanziamento si conferma più o meno onerosa in base all’andamento dei mercati finanziari. 3 Residuale poiché è ciò che resta dopo avere remunerato i fattori produttivi lavoro e capitale. 4 Nessuna impresa ha una posizione dominante, il prodotto è perfettamente identico, il prezzo praticato è lo stesso, le imprese entrano sul mercato fino a quando i profitti sono nulli. Su tale concezione è peraltro imperniata la normativa europea sulla concorrenza (N.d.a.)

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Francesco Valletta Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.